Giordania: verso l’espulsione dell’ambasciatrice israeliana

Pubblicato il 5 agosto 2017 alle 16:00 in Giordania Medio Oriente

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Ieri, venerdì 4 agosto, il portavoce ufficiale del governo giordano, Mohammad Momani, ha riferito che 78 membri del parlamento, su un totale di 130, hanno presentato un memorandum per chiedere l’espulsione dell’ambasciatrice israeliana da Amman per l’uccisione di due cittadini giordani da parte di un uomo della sicurezza israeliana. Il portavoce ha assicurato che il governo lavorerà secondo le norme previste dal quadro giuridico e diplomatico.

Lo stesso giorno, il popolo giordano è sceso in strada ad Amman per chiedere la chiusura dell’ambasciata e l’espulsione dell’ambasciatrice israeliana dalla capitale giordana. La manifestazione è iniziata vicino alla moschea di Kalouti, dopo la preghiera del venerdì, e si è conclusa vicino all’ambasciata israeliana.

Si tratta dell’ultima di una serie di manifestazioni che si stanno svolgendo tra le strade di Amman. Le proteste sono iniziate in seguito all’imposizione delle misure di sicurezza israeliane all’entrata della moschea di Al-Aqsa, a Gerusalemme, in seguito all’uccisione, il 14 luglio 2017, di due soldati israeliani. Il mondo arabo ha visto nell’installazione delle misure di sicurezza israeliane un tentativo di violare lo status quo della spianata delle moschee, luogo sacro dei musulmani. Ad Amman, in particolare, le proteste si sono intensificate dopo l’uccisione di due cittadini giordani da parte di un uomo della sicurezza israeliana.

L’incidente, avvenuto domenica 23 luglio 2017,  ha causato la morte di un ragazzo 17enne e di un medico, entrambi giordani. Secondo la ricostruzione dell’episodio, il giovane, che stava lavorando in un appartamento all’interno del compound dell’ambasciata, avrebbe aggredito l’ufficiale israeliano. In risposta, quest’ultimo avrebbe aperto il fuoco, causando la morte del ragazzo e del medico, proprietario dell’appartamento, che sarebbe stato colpito per errore.

L’uccisione di due cittadini giordani da parte di un israeliano ha reso ancora più complesse le relazioni, già molto tese, tra Israele e Giordania. L’attacco all’ambasciata israeliana ha provocato uno scontro diplomatico tra Israele e Giordania, complicando i rapporti già tesi tra i due Paesi, impegnati in negoziati regionali per risolvere la crisi di Gerusalemme. In seguito all’episodio, i funzionari dell’ambasciata israeliana ad Amman sono rientrati a Tel Aviv.

Si tratta di uno degli incidenti diplomatici più gravi tra i due Paesi, in particolare dalla firma del trattato di pace del 4 maggio 1994. Il trattato riconosce alla Giordania un ruolo speciale nella gestione dei luoghi sacri musulmani di Gerusalemme. Ciò è una conseguenza del fatto che, prima della vittoria di Israele nella guerra dei sei giorni del 1967, la Giordania controllava la parte di Gerusalemme dove si trova la spianata delle moschee.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

Re della Giordania, Abd Allah II. Fonte: Wikimedia Commons.

Re del Regno Hashemita di Giordania, Abd Allah II. Fonte: Wikimedia Commons.

 

di Redazione

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