Migranti in Libia: nuove iniziative per migliorare la situazione

Pubblicato il 31 luglio 2017 alle 14:01 in Immigrazione

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La Libia è il principale porto di esodo di tutti quei migranti che si imbarcano alla volta delle coste europee, con la speranza di andare in contro ad una vita migliore.

Tuttavia, la Libia non è solo un Paese di transito, poiché, secondo quanto emerso da un report della UN Refugee Agency del 3 luglio 2017, la maggior parte dei migranti giunge nel Paese nordafricano intenzionata a trovare lavoro ma poi decide di partire per l’Europa a causa della grave situazione di instabilità.

Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato nell’ottobre 2011, la Libia non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Tra il 2012 e il 2014, il Paese è giunto nuovamente sull’orlo di una guerra civile. Lo scontro tra le principali fazioni ha dato vita a due governi rivali, uno a Tobruk e l’altro a Tripoli. Nel dicembre 2015, nella città marocchina di Skhirat, si è svolto un incontro segreto per cercare di trovare una soluzione comune che ponesse fine alla crisi libica, ed è stato creato il Governo di Accordo Nazionale (GNA), capeggiato da Fayez Serraj, appoggiato dall’Onu. Questo nuovo governo avrebbe dovuto unificare la Libia, rendendo più efficace la lotta contro le milizie islamiste legate all’Isis. Tuttavia, il governo di Tobruk si è rifiutato di riconoscere l’autorità del Governo di Accordo Nazionale, il quale si è insediato a Tripoli nel marzo 2016.

I trafficanti di esseri umani, ormai da anni, stanno traendo vantaggio da questa situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati e venduti come schiavi, per poi essere costretti ai lavori forzati. Questi trattamenti non sono destinati soltanto agli uomini, ma vengono applicati indistintamente anche a donne e bambini.

Data la gravità della situazione, l’International Organization for Migration (IOM) sta elaborando una serie di iniziative volte a proteggere i migranti più vulnerabili in Libia, soprattutto donne e bambini. Il nuovo progetto si concentrerà sul miglioramento della protezione di tali individui rafforzando le procedure di identificazione, la cura dei migranti a rischio di essere coinvolti nei traffici di esseri umani e aumentando l’assistenza umanitaria al momento del salvataggio in mare. Un importante elemento del progetto è la collaborazione tra l’Inernational Organization for Migration e il Directorate for Combatting Illegal Migration (DCIM), che mira a sostenere il rilascio di donne e bambini che vengono costretti nei centri di detensione in Libia, conducendoli in strutture alternative più sicure. Laura Lungarotti, dell’International Organization for Migration, ha riferito che la sua organizzazione “si impegnerà a portare un cambiamento positivo per tutti quei migranti che si trovano in grave difficoltà, grazie alla collaborazione con entrambe le autorità libiche e altri importanti partners, come l’UNICEF e la UN Refugee Agency”.

Secondo le stime dell’International Organization for Migration, il 91% dei 393,652 migranti identificati in Libia sono adulti, mentre il 9% sono bambini. Inoltre, 13 dei 29 centri di accoglienza gestiti del Governo di Accordo Nazionale ospitano 140 minori non accompagnati. Un’altra funzionaria dell’Interational Organization for Migration, Karolina Edsbacker, ha riferito che i centri di dtensione non sono luoghi adatti per i bambini e, per questo motivo, è necessario trovare alternative nel minor tempo possibile. Anche le donne incinte avranno bisogno di ricevere trattamenti più adatti, venendo ospitate in ospedali o strutture sicure dove potranno ricevere assistenza medica.

Intanto, martedì 25 luglio, la Libia ha effettuato un nuovo tentativo di unificazione. In quella data, il primo ministro del governo di Tripoli, Serraj, e il generale a capo dell’esercito di Tobruk, Khalifa Haftar, si sono incontrati a Parigi per discutere la situazione della Libia, sotto la guida del presidente francese, Emmanuel Marcon. Durante l’incontro, le parti hanno promesso di impegnersi per raggiungere un accordo sul cessate il fuoco in Libia e per organizzare nuove elezioni entro i primi mesi del 2018. Tale patto, oltre a pacificare la Libia, porterebbe numerosi vantaggi sia all’Europa, sia all’Italia. In primo luogo, la nascita di un nuovo governo unico renderebbe più semplice la messa in sicurezza del Paese, migliorando i rapporti con l’Unione Europea in tutti gli ambiti. In secondo luogo, l’Italia, che è il principale Stato europeo a ricevere i flussi migratori che partono dal Nord Africa, potrebbe sicuramente rendere più efficaci gli accordi sulla gestione dei migranti stretti con la Libia.

Lo scorso 4 febbraio, Roma ha firmato un patto sull’immigrazione con il governo di Tripoli, stanziando 200 milioni di euro per avviare la collaborazione tra i due Stati, con l’obiettivo di scoraggiare l’immigrazione clandestina e rimandare i migranti irregolari nei loro Paesi di provenienza entro una settimana dopo il loro fermo. Successivamente, il 2 aprile, il governo italiano ha reso noto che 60 leaders tribali libici hanno firmato un accordo di pace, accettando di collaborare con le forze di sicurezza italiane per ridurre il flusso di migranti dalla Libia verso l’Europa. Infine, venerdì 28 luglio, il premier italiano, Paolo Gentiloni, ha approvato una risoluzione che prevede l’organizzazione di una missione di supporto per la Guardia Costiera libica. Tale iniziativa, a suo avviso, deve essere considerata “un ulteriore sforzo da parte di Roma nell’aiutare le autorità libiche a contrastare i trafficanti di esseri umani, migliorando i controlli lungo i confini della Libia”.

Sofia Cecinini

Barconi di migranti. Fonte: Wikipedia

Barconi di migranti. Fonte: Wikipedia

 

di Redazione

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