COREA DEL SUD: SANZIONI E DIALOGO CON PYONGYANG

Pubblicato il 8 agosto 2017 alle 5:55 in Asia Corea del Sud

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La Corea del Sud cerca un delicato equilibrio tra il suo maggiore alleato, gli Stati Uniti, e il suo vicino di casa più prossimo, la Corea del Nord. Da un lato, il presidente Moon Jae-in conferma con il presidente Trump la volontà di aumentare la pressione e implementare al massimo le sanzioni contro la Corea del Nord. Dall’altro, il Ministro degli Esteri di Seoul, durante l’incontro con la sua controparte di Pyongyang a Manila, cerca il dialogo e ribadisce le proposte per il miglioramento dei rapporti tra le due metà della penisola coreana.

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimità un nuovo pacchetto di sanzioni e una nuova risoluzione sulla Corea del Nord, in seguito agli ultimi due test di missili balistici internazionali avvenuti nel giro di meno di un mese, il 4 e il 28 luglio.

La Corea del Nord ha denunciato le nuove sanzioni – che ne riducono di 1/3 le esportazioni, soprattutto quelle minerarie e impediscono alle aziende straniere di impiegare nuovo personale nordcoreano – affermando che esse violano la sua sovranità e ha promesso di intraprendere “le giuste azioni” per rispondere alla risoluzione. Pyongyang non metterà mai il suo programma nucleare sul tavolo negoziale, finché gli Stati Uniti non fermeranno la loro politica ostile contro il Nord, recita il comunicato del regime di Pyongyang riportato sull’agenzia di stampa ufficiale KCNA.

Il Segretario di Stato degli Usa, Rex Tillerson, ha affermato che il sostegno di Cina e Russia alle sanzioni approvate sabato 5 agosto è stato fondamentale e ha inviato un messaggio forte a Pyongyang. “Il miglior segnale che la Corea del Nord possa darci per comunicare di essere pronta al dialogo è quello di porre fine ai lanci di missili”, ha dichiarato Tillerson in conferenza stampa a Manila, dove si trova per il vertice regionale dell’ASEAN. La Cina è il principale sostenitore del ritorno al dialogo con la Corea del Nord e il ministro degli esteri Wang Yi lo ha definito come elemento “vitale” per la risoluzione dell’emergenza nordcoreana.

Moon Jae-in e Donald Trump hanno dichiarato la loro volontà a continuare la cooperazione per fermare la Corea del Nord, in particolar modo prima dell’esercitazione militare congiunta annuale che si terrà alla fine di agosto. Pyongyang considera le attività congiunte tra Seoul e Washington come dei preparativi di invasione al suo territorio nazionale, per questo ritiene necessario dotarsi di un arsenale missilistico e nucleare. Moon Jae-in ha affermato che è anche necessario far capire alla Corea del Nord che la porta del dialogo è ancora aperta, se solo acconsente a rinunciare al suo programma nucleare. Moon Jae-in è in carica dal 9 maggio e ha tentato di portare un approccio più morbido nei confronti del regime di Kim Jong-un, affermando più volte la sua disponibilità al dialogo e l’apertura al negoziato. La sua posizione è stata messa in crisi dai due test di missili balistici intercontinentali condotti da Pyongyang nel mese di luglio.

Intanto, a Manila nelle Filippine, sono riuniti i ministri degli esteri dei paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico per il meeting annuale dell’8 agosto e i capi della diplomazia di Pyogyang e Seoul si sono incontrati.

Il ministro degli esteri della Corea del Sud, Kang Kyung-wha ha chiesto alla sua controparte del Nord di rispondere alle proposte di Seoul per il miglioramento dei rapporti tra Nord e Sud della penisola coreana. La risposta di Ri Yong Ho è stata che le proposte del Sud non sono basate sulla sincerità, in quanto giungono insieme alle sanzioni Onu.

Moon Jae-in, candidato del Partito Democratico è il nuovo presidente della Corea del Sud

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Ilaria Tipà

di Redazione

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