PALESTINA: RE ABDULLAH II INCONTRA IL PRESIDENTE ABBAS

Pubblicato il 8 agosto 2017 alle 11:08 in Medio Oriente Palestina

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Il re della Giordania, Abdullah II, si è recato a Ramallah, in Cisgiordania, per incontrare il presidente palestinese, Mahmud Abbas, e discutere la situazione della questione palestinese, alla luce degli ultimi avvenimenti. Si tratta della terza visita del re giordano in Cisgiordania e della prima visita da cinque anni a questa parte. Le due visite precedenti sono avvenute nel 1999 e nel 2012.

Le parti hanno stabilito la creazione di una “cellula di crisi” che ha il compito di valutare gli eventi accaduti nelle scorse settimane e seguirne gli sviluppi, con particolare riferimento alle tensioni che si sono registrate nella spianata delle moschee.

In merito alla questione palestinese, il re ha affermato che il raggiungimento di una soluzione “sta diventando sempre più difficile” e ha chiesto di raddoppiare gli sforzi e di lavorare a stretto contatto con gli Stati Uniti per avviare nuovi negoziati tra palestinesi e israeliani.

L’incontro tra le due parti, che si è tenuto lunedì 7 agosto si è svolto in un clima di tensione sia tra Israele e Palestina sia tra Israele e Giordania.

La visita del re giordano si è svolta dopo settimane di scontri verificatisi nella spianata delle moschee a Gerusalemme. La Giordania ha avuto un ruolo di primo piano durante le tensioni a Gerusalemme, in particolare nell’avviamento di negoziati a livello regionale per risolvere la crisi.

La scorsa settimana, la Giordania ha donato 1,4 milioni di dollari al Jerusalem Islamic Waqf, la fondazione islamica che si occupa di amministrare gli edifici islamici nel sito della spianata delle moschee. Il Waqf è stato fondato da Amman dopo la guerra arabo-israeliana del 1948, in seguito alla quale la Giordania aveva ottenuto il controllo della Cisgiordania e di Gerusalemme est. Ancora oggi, Amman fornisce al Waqf le risorse necessarie per svolgere il proprio lavoro.

L’incontro tra il re Abdullah II e il presidente Abbas si è svolto in un clima di tensione diplomatica tra la Giordania e Israele, che si è creato in seguito all’uccisione, il 23 luglio 2017, di due cittadini giordani ad Amman, da parte di un uomo della sicurezza israeliano.

Quest’ultimo episodio, in particolare, costituisce uno degli incidenti diplomatici più gravi tra Giordania e Israele, dalla firma del trattato di pace del 4 maggio 1994. Il trattato riconosce alla Giordania un ruolo speciale nella gestione dei luoghi sacri musulmani di Gerusalemme. Ciò è una conseguenza del fatto che, prima della vittoria di Israele nella guerra dei sei giorni del 1967, la Giordania controllava la parte di Gerusalemme dove si trova la spianata delle moschee.

L’intervento della Giordania nella crisi di Gerusalemme, e le pressioni esercitate sia dal presidente palestinese sia da Hamas, hanno ammorbidito la posizione di Israele, che, contrariamente a quanto aveva stabilito inizialmente, ha rimosso i sistemi di sicurezza installati all’entrata della spianata delle moschee in data 25 luglio 2017.

In merito all’incidente del 23 luglio 2017, venerdì 4 agosto anche Israele ha aperto un’inchiesta per indagare sull’accaduto e chiarire la dinamica dello scontro a fuoco. Secondo quanto riportato dal giornale israeliano Times of Israel, il portavoce del governo giordano, Mohammed Momani, avrebbe definito tale mossa “un passo nella giusta direzione”.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

Re della Giordania, Abd Allah II. Fonte: Wikimedia Commons.

Re della Giordania, Abd Allah II. Fonte: Wikimedia Commons.

di Redazione

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