Israele: la sicurezza prima della libertà di stampa

Pubblicato il 7 agosto 2017 alle 16:48 in Israele Medio Oriente

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Domenica 6 agosto, il ministro della Comunicazione israeliano, Ayoub Kara, con il sostegno del Primo Ministro, Benjamin Netanyahu, ha stabilito un piano in cinque punti per ottenere l’oscuramento del canale di Al-Jazeera in Israele. Il ministro israeliano ha chiesto anche la chiusura dell’ufficio di Al-Jazeera a Gerusalemme e la revoca delle credenziali ai giornalisti.

Secondo quanto riportato dal giornale israeliano Jerusalem Post, il ministro avrebbe affermato che: “In tempi di terrore, la sicurezza e il benessere dei nostri cittadini vengono prima della libertà di espressione”. “La libertà di espressione – ha proseguito il ministro – non è la libertà di incitare. La democrazia ha un limite. Quando ci chiediamo cosa viene prima di cosa, io non ho nessun dubbio. Preferisco che i nostri cittadini e i nostri soldati siano vivi”.

Kara avrebbe aggiunto: “Ci identifichiamo con i moderati del mondo arabo che combattono il terrorismo e l’estremismo religioso. Qui, in Israele, non c’è posto per un canale che supporta il terrorismo”.

La decisione di oscurare il canale di Al-Jazeera giunge dopo l’embargo imposto al Qatar da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto il 5 giugno 2017. Tra le richieste che, il 23 giugno 2017, i quattro Paesi hanno inviato al Qatar per porre fine all’isolamento vi era anche la chiusura di Al-Jazeera Media Network. Nei quattro Paesi Al-Jazeera è stata oscurata subito dopo l’imposizione dell’embargo.

Le dichiarazioni del ministro della Comunicazione non sorprendono. Il 27 luglio 2017, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva minacciato di oscurare il canale di Al-Jazeera in Israele, con l’accusa di incitamento alla violenza durante gli scontri avvenuti nella spianata delle moschee a Gerusalemme nelle scorse settimane.

Il 12 giugno 2017, Netanyahu aveva indetto una riunione consultiva per discutere la possibilità di chiudere l’ufficio di Al-Jazeera di Gerusalemme, accusata di incitamento alla violenza.

Domenica 6 agosto 2017, la rete Al-Jazeera ha risposto alle dichiarazioni del ministro israeliano, condannando la decisione di Israele di oscurare il canale e di chiudere la sede di Al-Jazeera a Gerusalemme. La rete ha sottolineato che intraprenderà un’azione legale e giudiziaria appropriata e che continuerà a svolgere il suo lavoro in modo professionale e oggettivo, coprendo anche gli avvenimenti che accadono nei territori palestinesi occupati, in accordo con il regolamento che disciplina l’attività della stampa.

Secondo quanto riferito dal giornale The New Arab, un funzionario di Al-Jazeera avrebbe affermato che la rete “deplora questa azione da parte di uno Stato che viene considerato l’unico Stato democratico in Medio Oriente e ritiene che si tratti di un’azione pericolosa”.

Al-Jazeera ritiene che la decisione di Netanyahu  sia parte di una più ampia campagna che avrebbe raggiunto il culmine con la richiesta di chiudere Al-Jazeera Media Network da parte di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

Logo di Al-Jazeera. Fonte: Wikimedia Commons.

Logo di Al-Jazeera. Fonte: Wikimedia Commons.

di Redazione

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