Venezuela: isolamento e repressione dopo il voto

Pubblicato il 2 agosto 2017 alle 5:34 in America Latina Venezuela

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Domenica 30 luglio si sono svolte le elezioni per l’Assemblea Costituente voluta dal presidente Maduro. È sancito così il fallimento dei negoziati tra governo e opposizione, nonostante le pressioni della comunità internazionale che ora isola il paese latinoamericano.

Proteste antigovernative in Venezuela. Fonte: 24horas

Proteste antigovernative in Venezuela. Fonte: 24horas

Sono 8 milioni, secondo i dati ufficiali, i venezuelani che si sono recati alle urne domenica 30 luglio per eleggere l’Assemblea Costituente, in una giornata di proteste da parte dell’opposizione e scontri tra manifestanti e forze dell’ordine che, secondo l’ultimo bilancio, hanno causato 16 vittime. Né gli Stati Uniti, né l’Organizzazione degli Stati Americani e nemmeno i principali paesi latinoamericani riconoscono i risultati.

Washington ha immediatamente esteso al presidente Maduro le sanzioni che già colpivano diversi esponenti del governo di Caracas, tra cui il vicepresidente Tarek El Aissami. I beni posseduti da Maduro in territorio statunitense sono stati congelati e il Presidente venezuelano non potrà effettuare transazioni bancarie o commerciali con cittadini, imprese o entità statunitensi. McMaster, consigliere di Trump sulla sicurezza nazionale ha dichiarato che “Maduro non è più un cattivo leader, è un dittatore”.

L’isolamento di Caracas è sancito anche dalla UE e da altri 19 paesi, tra cui Brasile, Argentina, Colombia, Messico, Perù e altre nazioni latinoamericane, che hanno condannato il voto, annunciato di riconoscere l’Assemblea Nazionale eletta nel 2015 come unico parlamento del Venezuela e annunciato misure contro Maduro e il suo governo. A riconoscere la legittimità dell’Assemblea Costituente solo Bolivia, Nicaragua, Cuba, Ecuador ed El Salvador. Tra i principali partner economici di Caracas, Pechino non ha rilasciato dichiarazioni, mentre Mosca ha espresso la speranza che “non vi siano ingerenze straniere in Venezuela”.

In Venezuela, intanto, proseguono gli scontri istituzionali e le proteste di piazza. Per oggi, 2 agosto, data dell’insediamento della Costituente è stata convocata una grande manifestazione da parte dell’opposizione. La procuratrice generale del paese, Luisa Ortega, che negli ultimi messi ha conquistato grande protagonismo opponendosi al governo di cui era espressione, ha dichiarato che l’organismo eletto non ha alcuna legittimità. “L’unico scopo del processo elettorale – ha affermato Ortega – è consentire al governo di rimanere al potere, Maduro vuole poteri assoluti ed ha smantellato il progetto di Hugo Chávez”.

L’opposizione denuncia, oltre alla frode elettorale e alle violenze, il nuovo arresto di Leopoldo López e Antonio Ledezma, leader oppositori cui di recente erano stati concessi i domiciliari. “Leopoldo è stato arrestato nella notte [tra lunedì 31 luglio e martedì 1 agosto] dai servizi di intelligence – accusa Lilian Tintori, moglie di López – e non sappiamo dove sia stato portato”.

Isolamento, scontri di piazza, repressione. Questo, a due giorni dal voto, il risultato di un’elezione che – nei piani del governo – avrebbe dovuto rinforzare Maduro e pacificare il paese, ma il Presidente non la vede così e contrattacca: “Non ho paura dell’impero, sono un Presidente indipendente di un Paese libero, mi hanno imposto sanzioni per delle libere elezioni di una istituzione democratica come l’Assemblea costituente? Mi sento orgoglioso di queste sanzioni” — ha affermato Maduro in un comizio a Caracas.

 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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