Iraq: il “problema” dell’indipendenza del Kurdistan

Pubblicato il 6 agosto 2017 alle 6:03 in Iraq Medio Oriente

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Il 10 giugno 2017, il Presidente della Regione del Kurdistan, Mas’ud Barzani, ha indetto un referendum sull’indipendenza della regione, che si terrà il 25 settembre prossimo. Il referendum interesserà sia la Regione del Kurdistan – che include i governatorati di Erbil, Dohuk e Sulaymaniyah – sia le aree curde non soggette all’autorità della Regione, ovvero le zone nel nord dell’Iraq, in particolare la provincia di Kirkuk, rivendicata  dai curdi e dal governo federale iracheno.

La notizia del referendum nel Kurdistan iracheno ha suscitato molti dissensi sia nella regione sia da parte degli Stati Uniti. Nella regione, le principali opposizioni sono giunte da Baghdad, Ankara e Teheran.

Il governo iracheno si è immediatamente opposto a qualsiasi azione dei curdi in direzione dell’indipendenza, giudicata incostituzionale.

Da parte sua, la Turchia ha definito il referendum “un errore fatale” che contribuirebbe a rendere la regione ancora più instabile. La preoccupazione della Turchia è che la creazione di uno Stato curdo indipendente in Iraq incentivi i movimenti indipendentisti dei curdi presenti nel proprio Stato. Tale preoccupazione è aumentata ulteriormente quando, sulla scia delle richieste indipendentiste irachene, il 29 luglio 2017, l’Unione curda del nord della Siria ha indetto le prime elezioni locali nel territorio curdo siriano, al confine con la Turchia.

La posizione di Teheran nei confronti del referendum è controversa. Da un lato, l’Iran ha sempre mantenuto stabili legami culturali e storici con i curdi iracheni. Dall’altro, la creazione di uno stato curdo vicino ai propri confini potrebbe essere fonte di instabilità per il Paese. Si aggiunga che l’Arabia Saudita, il principale nemico dell’Iran in Medio Oriente, si è espressa favorevolmente nei confronti dell’indipendenza del Kurdistan iracheno. Tutto ciò potrebbe spingere l’Iran ad opporsi all’indipendenza del Kurdistan.

Quanto agli Stati Uniti, anche l’inviato speciale americano presso la coalizione internazionale contro lo Stato Islamico, Brett McGurk, si è espresso ieri, sabato 5 agosto 2017, contro il referendum sull’indipendenza del Kurdistan dall’Iraq, ritenendolo un passo falso. Egli teme che l’indipendenza del Kurdistan possa avere risultati disastrosi sulle operazioni di ripresa della città di Hawija, situata nella provincia irachena di Kirkuk, contesa tra curdi e governo iracheno, nella quale sono in corso scontri tra i militanti dell’ISIS e le forze della coalizione.

McGurk ha aggiunto che la priorità in questo momento è la battaglia contro lo Stato Islamico e che la coalizione ha bisogno di collaborare con i Peshmerga e le forze irachene per combattere l’ISIS a Hawija.

Il 29 luglio 2017, anche il ministero degli Esteri americano aveva fatto trapelare le sue preoccupazioni sul referendum, il cui svolgimento potrebbe sviare l’attenzione da altre questioni ritenute “prioritarie”, tra le quali la sconfitta dello Stato Islamico. Il ministero aveva aggiunto che, pur ammirando “le legittime aspirazioni” del popolo curdo iracheno, avrebbe sostenuto “un Iraq unito, federale, stabile e democratico”.

In merito alle preoccupazioni espresse dagli Stati Uniti, il presidente del Consiglio di sicurezza della regione del Kurdistan iracheno, Masrour Barzani, ha affermato che il referendum sull’indipendenza  della regione non danneggerà la lotta contro lo Stato Islamico e ha sottolineato l’impegno del suo governo nella lotta al terrorismo “indipendentemente dalle sue relazioni politiche con Baghdad”.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

Bandiera del Kurdistan. Fonte: Wikimedia Commons.

Bandiera del Kurdistan. Fonte: Wikimedia Commons.

di Redazione

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