Cuba: tornano i russi

Pubblicato il 1 agosto 2017 alle 1:44 in America Latina Cuba Russia

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Mosca è pronta a rinsaldare i rapporti con L’Avana, cui nel luglio 2014 ha abbonato la totalità del più alto debito esistente fra due nazioni, approfittando dell’apparente disinteresse della nuova amministrazione di Washington per l’America Latina

L'Ambasciata russa a L'Avana. Fonte: Wikimedia Commons

L’Ambasciata russa a L’Avana. Fonte: Wikimedia Commons

Mosca ha deciso di rinsaldare i rapporti con un vecchio alleato: Cuba. E ha scelto di farlo in un modo altamente simbolico, cioè restaurando la cupola del Campidoglio, il principale edificio pubblico di Cuba e uno dei simboli di L’Avana.

“L’aiuto del Cremlino per il restauro del Campidoglio cubano è una delle più importanti notizie degli ultimi tempi: la questione fondamentale è che ultimamente Mosca  aiuta sempre più spesso il suo vecchio alleato dei tempi sovietici” scrive Miguel Helm sulle pagine del giornale tedesco Sueddeutsche Zeitung, citato dal sito d’informazione russo Inosmi.

Appena dieci giorni fa il responsabile della Rosoboroneksport, l’azienda pubblica che gestisce l’export delle armi russe, Aleksandr Micheev aveva reso noto che le autorità dell’Avana hanno chiesto alla Russia di modernizzare le armi e le tecnologie in dotazione alle Forze armate rivoluzionarie di Cuba. Micheev ha aggiunto che l’accordo con Cuba prevede il completamento delle operazioni di modernizzazione dell’apparato bellico e tecnologico dell’isola entro il 2020.

Nel 2014, in occasione della visita di Putin a L’Avana, la Russia aveva condonato il debito accumulato da Cuba con l’Unione Sovietica, di cui Mosca ha ereditato i crediti. È stato il condono del debito più alto mai effettuato fra due nazioni. La mossa di Putin ha tenuto aperta la porta di Cuba alla Russia mentre L’Avana si apprestava a trattare con Washington. E ora che tra Washington e L’Avana il clima si è raffreddato, Mosca è tornata in soccorso del vecchio partner.

Il senatore statunitense  Patrick Leahy ritiene che una “nuova cooperazione tra Cuba e Russia potrebbe diventare un serio rischio per la sicurezza USA”. Anche l’ex Segretario di Stato Kerry è preoccupato: “Trump – scrive Kerry – non deve respingere la politica di riavvicinamento a Cuba perché in caso contrario il vuoto economico e geopolitico potrebbe essere occupato dalla Russia”.

Il ritorno della Russia sulla scena latinoamericana e cubana in particolare allarma l’opposizone anti-castrista. Yoani Sánchez, blogger, autrice di successo e nota oppositrice, ha lanciato un allarme dalle colonne del quotidiano spagnolo El País: “Il Cremlino è tornato”. Anche Sánchez sottolinea l’importanza simbolica del restauro del Campidoglio dell’Avana, simbolo stesso dello stato cubano, ma spinge oltre la sua analisi. Mentre Trump guarda all’America Latina con indifferenza, se non con disprezzo, – scrive Yoani Sánchez – la Russia riconquista posizioni, stringendo accordi economici con diversi paesi e offrendosi di rifornire Cuba del petrolio che il Venezuela non è in grado di fornire.

250.000 tonnellate di petrolio è quanto l’azienda di stato russa Rosneft ha offerto a Cuba. Anche il petrolio è un simbolo. Nel 1960, appena insediato Fidel Castro al potere, gli Stati Uniti bloccarono i rifornimenti di petrolio all’isola. A soccorrere Cuba arrivò Anastas Mikoyan, armeno, ministro del commercio sovietico, futuro Presidente del Soviet Supremo. Quasi sessant’anni dopo Mosca è pronta a inviare di nuovo petrolio a Cuba.

Traduzione dal russo e dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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