L’ASEAN e il terrorismo

Pubblicato il 6 agosto 2017 alle 20:30 in Approfondimenti Asia

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I Ministri degli Esteri dei paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN) sono riuniti a Manila, nelle Filippine, per il loro 50esimo incontro che durerà fino all’8 agosto. Uno temi più importanti all’ordine del giorno è la minaccia del terrorismo islamico nella regione. Riusciranno i paesi dell’ASEAN a creare una nuova forma di cooperazione militare per rispondere all’emergenza?

Il 23 maggio 2017 un gruppo di militanti islamisti del gruppo Maute, che ha giurato fedeltà all’Isis, ha assediato la città di Marawi, nell’isola meridionale del sud delle Filippine, Mindanao. L’occupazione di alcuni quartieri è ancora in corso e l’esercito è schierato. Dal 23 maggio tutto il meridione dell’arcipelago filippino è sotto legge marziale, voluta dal presidente Rodrigo Duterte. Un assedio che sembrava un problema solo delle Filippine è divenuto una minaccia grave per tutto il Sud-Est Asiatico. Le forze dell’ordine hanno riportato che tra i militanti molti provengono dalla Malesia, dall’Indonesia e da altri paesi dell’ASEAN e che il loro obiettivo è quello di trasformare Marawi nella prima “provincia” dell’Isis nel Sud-Est Asiatico.

Si tratta di un problema che i Ministri degli Esteri non possono ignorare e che li riguarda tutti. Si tratta di un problema che inizia a Marawi, ma che si espande ben oltre e che potrebbe coinvolgere altre zone nei prossimi mesi, secondo Ng Eng Hen, capo della difesa di Singapore. “Le cellule fedeli all’Isis e altri gruppi estremisti hanno creato delle reti vere e proprie e vogliono portare avanti i loro piani per creare nel Sud-Est Asiatico una situazione simile a quella di Iraq e Siria”, ha affermato Ng Eng Hen.

Il problema del terrorismo islamico non è una novità per il Sud-Est Asiatico che è da tempo terreno fertile per le reti terroristiche. Sono molti i gruppi terroristici internazionali che hanno delle roccaforte nei paesi dell’ASEAN, compresi Jemaah Islamiyah, Al Qaeda e adesso l’Isis. Per questo è importante che i paesi della regione si uniscano per affrontare insieme un problema così serio.

Nel 2001, i leader dell’ASEAN hanno espresso la loro volontà di affrontare la minaccia del terrorismo con una Azione Congiunta Contro il Terrorismo. L’iniziativa prevedeva l’intensificazione degli impegni per prevenire e gestire le attività terroristiche. Negli ultimi anni, le misure sono divenute più concrete, di fronte al concretizzarsi della minaccia. Il 19 2017, Indonesia, Malesia e Filippine hanno avviato attività di contrasto al terrorismo trans-frontaliero sul mare di Sulu-Sulawesi e Celebes, con pattugliamenti congiunti. Il 22 dello stesse mese, i ministri degli esteri, i capi della polizia e dell’esercito dei tre paesi si sono riuniti a Manila per chiarire meglio come contrastare il terrorismo nella regione. La conclusione della riunione è stata quella di aumentare l’impegno e la cooperazione per affrontare le cause più radicali del terrorismo. Si tratta di condizioni estreme come la povertà, il narcotraffico, la criminalità e l’ingiustizia sociale che portano i cittadini dell’ASEAN ad avvicinarsi alle organizzazioni terroristiche estremiste. I paesi dell’ASEAN sono pronti a scambiarsi informazioni di intelligence e ad attuare in modo più completo gli accordi sul terrorismo e sull’estremismo violento già esistenti.

“Ricordiamoci che se gli altri paesi hanno loro cittadini a Marawi o Mindanao e se questi sono estremisti, rappresentano una minaccia per il loro paese d’origine tanto quanto da noi. È la stessa cosa che avviene in Iraq e Siria”, ha dichiarato il Segretario agli Esteri delle Filippine, Peter Cayetano. Le Filippine detengono la presidenza di turno dell’ASEAN per il 2017, anno in cui si celebra il 50esimo dalla fondazione dell’Associazione.
Le Filippine hanno affermato di non essere in grado di gestire la minaccia rappresentata dall’assedio di Marawi da sole, per questo gli altri paesi dell’ASEAN hanno deciso di fornire assistenza, non solo umanitaria, all’alleato.

Potrebbero essere necessarie operazioni militari congiunte, non solo scambi di informazioni di intelligence tra i paesi dell’ASEAN, secondo Boogie Mendoza, presidente dell’Istituto per la Ricerca per la Pace, la Violenza e il Terrorismo delle Filippine.

Qual è il problema delle operazioni militari congiunte? La risposta è nel principio di non interferenza che è alla base dell’ASEAN. Condividere le truppe vorrebbe dire interferire negli affari interni degli altri paesi. Si tratta di una medaglia a due facce. Da un lato, il principio di non-interferenza permette la sussistenza dell’Associazione stessa, perché se così non fosse alcune questioni aperte renderebbero impossibile la cooperazione, secondo Chester Cabalza, analista di difesa militare. Per affrontare la minaccia del terrorismo, però, conclude l’analista, è necessario effettuare un’eccezione alla non-interferenza per il bene della regione.

Una simile eccezione c’è già stata in passato. Dopo lo tsunami del 2014, quando la regione del Sud-Est Asiatico è stata duramente colpita e molte zone sono state distrutte, i paesi dell’ASEAN si sono resi conto che era necessario far collaborare gli eserciti per rispondere a una grande crisi regionale. Marawi, nel 2017, potrebbe divenire un’importante prova della fattibilità di una cooperazione per la difesa pratica tra i paesi dell’ASEAN.

Ilaria Tipà

Cartina Geografica dei Paesi Membri dell'ASEAN, fonte: WIkipedia Commons

Cartina Geografica dei Paesi Membri dell’ASEAN, fonte: WIkipedia Commons

di Redazione

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