CIÒ CHE NON PUÒ ESSERE DETTO DELLA MISSIONE ITALIANA IN LIBIA

Pubblicato il 6 agosto 2017 alle 17:55 in Il commento

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L’Italia invia 700 militari in Libia con due obiettivi. Il primo è noto, ma non il secondo, che non può essere rivelato. L’obiettivo noto è che l’Italia dovrà fare ciò che il governo di Tripoli non ha la forza di fare ovvero contrastare i trafficanti di esseri umani per ridurre il flusso di migranti che attraversano il mare su imbarcazioni di fortuna. Sono 5.079 i migranti annegati nel Mediterraneo nel 2016, di cui 4.576 sono morti nella rotta centrale che è quella che conduce in Italia. Il secondo obiettivo è di impedire che il generale Haftar prenda in considerazione la possibilità di conquistare la Tripolitania con un colpo di mano militare.

Chi sia il generale Haftar è presto detto. La Libia è divisa in due governi rivali. Il primo governo, che ha il sostegno dell’Italia, si trova a Tripoli; il secondo, che ha il sostegno di Russia ed Egitto, si trova a Tobruk. Haftar è il generale che guida l’esercito di Tobruk. Siccome i governanti di Tobruk sono molto deboli, il generale Haftar è diventato il vero capo politico di Tobruk, tant’è vero che ha partecipato, insieme con il presidente del governo di Tripoli, all’incontro con Macron a Parigi per trovare un punto d’incontro. Gli ambienti di Haftar avevano elaborato due ipotesi per avviare il processo di riunificazione della Libia. La prima ipotesi sono le elezioni. In questo scenario, gli uomini di Tobruk sfiderebbero gli uomini di Tripoli per conquistare la guida di un governo eletto dai libici. Haftar è un uomo molto ambizioso e vorrebbe diventare il presidente della Libia. La seconda ipotesi è un colpo di mano militare per conquistare Tripoli con la forza. Il governo di Tripoli è molto debole. In quella stessa città, esiste addirittura un secondo governo, o sedicente tale, che sfida l’autorità del governo di al Sarraj, sostenuto dall’Italia.

La decisione del governo italiano di inviare 700 militari a Tripoli priva Haftar della possibilità di conquistare Tripoli con la forza. Haftar, a meno che non abbia il sostegno di una grande potenza, non può sparare contro i soldati italiani. L’Italia, insieme con la Francia e la Turchia, ha la marina militare più potente di qualunque altro Paese del Mediterraneo. Haftar perderebbe una guerra con l’Italia perché l’Italia è una potenza, mentre Haftar è un’impotenza. Ecco la ragione politica profonda per cui Haftar ha reagito in modo così aggressivo, minacciando addirittura di sparare contro i convogli italiani. È furioso con l’Italia perché l’Italia gli lascia libera soltanto la strada delle elezioni. Sotto il profilo strategico, la mossa dell’Italia è vicina alla perfezione. Quanto alla dichiarazione di Haftar, secondo cui l’Italia starebbe violando la sovranità della Libia, è pura ipocrisia. Haftar ha consentito al presidente dell’Egitto, suo alleato, di bombardare le postazioni dell’Isis in Libia.

L’Italia ha speso 3,3 miliardi di euro, nel 2016, per soccorsi in mare e accoglienza. Sembra che questa cifra sia destinata a raggiungere i 4,4 miliardi di euro alla fine del 2017. Senza considerare tutti i problemi che i sindaci italiani devono fronteggiare e le tensioni tra l’Italia e gli altri Paesi europei, i quali non forniscono aiuti concreti. Abbandonata a se stessa, è comprensibile che l’Italia rivendichi un ruolo di primo piano nella gestione di ciò che sta accadendo, visto che gli eventi libici la investono in modo impetuoso e diretto.

Qualunque Paese vorrebbe avere un ruolo di primo piano negli eventi che sono destinati a influenzare il suo futuro politico.

di Alessandro Orsini

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