L’Egitto e il Terrorismo

Pubblicato il 6 agosto 2017 alle 6:01 in Approfondimenti Egitto

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Nel 2016, le forze di sicurezza egiziane si sono impegnate a contrastare diversi gruppi terroristici attivi in tutto il Paese che hanno colpito, in particolar modo, la polizia locale e i civili.

Il Country Report on Terrorism 2016 del Dipartimento di Stato americano ha reso noto che, mentre nella prima parte dell’anno gli attentati contro i cittadini egiziani sono stati sporadici, nella seconda parte del 2016 sono aumentati, facendo rimanere l’allerta molto alta su tutto il territorio nazionale. In particolare, due gruppi terroristici affiliati allo Stato Islamico, quali ISIL-Sinai Province (ISIL SP) e l’Islamic State Egypt (IS Egypt), hanno rappresentato la minaccia maggiore. Nel Paese sono presenti anche gruppi armati anti-regime, tra cui le organizzazioni Liwa al-Thawra e Hakarat Sawa’a Misr (HASM), le quali hanno entrambe rivendicato alcuni attentati. La Revolutionary Punishment e la Popular Resistance, altri due gruppi anti-regime, sono stati meno attivi nel 2016 rispetto agli anni precedenti.

Data la situazione, il presidente Abdel Fattah al-Sisi, nel corso di tutto il 2016, ha aumentato le misure anti-terrorismo, ordinando all’esercito egiziano di portare avanti le operazioni contro l’ISIS nel nord del Sinai, sotto l’iniziativa Operation Right of the Martyr, per limitare la minaccia terroristica ed evitare che i jihadisti riuscissero a stabilire una base operativa fissa. Il governo egiziano ha dichiarato di aver eliminato migliaia di terroristi. Il 4 agosto 2016, il leader dell’ISIL Sinai Peninsula, Mohamed Fereij Zeyada, conosciuto anche come Doaa Al-Ansary, è stato ucciso in un’operazione delle forze di sicurezza nel sud del Paese.

I gruppi di difesa dei diritti umani e i media internazionali, più volte, hanno denunciato l’uso indiscriminato della forza da parte dei soldati egiziani nel corso delle operazioni militari volte a contrastare le attività terroristiche nella penisola del Sinai, in cui sono rimasti uccisi numerosi civili. Tuttavia, il governo non ha fatto mai riferimento a morti collaterali di civili durante i raid.

La penisola del Sinai è stata il territorio più colpito dalla violenza dei terroristi, particolarmente dei gruppi affiliati all’ISIS. Le tecniche più diffuse sono state le autobombe, i rapimenti, il posizionamento di ordigni esplosivi e assassinii mirati. Il governo americano ha indicato i 5 incidenti più significativi che si sono verificati nel 2016. Il primo è avvenuto il 21 gennaio nel distretto di Haram, a Giza, dove le forze di sicurezza, una volta fatta irruzione in un appartamento per effettuare un raid, sono state colpite dall’esplosione di alcune bombe detonate a distanza, che hanno causato la morte di 7 ufficiali ed il ferimento di un altro agente. Sia IS Egypt, sia il gruppo anti-regime Revolutiomary Punishment hanno rivendicato l’attacco. Il secondo attentato è avvenuto il 7 maggio 2016 a Helwan, un sobborgo del Cairo, dove alcuni terroristi hanno assalito un miniautobus della polizia, uccidendo 8 poliziotti. Di nuovo, sia IS Egypt sia Popular Resistance hanno rivendicato l’operazione. Nel terzo attacco, avvenuto il 23 ottobre, alcuni militanti hanno ucciso un generale dell’esercito egiziano, Adel Rajaie, mentre stava uscendo dalla propria casa a Obour, vicino al Cairo. Questa volta il gruppo anti-regime Liwa al-Thawra ha rivendicato l’attacco. Il quarto attentato, il 9 dicembre, è avvenuto di nuovo nel distretto Haram di Giza, in cui un’esplosione ha colpito un check-point della polizia, causando la morte di 6 ufficiali. Lo steso giorno, si è verificato un secondo attacco che ha colpito un veicolo della polizia a Kafr El-Sheikh, nel nord dell’Egitto, in cui è morto un civile e sono stati feriti tre poliziotti. Infine, il quinto attentato ha avuto luogo l’11 dicembre presso la chiesa copta del Cairo, El-Botroseya, adiacente la cattedrale di San Marco. Il governo egiziano ha incolpato alcuni militanti della Fratellanza Musulmana rifugiati in Qatar, i quali avrebbero fornito supporto finanziario e logistico agli attentatori. Tuttavia, l’attacco è stato rivendicato da IS Egypt.

Le leggi enti-terrorismo più significative vigenti in Egitto, entrambe adottate tramite decreto presidenziale nel 2015, e ratificate dal Parlamento nel 2016, sono due. La prima, chiamata Terrorist Entities Law, regola il meccanismo per la designazione delle organizzazioni e degli individui considerati terroristi. La seconda legge, invece, regola le pene inflitte per i crimini legati al terrorismo. Il National Security Sector, divisione del Ministero degli Interni egiziano (MOI), è l’organo responsabile per le funzioni anti-terrorismo nella Valle del Nilo e collabora con l’agenzia di intelligence egiziana.

Dal punto di vista della sicurezza dei propri confini, l’Egitto, nel corso del 2016, ha continuato a migliorare la propria difesa, rafforzando le misure di controllo negli aeroporti. Una delle iniziative messe in atto è stata quella di confrontare i documenti di tutti i viaggiatori con i database criminali. Tuttavia, le zone di confine più vulnerabili per l’Egitto rimangono la frontiera con Gaza, la Libia. Al confine con Gaza, le forze di sicurezza egiziane hanno distrutto la maggior parte dei tunnel sotterranei che portavano al Sinai, e hanno mantenuto diverse zone disabitate nel raggio di 1,5 km dal confine, per monitorare più attentamente i movimenti nell’area. Alla frontiera con la Libia, l’esercito egiziano ha continuato ad aumentare la propria presenza per evitare il passaggio illegale di migranti e militanti armati.

Per quanto riguarda la collaborazione internazionale per contrastare il terrorismo, l’Egitto è membro della coalizione globale a guida americana che combatte l’ISIS in Siria e in Iraq, della Middle East and North Africa Financial Action task Force, del Financial Action Task Force (FATF) e, infine, della Coalizione per contrastare il finanziamento dell’ISIS. Già nel corso del 2015, le autorità del Cairo hanno adottato una serie di leggi volte a limitare i finanziamenti al terrorismo, equiparandosi agli standard internazionali e creando un sistema di procedure per sanzionare organizzazioni e individui che sostengono il terrorismo. Nonostante gli sforzi, ad avviso del governo americano, l’Egitto rimane un Paese vulnerabile a tale problematica per via dell’economia locale, caratterizzata da transazioni monetarie poco controllate.

Infine, in materia di contrasto alla diffusione dell’estremismo violento, Dar Al-Iftaa, l’organo ufficiale che emette editti religiosi, ha stabilito un segretariato generale impegnato a combattere il fenomeno della radicalizzazione. Il nuovo organo invia esperti religiosi nelle comunità locali considerate più a rischio, forma i nuovi mufti (dotti musulmani autorizzati a emettere responsi in materia teologica e giuridica), organizza iniziative internazionali itineranti,  pubblica libri e report e agisce su internet per combattere l’estremismo violento.

Sofia Cecinini

Egitto-una-nuova-bandiera-nel-nome-di-Dio

di Redazione

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