La Cina e il terrorismo

Pubblicato il 2 agosto 2017 alle 21:00 in Approfondimenti Cina

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Il governo della Cina nel 2016 ha continuato a elencare il terrorismo come uno dei “tre mali” – gli altri due sono l’estremismo religioso e il separatismo – che minacciano la stabilità interna del paese.

L’impegno della Cina nell’anti-terrorismo si concentra nella zona occidentale del paese, dove devono fronteggiare il Movimento Islamico del Turkistan Orientale (ETIM). Si tratta di un’organizzazione che ricerca l’indipendenza della popolazione di etnia uigura, la più grande minoranza islamica della Cina. Nel 2016, le autorità cinesi hanno aumentato le attività di sorveglianza e di sicurezza nella regione del Xinjiang, nella zona occidentale del paese, in cui la popolazione uigura è maggiormente concentrata.

Il 1 gennaio 2016 la Cina ha approvato la sua prima legge per il contrasto al terrorismo. La legge sostiene l’impegno nella lotta al terrorismo del paese. Le operazioni anti-terrorismo della Cina sono state spesso difficilmente distinguibili dalle attività di repressione di individui e gruppi, spesso di etnia uigura, che vengono definiti sovversivi dal governo di Pechino, riporta il Country Report on Terrorism 2016 del Dipartimento di Stato degli Usa.

Nel corso del 2016, ci sono stati segnali di un interesse nei confronti della Cina da parte dell’Isis. È stato diffuso un canto dell’Isis in lingua cinese, in cui si chiedeva ai musulmani cinesi di armarsi contro il governo per via delle sue attività di repressione religiosa. Il governo cinese ha reso noto che alcuni cittadini cinesi si sono uniti alle fila dell’Isis e a quelle di altre organizzazioni terroristiche del Medio Oriente. Le autorità sono ora allerta per l’eventuale ritorno di questi foreign fighters in Cina, per questo stanno anche cercando di evitare che altri cittadini cinesi possano recarsi in Siria, Iraq e Asia Centrale.

L’incremento delle misure di sicurezza nel 2016 ha condotto a una riduzione degli attentati terroristici nella regione del Xinjiang, sebbene l’ETIM abbia tentato di organizzare attacchi e continuato a inneggiare alla violenza tramite la sua propaganda online. Il Country Report degli Usa sottolinea che la mancanza di trasparenza e informazioni dettagliate da parte della Cina rende complesso stabilire quali e quanti incidenti nel Xinjiang siano stati veri e propri attentati terroristici.

I principali eventi che la Cina ha definito come attentati terroristici nel 2016 comprendono: l’esplosione di un’autobomba vicino ai cancelli dell’Ambasciata Cinese a Bishek, nel Kirghizistan, che ha ferito tre funzionari d’ambasciata e nessun cittadino cinese, nell’agosto 2016; un ufficiale di polizia è stato ucciso e un altro ferito con l’esplosione di ordigni ad Hotan, nel Xinjiang, nel settembre 2016; quattro terroristi hanno creato un’esplosione in un edificio governativo nel Xinjiang, causando quattro morti, nel dicembre 2016.

La nuova legge, approvata dall’Assemblea Nazionale del Popolo il 28 dicembre 2015, ha fornito il primo quadro giuridico per le attività di anti-terrorismo e fissato le linee guida per la cooperazione con la comunità internazionale. La definizione di terrorismo è stata ampliata ed è stata creata un’intelligence specializzata per il coordinamento della risposta agli attentati terroristici. La legge prevede delle misure sulla gestione della sicurezza cibernetica, le ispezioni sui materiali ritenuti pericolosi e la prevenzione dei finanziamenti ai terroristi. Il nuovo quadro normativo affida alla Commissione Militare Centrale il potere di autorizzare l’Armata Popolare di Liberazione di effettuare operazioni anti-terrorismo.

Ilaria Tipà

Bandiera Cina. Fonte: Pixabay

Bandiera Cina. Fonte: Pixabay

di Redazione

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