La Libia è priorità assoluta per l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni

Pubblicato il 7 agosto 2017 alle 14:22 in Immigrazione Libia

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Il direttore generale della UN Migration Agency, William Lacy Swing, in visita a Tripoli nel corso della settimana passata, ha affermato che il Paese nordafricano costituisce una priorità assoluta per l’International Organization for Migration (IOM).

Durante la visita della scorsa settimana, la seconda effettuata da Swing nel 2017, erano presenti anche Vincent Houver, il vice direttore del Dipartimento delle Operazioni e delle Emergenze e Othman Belbeisi, capo della missione dell’International Organization for Migration in Libia. La delegazione ha incontrato il primo ministro del Governo di Accordo Nazionale (GNA), Fayez Serraj, alcuni ministri e i rappresentati della Guardia Costiera libica.

“La Libia rimane la priorità assoluta per l’International Organization for Migration; la risposta delle autorità di Tripoli al nostro aiuto è stata positiva, quindi l’organizzazione continuerà a impegnarsi per offrire ulteriore supporto alle controparti libiche”, ha affermato Swing. A suo avviso, la visita ha contribuito a rafforzare la cooperazione tra l’International Organization for Migration e il governo di Tripoli. In questo modo, ci saranno più probabilità che vengano raggiunti risultati soddisfacenti nella gestione dei flussi migratori. Grazie alla sua missione, l’International Organization for Migration mira a migliorare le condizioni di vita all’interno dei centri di detenzione libici, aprendo nuove strutture sicure dove accogliere i migranti più vulnerabili, tra cui le donne e i bambini.

La Libia è il principale porto di esodo di tutti quei migranti che si imbarcano alla volta delle coste europee, con la speranza di andare in contro ad una vita migliore. Tuttavia, la Libia non è solo un Paese di transito, poiché, secondo quanto emerso da un report della UN Refugee Agency del 3 luglio 2017, la maggior parte dei migranti giunge nel Paese nordafricano intenzionata a trovare lavoro ma poi decide di partire per l’Europa a causa della grave situazione di instabilità, che i trafficanti di esseri umani stanno sfruttando per compiere indisturbati le loro attività.

Secondo le stime dell’International Organization for Migration, il 91% dei 393,652 migranti identificati in Libia sono adulti, mentre il 9% sono bambini. Inoltre, 13 dei 29 centri di accoglienza gestiti dal governo di Tripoli ospitano 140 minori non accompagnati. L’inviato speciale per la UN Refugee Agency, Vincent Cochetel, il 4 agosto, ha riferito che i centri di detenzioni in Libia, in realtà, sono vere e proprie prigioni. Alcune sono controllate dalle autorità, altre da militanti e trafficanti e, di conseguenza, i migranti vivono in pessime condizioni.

Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato nell’ottobre 2011, la Libia non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Tra il 2012 e il 2014, il Paese è giunto nuovamente sull’orlo di una guerra civile. Lo scontro tra le principali fazioni ha dato vita a due governi rivali, uno a Tobruk e l’altro a Tripoli. Nel dicembre 2015, nella città marocchina di Skhirat, si è svolto un incontro segreto per cercare di trovare una soluzione comune che ponesse fine alla crisi libica, ed è stato creato il Governo di Accordo Nazionale (GNA), capeggiato da Fayez Serraj, appoggiato dall’Onu. Questo nuovo governo avrebbe dovuto unificare la Libia, rendendo più efficace la lotta contro le milizie islamiste legate all’Isis. Tuttavia, il governo di Tobruk si è rifiutato di riconoscere l’autorità del Governo di Accordo Nazionale, il quale si è insediato a Tripoli nel marzo 2016.

Sofia Cecinini

Migranti. Fonte: Avvenire (dicembre 2016).

Migranti. Fonte: Avvenire (dicembre 2016).

di Redazione

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