Hong Kong: la radicalizzazione delle donne indonesiane

Pubblicato il 2 agosto 2017 alle 15:00 in Asia Hong Kong

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Il governo dell’Indonesia deve collaborare con le agenzie interinali che danno lavoro ai cittadini indonesiani all’estero e con le organizzazioni della società civile per assicurarsi che i lavoratori migranti, soprattutto le donne, non finiscano per far parte di cellule estremiste.

Il rapporto sulla radicalizzazione delle lavoratrici dell’Indonesia a Hong Kong, dell’Istituto per l’Analisi Politica del Conflitto (IPAC), indaga sulla radicalizzazione delle lavoratrici migranti indonesiane nell’isola di Hong Kong. La comunità indonesiana di Hong Kong conta circa 153 mila persone e al suo interno iniziano a nascere cellule estremiste composte da circa 50 membri, tutte donne impiegate come personale domestico. “Alcune di queste donne sono state reclutate da fidanzati jihadisti che hanno conosciuto online”, afferma Nava Nuraniyah, analista dell’IPAC e autrice del rapporto, “mentre altre si sono unite all’Isis perché lo hanno visto come una via per l’empowerment”. L’empowerment – letteralmente “acquisizione di potere” –  è una sorta di riscatto sociale, una forma di auto-determinazione e presa di coscienza che alle donne lavoratrici migranti è spesso negato.

Il rapporto di Nava Nuraniyah descrive lo sviluppo della comunità islamica di Hong Kong composta per lo più da immigrati e per la maggior parte da donne. Il numero dei lavoratori stranieri sull’isola si è triplicato rispetto al 2000 a causa di una crescente richiesta di collaboratrici domestiche, tanto che su 150 mila indonesiani, solo 231 sarebbero uomini, secondo i dati del governo di Hong Kong. Le agenzie interinali dell’Indonesia hanno individuato le donne del loro paese come la scelta migliore per rispondere a questa domanda. Le donne indonesiane lavorano per un compenso più basso e sono più malleabili delle colleghe che provengono dalle Filippine. Le domestiche filippine vengono formate come collaboratrici domestiche e sono meglio organizzate, perciò, spesso, più costose. Sebbene le lavoratrici indonesiane ad Hong Kong vengano sistematicamente sottopagate e sfruttate, questa loro condizione non sembra essere stata un fattore diretto determinante per la loro radicalizzazione, secondo il rapporto dell’IPAC.

La leva decisiva che spinge le lavoratrici indonesiane ad Hong Kong verso la radicalizzazione e l’estremismo è invece la ricerca di un senso di comunità in un ambiente sconosciuto e diverso. La crescita della comunità islamica ad Hong Kong è stato accompagnata dall’aumento delle attività religiose organizzate dai chierici indonesiani. La diffusione ideologica parte da quella più moderata per arrivare ad includere l’intero spettro del pensiero salafita e jihadista. Le donne indonesiane hanno iniziato a trovare amici in questi gruppi religiosi, che spesso si trasformano in famiglie surrogate e quando una di loro viene coinvolta in un circolo più radicale, le altre la seguono, secondo il rapporto dell’IPAC.

In alcuni casi singoli, sono stati i problemi personali a spingere le donne indonesiane a cercare una rinascita come musulmane “pure”; è però stata la guerra in Siria ad aver convinto molte donne a sostenere l’Isis. Le lavoratrici hanno iniziato a guardare ai guerriglieri dell’Isis come eroi e a voler aiutarli offrendo sostegno logistico e finanziario. Alcune donne indonesiane hanno iniziato a intrattenere rapporti online con i combattenti dell’Isis o con coloro che volevano unirsi alle sue fila. Spesso, li hanno aiutati a raggiungere la Siria e hanno provato a raggiungerli loro stesse. Secondo il rapporto dell’IPAC, molte donne sono state usate e sfruttate dai loro “fidanzati online jihadisti”, compresi quelli rinchiusi nelle prigioni dell’Indonesia, che le consideravano fonti di denaro senza fine.

Il rapporto dell’IPAC conclude la sua analisi chiedendo al governo dell’Indonesia di collaborare con i paesi esteri che accolgono le lavoratrici indonesiane. La cooperazione auspicata è quella con le agenzie internali, i governi esteri e i gruppi che sostengono i diritti umani per organizzare dei corsi di formazione e di consapevolezza per le lavoratrici indonesiane affinché possano comprendere il rischio di venir sfruttate dagli uomini estremisti.

L’IPAC auspica anche che il Consolato d’Indonesia collabori con il governo municipale di Hong Kong per evitare che i chierici estremisti e radicali possano ottenere il visto d’ingresso sull’isola e diffondere odio e ideologie jihadiste nella comunità indonesiana immigrata ad Hong Kong.

L’Istituto per l’Analisi Politica del Conflitto (IPAC) è un think-tank fondato a Jakarta, in Indonesia, nel 2013 basato sul principio che l’analisi sia la chiave per la prevenzione dei conflitti violenti e delle crisi sociali.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

Giovane donna indonesiana, fonte: Pixabay

Giovane donna indonesiana, fonte: Pixabay

di Redazione

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