Immigrazione: il codice di condotta per le Ong

Pubblicato il 5 agosto 2017 alle 20:06 in Immigrazione

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Lunedì 31 luglio, si è svolto il terzo incontro al Viminale per la firma del Codice di condotta per le Organizzazioni non governative (Ong) che compiono operazioni di salvataggio di migranti in mare.

Tale documento era stato presentato, il 6 luglio, dal ministro dell’interno italiano, Marco Minniti, in seno al Consiglio dei ministri europei, riuniti in sessione informale a Tallin, in Estonia. Il codice prevede una serie di regole precise che tutte le Ong firmatarie dovranno rispettare nel corso dei salvataggi di migranti in mare. Inoltre, secondo quanto riferito dal ministro Minniti, l’adesione al documento consentirà alle organizzazioni “di entrare a far parte di un sistema istituzionale finalizzato proprio al soccorso in mare all’accoglienza e alla lotta al traffico degli esseri umani, senza in nessun modo interferire nei principi fondanti le singole organizzazioni”.

Tra le regole di comportamento previste dal codice ci sono:

  • Divieto categorico di ingresso delle Ong nelle acque territoriali libiche, che possono essere raggiunte solo in caso di evidente situazione di pericolo di vita;
  • Divieto di spegnere i sistemi di comunicazione a bordo;
  • Obbligo di non effettuare comunicazioni telefoniche o di emettere segnalazioni luminose al fine di facilitare la partenza e l’imbarco di natanti di migranti, in modo da non facilitare il contatto con i trafficanti;
  • Divieto di effettuare trasbordi sulle altre navi, che siano italiane o di altri Paesi, salvo situazione di emergenza. Una volta concluso il soccorso, le navi delle Ong devono terminare le operazioni arrivando in un porto sicuro;
  • Obbligo di non ostacolare le operazioni di ricerca e salvataggio della Guardia Costiera libica. La responsabilità delle acque territoriali libiche appartiene alle autorità del Paese nordafricano.
  • Obbligo di far salire a bordo ufficiali di polizia giudiziaria, affinché vengano effettuate indagini collegate al traffico di esseri umani;
  • Obbligo di collaborazione leale con l’Autorità di pubblica sicurezza del porto di sbarco dei migranti.

Fino ad ora, le Ong che hanno firmato il documento sono state Migrant offshore aid station (Moas), Save the Children e Proactiva open arms. L’organizzazione umanitaria francese Medici Senza Frontiere (MSF) ha consegnato una lettera al ministro Minniti, in cui ha evidenziato i principi di indipendenza, imparzialità e neutralità che non consentono la firma del codice. Nonostante ciò, Medici Senza Frontiere ha riferito di adeguarsi alla maggior parte dei principi contenuti nel documento. Tuttavia, la non firma pone le Ong al di fuori del sistema organizzato del salvataggio in mare.

Ieri, giovedì 3 agosto, il commissario dell’European Migration and Home Affairs, Dimitris Avramopoulos, durante un’intervista, ha affermato che tutte le Ong impegnate in operazioni di salvataggio in mare dovrebbero firmare il codice di condotta italiano. “Mi dispiace che alcune non vogliano prendere parte all’iniziativa, dobbiamo lavorare tutti insieme per eliminare il traffico degli esseri umani ed evitare le morti in mare”, ha spiegato il commissario.

Dal primo gennaio al 4 agosto 2017, l’Italia ha accolto 95,215 migranti.

Sofia Cecinini

Il ministro dell'interno italiano, Marco Minniti. Fonte: Wikimedia Commons

Il ministro dell’interno italiano, Marco Minniti. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

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