Libano: il rimpatrio dei profughi siriani di Arsal

Pubblicato il 31 luglio 2017 alle 5:03 in Libano Medio Oriente

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I siriani non ne possono più della loro condizione di profughi e vorrebbero ritornare alle proprie case, ma questo rientro è difficoltoso per tante ragioni. Una di queste è che occorre separare i civili, scappati dalla guerra, dai militanti islalimisti, che hanno partecipato alla guerra.

Venerdì 28 luglio, nei campi profughi di Arsal, in Libano, è iniziata la registrazione dei siriani che desiderano ritornare in patria. Tra questi vi sono sia i profughi fuggiti dalla guerra in Siria, sia i combattenti dell’esercito siriano libero e di Tahrir Al-Sham, il gruppo jihadista di orientamento salafita che opera nella guerra civile siriana. Arsal, la cui popolazione è a maggioranza sunnita, è una città delle città libanesi che ha risentito di più della guerra civile siriana.

Il rimpatrio dei profughi siriani fa parte del piano di evacuazione dei combattenti armati presenti nella regione, previsto dal governo libanese. Finora sono state registrate circa 5000 persone che verranno spostate nelle zone siriane controllate dall’opposizione non appena saranno finalizzate le procedure di rimpatrio.

I profughi siriani, insieme ai combattenti dell’esercito siriano libero e alle loro famiglie, saranno trasferiti nella zona di Al-Rahiba, a est di Damasco, mentre i combattenti di Tahrir Al-Sham e le loro famiglie andranno a Idlib.

La decisione di rimpatriare i profughi siriani è stata presa in seguito alla fine degli scontri e all’avvio del cessate il fuoco ad Arsal concordato, giovedì 27 luglio, tra le milizie sciite di Hezbollah e il gruppo jihadista Tahrir Al-Sham. Gli scontri si sono conclusi con la vittoria di Hezbollah, che è riuscito a riprendere possesso delle aree fino a quel momento sotto il controllo dei gruppi armati siriani.

Il cessate il fuoco è stato stabilito dopo una settimana di combattimenti tra le due parti nell’area di Arsal, situata in una zona di montagna nel nord-est del Libano, al confine con la Siria. L’area ospita migliaia di profughi fuggiti dalla guerra siriana e alcuni gruppi armati impegnati nella guerra in Siria, tra i quali Tahrir Al-Sham, che vi hanno costruito delle basi operative sfruttando la conformazione geografica montuosa del territorio.

Gli scontri erano iniziati venerdì 21 luglio, quando le milizie sciite di Hezbollah e l’esercito regolare siriano avevano dato il via a un’operazione congiunta contro le postazioni dei militanti di Tahrir Al-Sham.

Secondo quanto riportato da Al-Jazeera, numerosi profughi si sono rifiutati di registrarsi nella lista per il rimpatrio a causa dei continui scontri tra il regime di Bashar Al-Assad e l’opposizione siriana nelle aree in cui dovrebbero essere reinseriti.

La possibilità di un ritorno in patria dei profughi siriani è diventata concreta a partire dal 5 maggio scorso, quando Russia, Turchia e Iran hanno firmato un memorandum d’intesa, che prevede la creazione di quattro aree protette nella Siria occidentale, adibite al reinserimento dei profughi. Queste zone cuscinetto sono state create all’interno delle roccaforti dell’opposizione, in aree in cui il conflitto è ancora vivo. Il rimpatrio affrettato dei profughi in Siria potrebbe rivelarsi poco sicuro per i profughi. Si aggiunga anche che le zone destinate al rimpatrio dei siriani non sono ancora pronte per accoglierli, né per garantire loro una vita normale in un Paese ancora in guerra.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

Rifugiati siriani. Fonte: Wikimedia Commons.

Rifugiati siriani. Fonte: Wikimedia Commons.

di Redazione

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