Cina: Pechino festeggia, Taiwan si preoccupa

Pubblicato il 1 agosto 2017 alle 20:55 in Asia Cina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Cina festeggia il 90esimo anniversario dalla fondazione del suo esercito e a Pechino sfilano le forze armate. Intanto, a Taiwan, aumenta la preoccupazione per un possibile intervento militare cinese per far tornare l’isola, forzatamente, al continente.

Le truppe dell’esercito cinese hanno sfilato a Pechino il 30 luglio e il 1 agosto il presidente Xi Jinping ha pronunciato un discorso ufficiale in occasione dei festeggiamenti per il 90esimo anniversario dell’Armata Popolare di Liberazione, fondata nel 1927. Oltre a ribadire l’importanza della riforma militare da egli stesso fortemente voluta all’inizio del suo mandato, nel 2013, Xi Jinping ha sottolineato l’importanza di un esercito all’avanguardia come condizione basilare per garantire la tutela nazionale. “Nei momenti di pace, non si devono dimenticare le minacce. Nei momenti di buon governo, non si devono dimenticare quelli di caos. La Cina sostiene la pace e tutela la sicurezza e disporre di un esercito all’avanguardia è la condizione di base per farlo”, ha affermato il presidente.

La parte successiva dell’intervento di Xi Jinping è stata accolta con preoccupazione sull’isola di Taiwan. Taiwan è considerata dal governo centrale di Pechino come una regione amministrativa speciale – come Hong Kong e Macao – ma gode, di fatto, di un governo autonomo, non riconosciuto come tale da Pechino, dal 1949.

“La Cina non permetterà ad alcun singolo, organizzazione o governo, in alcun modo e in alcun momento di separare anche la più piccola parte di territorio nazionale cinese dal resto di esso”, ha affermato Xi Jinping e ha continuato spiegando come l’Armata Popolare di Liberazione abbia il ruolo fondamentale di proteggere la leadership e l’ordine sociale della Cina. “Il mondo è tutto fuorché sereno e pacifico, la pace quando c’è deve essere difesa. Oggi siamo più che mai vicini al grande obiettivo del rinascimento del popolo cinese, per questo oggi più che mai abbiamo bisogno di un esercito forte”, ha concluso il presidente.

Il Ministero della Difesa di Taiwan ha chiesto alle sue truppe di prepararsi a un possibile confronto armato. Secondo quanto riportato dalla difesa di Taiwan, durante le celebrazioni svoltesi a Pechino, sarebbe comparsa l’immagine del palazzo presidenziale di Taipei come obiettivo da colpire durante una dimostrazione di esercitazione militare. La scelta proprio del palazzo dove ha la sede la presidente della Repubblica di Cina – il nome ufficiale di Taiwan – , Tsai Ing-wen, non ha stupito il portavoce della difesa di Taiwan, Chen Zhongji, che ha affermato che non è la prima volta che ciò accade.

Sono in molti gli esperti di rapporti bilaterali sino-taiwanesi a ritenere che nell’epoca di Xi Jinping stia diventando sempre più plausibile la possibilità di una risoluzione armata della cosiddetta “questione taiwanese”. La ragione di questa idea è nel fatto che Xi Jinping sta guidando una Cina sempre più dominante sulla scena internazionale e gli analisti taiwanesi temono che gli Stati Uniti – storici alleati dell’isola – possano avere sempre meno interesse e volontà di proteggerla e inimicarsi il gigante asiatico.

L’esercito della Cina è nato prima della Repubblica Popolare Cinese, fondata nel 1949, ed è stato l’Armata che ha permesso a Mao Zedong e al Partito Comunista Cinese di avere la meglio nella guerra civile degli anni 30 e 40 del secolo scorso contro il Partito Nazionalista. Quest’ultimo, dopo aver perso la guerra, ha lasciato il continente cinese e si è rifugiato sull’isola di Taiwan, dove ha continuato a governare e ad utilizzare la denominazione di Repubblica di Cina. Da allora, esistono di fatto due governi cinesi, uno a Pechino, l’altro a Taipei. Il governo di Pechino ha fondato tutte le relazioni diplomatiche con altri paesi su un principio: la politica “una sola Cina”. La politica “una sola Cina” è nata in seguito alla vittoria della guerra civile in Cina da parte del Partito Comunista Cinese e alla fuga del perdente Partito Nazionalista (Guomindang) dal continente cinese all’isola di Taiwan. Dopo il 1949, a Pechino si è instaurato il governo comunista della Repubblica Popolare Cinese e a Taipei quello nazionalista della Repubblica di Cina.

Il principio “una sola Cina” riconosce l’unità territoriale della Cina, nonostante la presenza di due governi distinti. A livello internazionale, con la risoluzione 2758 delle Nazioni Unite del 1971, è stato sancito il riconoscimento del governo di Pechino come unico rappresentante dell’intera Cina, compresa l’isola di Taiwan. Il principio è stato riconosciuto anche dagli Stati Uniti nel 1979, quando i rapporti diplomatici tra Pechino e Washington vennero ufficialmente allacciati.

Dopo vent’anni di silenzio e tensione tra i due lati dello stretto, Taiwan e Pechino hanno sancito una tregua e visto il rinascere del commercio bilaterale con il cosiddetto “Consenso del 1992”. Il Consenso prevede una lettura più morbida del principio una sola Cina. Esiste, sì, una sola Cina, ma il governo della Repubblica Popolare e quello di Taiwan interpretano – in base alla loro propria definizione – quale l’unica Cina sia: il continente o l’isola di Taiwan. Ciò vuol dire che per Taiwan la Repubblica di Cina è l’unica Cina esistente, per Pechino lo è la Repubblica Popolare. Vista la mancanza di una univoca definizione di “Cina”, in molti hanno criticato il Consenso.

Nel 2015 i legami tra Pechino e Taipei hanno visto una significativa svolta con un incontro diretto tra il presidente cinese Xi Jinping e l’allora presidente di Taiwan, Ma Yingjiu, leader del Partito Nazionalista e simpatizzante del continente. Le cose sono molto cambiate, invece, dal gennaio 2016, quando è stata eletta Tsai Ing-wen, leader del pro-indipendenza Partito Democratico Progressista (DPP). Il DPP è uno dei principali detrattori del Consenso del 1992 e auspica l’indipendenza totale dell’isola di Taiwan dal governo di Pechino.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

Armata Popolare di Liberazione, esercito della Cina. Fonte: Wikipedia Commons

Armata Popolare di Liberazione, esercito della Cina. Fonte: Wikipedia Commons

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.