Malesia: rifugiati o militanti?

Pubblicato il 31 luglio 2017 alle 20:35 in Asia Malesia

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La Malesia, come gli altri paesi del Sud-Est Asiatico, è preoccupata che i fighters dell’Isis in ritirata dal Medio Oriente si stiano infiltrando sul suo territorio e vogliano costruirvi nuove basi operative. Per aumentare l’efficienza dei controlli e delle operazioni anti-terrorismo, la Malesia ha chiesto di poter aver accesso ai dati sulle registrazioni di richiedenti asilo e di rifugiati in possesso dell’ufficio malese dell’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati (UNHCR).

La Malesia non dispone di regolamenti legislativi o amministrativi per regolare la situazione dei richiedenti asilo o dei rifugiati nel paese, per questo, l’ufficio dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati dal 1975 conduce tutte le attività di accoglienza, registrazione, documentazione e definizione dello status di rifugiato o richiedente asilo nel paese. Kuala Lumpur non ha siglato la Convenzione del 1951 sullo Status dei Rifugiati, tuttavia il governo malese coopera con l’UNHCR per la gestione dei richiedenti asilo su base umanitaria.

Sono 149.200 i rifugiati e i richiedenti asilo ad essere stati registrati dall’ufficio dell’Onu in Malesia, in base ai dati aggiornati al mese di luglio 2017. Il 90% di dei rifugiati provengono dallo stato di Rakhine, nel Myanmar settentrionale e sono di etnia Rohingya o Chin. I rimanenti 16.700 provengono da altri paesi: 3800 dal Pakistan, 2200 dallo Sri Lanka, 2100 dallo Yemen, 2100 dalla Somalia, 1900 dalla Siria, 1400 dall’Iraq, 1100 dall’Afghanistan e 700 dalla Palestina. In merito alla composizione dei quasi 150 mila rifugiati, il 67% sono uomini, il 33% donne e sono 37 mila i bambini di età inferiore ai 18 anni.

La richiesta del Ministero degli Interni di Kuala Lumpur di avere accesso ai dati sulle registrazioni dei rifugiati e richiedenti asilo è dovuta alla convinzione dell’intelligence malese che diversi combattenti dell’Isis si siano infiltrati tra le persone comuni e siano riusciti a ottenere la carta per la libera circolazione nel paese dall’Ufficio dell’Onu. Il vice ministro dell’interno, Nur Jazlan, ha dichiarato che il numero crescente di rifugiati accolti tramite il sistema di registrazione dell’Alto Commissariato è preoccupante, soprattutto perché la procedura di registrazione non prevede la raccolta di dati biometrici dei richiedenti. Si tratta di dati fondamentali per la lotta al terrorismo e l’identificazione dei rifugiati. Il 1 aprile 2017 il governo della Malesia e l’UNHCR hanno siglato un programma che prevedeva la condivisione, da parte dell’Ufficio Onu, dei dati e dei dettagli sui rifugiati. Il ministro Jazlan ha accusato l’Alto Commissariato di non aver rispettato l’accordo e di aver complicato il lavoro di contrapposizione alla criminalità organizzata e al terrorismo internazionale. L’UNHCR non ha ancora risposto alla richiesta del Ministro.

Il popolo della Malesia è preoccupato per la possibile penetrazione di terroristi tra i molti rifugiati che giungono nel paese e il governo intende agire. Il ministro Jazlan ha affermato che il governo sta considerando di iniziare a raccogliere direttamente i dati biometrici nei centri di accoglienza dei rifugiati, per garantire la sicurezza nazionale. È fondamentale, per la Malesia, comprendere se e in che numeri i militanti dell’Isis in ritirata dal Medio Oriente siano presenti sul suo suolo nazionale.

La Malesia è un paese a maggioranza islamica che spesso ha dovuto gestire ondate migratorie dai paesi limitrofi in cui i musulmani sono in minoranza. Questo è il caso dei profughi Rohingya che lasciano il Myanmar dove l’esercito è accusato di aver condotto azioni persecutorie nei loro confronti. È anche il caso dell’ondata migratoria verificatasi negli anni 70 e 80 del secolo scorso, quando il Commissariato Onu per i Rifugiati ha aiutato il governo della Malesia ad accogliere 50 mila musulmani provenienti dall’isola meridionale delle Filippine di Mindanao. Si tratta dello stesso luogo in cui dal 23 maggio 2017 è in corso un assedio di un’organizzazione terroristica filo-Isis, il gruppo Maute, nella città di Marawi. L’assedio di Marawi ha dimostrato come le preoccupazioni diffuse dei paesi del Sud-Est Asiatico per la diffusione delle ideologie islamiste estremiste nei loro paesi siano fondate.

Ilaria Tipà

Simbolo dell'Alto Commissariato Onu per i Diritti Umani, fonte: Wikipedia Commons

Simbolo dell’Alto Commissariato Onu per i Diritti Umani, fonte: Wikipedia Commons

di Redazione

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