Libano: al via il rimpatrio dei profughi siriani

Pubblicato il 2 agosto 2017 alle 13:30 in Libano Medio Oriente

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Ieri, martedì 1 agosto, 155 autobus si sono riuniti presso il posto di blocco dell’esercito libanese a Wadi Hmayyed, vicino ad Arsal, al confine con la Siria. Arsal, la cui popolazione è a maggioranza sunnita, è una delle città libanesi che ha risentito maggiormente della guerra civile siriana.

Il rimpatrio dei profughi siriani rifugiatisi ad Arsal, inizialmente previsto per lunedì 31 luglio 2017, era stato rimandato al giorno successivo, martedì 1 agosto, per consentire il completamento delle procedure di trasferimento. Nella notte tra martedì 1 e mercoledì 2 agosto, è avvenuto uno scambio di prigionieri tra Tahrir Al-Sham e Hezbollah, che costituiva il presupposto per l’inizio delle operazioni di rimpatrio dei profughi siriani.

Secondo quanto riportato da Al-Jazeera, i siriani che verranno rimpatriati sono circa 9000. Tra questi, 6000 siriani verranno portati a Idlib, nel nord della Siria, passando per le province di Homs, Hama e Aleppo, mentre 3000 combattenti di Tahrir Al-Sham andranno a Qalamun, a est di Damasco.

Tra i siriani che verranno rimpatriati vi sono sia i profughi fuggiti dalla guerra in Siria, sia i combattenti dell’esercito siriano libero e di Tahrir Al-Sham, il gruppo jihadista di orientamento salafita che opera nella guerra civile siriana.

Il rimpatrio dei profughi siriani di Arsal costituisce la seconda di un piano di due fasi concordato tra le milizie di Hezbollah e quelle di Tahrir Al-Sham il 27 luglio 2017. La prima fase è stata realizzata domenica 30 luglio 2017 e consisteva nella restituzione dei corpi dei caduti di entrambe le parti durante gli scontri ad Arsal.

L’accordo è stato raggiunto dopo una settimana di scontri tra le milizie di Hezbollah, supportate dall’esercito regolare siriano, e i militanti di Tahrir Al Sham nell’area di Arsal, situata in una zona di montagna nel nord-est del Libano, al confine con la Siria. L’area ospita migliaia di profughi fuggiti dalla guerra siriana e alcuni gruppi armati impegnati nella guerra in Siria, tra i quali Tahrir Al-Sham, che vi hanno costruito delle basi operative sfruttando la conformazione geografica montuosa del territorio.

Secondo quanto riportato da Al-Jazeera, numerosi profughi siriani hanno rifiutato la possibilità di essere rimpatriati a causa dei continui scontri tra il regime di Bashar Al-Assad e l’opposizione siriana nelle aree in cui dovrebbero essere reinseriti.

La possibilità di un ritorno in patria dei profughi siriani è diventata concreta a partire dal 5 maggio scorso, quando Russia, Turchia e Iran hanno firmato un memorandum d’intesa, che prevede la creazione di quattro aree protette nella Siria occidentale. Nonostante ciò, la portavoce dell’UNHCR, Lisa Abou Khaled, ha chiesto ai profughi siriani di riflettere bene sulla decisione di tornare in patria, dal momento che “in Siria non ci sono ancora le condizioni per tornare in sicurezza”. Le aree adibite al reinserimento dei profughi sono le roccaforti dell’opposizione, in cui il conflitto è ancora vivo. Il rimpatrio affrettato dei profughi in Siria potrebbe rivelarsi poco sicuro per la loro incolumità.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

Rifugiati siriani. Fonte: Wikimedia Commons.

Rifugiati siriani. Fonte: Wikimedia Commons.

di Redazione

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