VERTICE ASEAN: IL TRIONFO DI PECHINO

Pubblicato il 8 agosto 2017 alle 20:57 in Approfondimenti Asia

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La Cina esce vittoriosa dagli incontri annuali dell’Asean a Manila, nelle Filippine. I risultati positivi che il Ministro degli Esteri di Pechino, Wang Yi, porta a casa rientrando in patria sono tre: l’approvazione delle sue proposte per il futuro della cooperazione Cina-Asean; una linea più morbida dell’Associazione nei confronti delle sue attività nelle acque contese e la sigla del Framework per il Codice di Condotta nel Mar Cinese Meridionale. Si tratta di importanti segnali dell’accresciuta influenza della Cina nel Sud-Est Asiatico che allarmano paesi come gli Stati Uniti, l’Australia e il Giappone.

Il vertice annuale tra i Ministri degli Esteri dei paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico e dei paesi che con essa collaborano si sono tenuti a Manila, nelle Filippine, dal 4 all’8 agosto 2017. Gli incontri hanno marcato il 50esimo anniversario della fondazione dell’Asean e il 15esimo dall’avviamento della cooperazione Cina-Asean.

Il primo risultato: le proposte di Wang Yi e la Zona di Libero Scambio

L’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico ha accolto di buon grado le sette proposte di Wang Yi per il futuro della cooperazione bilaterale. I punti più importanti presentati dal capo della diplomazia di Pechino sono: la maggiore integrazione tra il progetto di sviluppo del presidente Xi Jinping “Belt and Road” o Nuova Via della Seta e le strategie dell’Asean e l’accelerazione della creazione di una Free Trade Zone dell’Asia-Pacifico. L’inclusione della Cina in una zona di libero scambio con i paesi del Pacifico rappresenta il superamento definitivo del TPP (Accordo di Partenariato Trans-Pacifico) da cui gli Stati Uniti sono usciti nel gennaio 2017 per volontà dell’allora neo-eletto presidente Donald Trump.

Il secondo risultato: La linea morbida del comunicato congiunto sul Mar Cinese Meridionale

Il Mar Cinese Meridionale è una zona acquatica particolarmente ricca di giacimenti di gas naturale e di minerali. Si tratta anche di un’area di passaggio di moltissime rotte commerciali, su cui transitano ogni anno circa 5 trilioni di dollari di merci. Per queste ragioni, tutti gli stati del Pacifico adiacenti rivendicano la sovranità su una o l’altra porzione di acque e di isole, oltre alla Cina ci sono il Brunei, le Filippine, il Vietnam, la Malesia e Taiwan.

La Cina negli ultimi anni ha portato avanti una vera e propria militarizzazione delle isole e isolotti artificiali nelle zone del Mar Cinese Meridionali che considera sotto la sua sovranità nazionale, destando preoccupazione da parte degli altri paesi che si affacciano sulla stessa porzione di mare che veniva espressa dal comunicato congiunto annuale dei Ministri degli Esteri dell’Asean.

Il 2017 segna un anno di cambiamento importante nella posizione dell’Asean nei confronti della Cina per quanto riguarda le tensioni sul Mar Cinese Meridionale.

Questo cambiamento appare evidente nel comunicato congiunto dei Ministri degli Esteri dell’Asean che, per la prima volta da diversi anni, presenta una linea morbida nei confronti delle attività di militarizzazione delle isole e isolotti delle acque contese da parte della Cina.

Innanzi tutto, nel testo del comunicato non vi è alcun riferimento diretto alla Cina, né una condanna unanime delle sue attività. Ciò che si legge nel documento è invece una “presa nota delle preoccupazioni da parte di alcuni Ministri in merito alle rivendicazioni territoriali e attività nell’area che hanno aumentato le tensioni e potrebbero mettere a rischio la pace, la sicurezza la stabilità della regione”. Le parole scelte mostrano una grande apertura dell’Asean nei confronti della Cina. Questo è frutto del lavoro di mediazione svolto seno all’Associazione da quei paesi che sono sempre più legati a Pechino, soprattutto dal punto di vista commerciale, come la Cambogia e le Filippine. Il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, nel suo primo anno di governo ha effettuato un avvicinamento sempre più netto alla Cina e deciso di lasciar da parte il pronunciamento a favore delle Filippine sulla sovranità sull’arcipelago delle Spratly della Corte Internazionale dell’Aia del 2015. Tale sentenza giungeva in seguito alla richiesta di arbitraggio unilaterale presentata dalla precedente amministrazione di Manila.

Il ministro degli esteri della Cina, Wang Yi, ha sottolineato l’importanza che il comunicato parli di “alcuni Ministri” e che non sia tutta l’Asean ad essere preoccupata. Uno di quegli “alcuni Ministri” è senz’altro il capo della diplomazia del Vietnam che ha deciso di annullare il bilaterale con Wang Yi al margine del vertice di Manila. Le tensioni tra Cina e Vietnam vanno avanti da giugno 2017, quando Hanoi ha avviato delle esplorazioni in una zona che Pechino reputa sotto la sua sovranità. Per questa ragione è stato cancellato anche il vertice militare congiunto inizialmente previsto a giugno.

Il terzo risultato: Framework per il Codice di Condotta sul Mar Cinese Meridionale

La seconda parte della vittoria della Cina sul fronte del Mar Cinese Meridionale riguarda l’approvazione del Framework per il Codice di Condotta congiunto Cina-Asean.

Si tratta di un testo preparatorio che apre la strada per il Codice definitivo i cui negoziati si svolgeranno entro la fine del 2017, secondo quanto dichiarato da Wang Yi. Il Framework è un importante segnale della volontà della Cina e dell’Asean di ridurre le tensioni sul Mar Cinese Meridionale e di risolvere le controversie attraverso negoziati e dialoghi diretti.

Wang Yi ritiene che sia un risultato fondamentale della cooperazione di Pechino con l’Associazione dei Paesi del Sud-Est Asiatico. Il Framework presenta, però, dei limiti. Il più importante dei quali è il suo non essere legalmente vincolante. Per questo i Ministri degli Esteri di Australia, Giappone e Stati Uniti hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui chiedono che il testo finale del Codice di Condotta sia vincolante e rispettoso del diritto internazionale. Secondo i tre paesi, l’approvazione del framework preparatorio sarebbe una mossa strategica della Cina per guadagnare tempo e consolidare ulteriormente la sua posizione sul Mar Cinese Meridionale.

Pechino, dal canto suo, guarda alla dichiarazione congiunta di Australia, Giappone e Stati Uniti come l’esempio di “paesi che rimangono fermi sulle posizioni del passato e sembrano non notare i cambiamenti positivi che avvengono”. Wang Yi si chiede se la ragione dietro alla dichiarazione non sia che “questi paesi non vogliono accettare che la situazione si stia stabilizzando? Forse la stabilità nella zona del Mar Cinese Meridionale va contro gli interessi di questi paesi?”

Australia, Usa e Giappone non avanzano rivendicazioni sul Mar Cinese Meridionale, tuttavia chiedono alle Filippine di far valere la vittoria all’arbitraggio internazionale contro la Cina che sancisce la non-sovranità di Pechino su gran parte delle acque contese. Qual è la ragione per questo interessamento? Per rispondere è necessario tenere a mente due caratteristiche del Mar Cinese Meridionale: la prima è la presenza di giacimenti di gas naturale e minerali; la seconda è il passaggio di importanti rotte commerciali e di 3 trilioni di dollari di merci l’anno. Questo è il motivo per cui Australia, Giappone e Stati Uniti hanno tutto l’interesse che le acque rimangano internazionali e la loro sovranità non venga assegnata ad alcun paese costiero che la rivendica.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

Mar Cinese Meridionale: le isole contese. Fonte: Wikipedia Commons

Mar Cinese Meridionale: le isole contese. Fonte: Wikipedia Commons

 

 

 

di Redazione

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