Il Marocco e il terrorismo

Pubblicato il 30 luglio 2017 alle 14:01 in Approfondimenti Marocco

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Nel 2016, il Marocco non ha subito alcun attentato terroristico. Tuttavia, l’allerta nel Paese rimane abbastanza alta per via della presenza di numerose cellule sparse in tutto il territorio nazionale.

Il Country Report on Terrorism 2016 del governo americano rende noto che, per contrastare la minaccia terroristica, il Marocco ha adottato una strategia molto complessa, che prevede misure di controllo, cooperazione regionale e interregionale, e politiche anti-radicalizzazione. Il governo di Rabat ha dato la massima priorità alle politiche antiterrorismo a partire dal 2003, anno in cui si verificò una serie di attentati suicidi, il 16 maggio, in cui morirono 45 persone, inclusi 12 terroristi. Tali politiche, nel corso degli anni, sono state rafforzate, soprattutto in seguito ad altri tre attacchi minori nel marzo e nell’aprile 2007, e a un altro attentato avvenuto a Marrakesh, il 28 aprile 2011, in cui l’esplosione di una bomba nascosta in una borsa causò la morte di 17 persone. Nel 2015, la legislazione è stata ampliata per affrontare la minaccia crescente dei foreign fighters, in modo da prevenire attacchi terroristici e contrastare le attività di reclutamento, in linea con la Risoluzione 2178 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la quale chiedeva agli Stati di rafforzare le proprie legislazioni in materia di terrorismo. Le unità di polizia marocchine hanno compiuto raid mirati e ripetuti per smantellare cellule terroristiche all’interno del Paese, basandosi principalmente su fonti di intelligence, ricerche e collaborazioni con partner regionali e internazionali.

Nel corso dell’anno passato, Rabat ha reso noto di aver smantellato diversi nuclei terroristici, legati ai networks internazionali dell’ISIS, di al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM) e di al-Nusra Front, affiliata di al-Qaeda in Siria. Secondo quanto riportato dai media locali, le forze di sicurezza marocchine hanno smantellato complessivamente18 cellule nel 2016, arrestando in tutto 161 individui, di cui alcuni provenienti da Algeria, Ciad, Francia e Italia.

La prima cellula, smantellata il 19 febbraio 2016, era composta da 10 individui che avevano giurato fedeltà all’ISIS, e che stavano pianificando di colpire il palazzo di qualche istituzione marocchina con un’autobomba guidata da un 16enne marocchino. Oltre all’arresto degli individui, le forze di sicurezza di Rabat hanno sequestrato armi, munizioni e materiale esplosivo. La cellula operava in diverse città, tra cui Essaouira, Meknes e Sidi Kacem. Il 13 maggio, la polizia ha arrestato un cittadino del Ciad presso Tangeri, il quale era stato reclutato dall’ISIS per mettere in piedi una cellula di algerini e marocchini, con l’obiettivo di colpire gli edifici delle ambasciate occidentali e altri siti turistici in Marocco. Il 19 giugno, la polizia ha arrestato 52 sospettati in diverse città, i quali volevano colpire prigioni, check-point delle forze di sicurezza e altri siti. Il 4 ottobre, 10 donne sono state arrestate a Rabat. Erano in possesso di materiale chimico ed esplosivo, e miravano a compiere attacchi suicidi in diversi luoghi. Infine, il 4 novembre, è stata smantellata una cellula nella città settentrionale di Tetouan, composta da 5 individui legati all’ISIS che si erano addestrati nelle foreste vicine. I membri avevano intenzione di unirsi allo Stato Islamico in Libia, in Iraq o in Siria.

Il governo marocchino continua ad essere preoccupato per il potenziale ritorno di foreign fighters, i quali potrebbero commettere attentati in Marocco, o nell’Europa occidentale. Secondo le stime delle autorità di Rabat, circa 1,500 marocchini sono partiti per unirsi ai gruppi terroristici all’estero. Nel 2016, grazie alla collaborazione internazionale e alle misure di sicurezza sempre più stringenti, soltanto pochi cittadini locali sono partiti per la Siria e l’Iraq.

La principale agenzia di sicurezza responsabile per le operazioni anti-terrorismo, che opera sotto la stretta sorveglianza della Corte d’Appello, è la Maroccan Central Bureau of Judicial Investigation (BCIJ), un’istituzione centrale creata nel 2015 all’interno del General Directorate for National Security (DGST), il corpo della polizia statale. Agli agenti del General Directorate for National Security è stato conferito il grado di funzionari di polizia giudiziaria, permettendo loro di condurre indagini, interrogatori, arresti e persino la sorveglianza telefonica, previa concessione da parte di un giudice o della Corte di Appello. Nel corso del 2016, gli ufficiali di polizia giudiziaria hanno collaborato a stretto contatto con gli USA per gestire i migranti intenzionati a oltrepassare i confini illegalmente per entrare in Marocco. A tal fine, le autorità di Rabat si sono coordinate con lo US Customs and Border Protection’s Regional Carrier Liasion Group e lo US Department of Homeland Seccurity (DHS). Tuttavia, ad avviso del governo americano, le autorità aeroportuali marocchine, nonostante abbiano eccellenti capacità gestionali, presentano carenze nelle attività di screening biometrico.

Sul piano della cooperazione internazionale anti-terrorismo, il Marocco, oltre a essere un membro fondatore del Global Counterterrorism Forum (GCTF), fa parte della Global Coalition to Defat ISIS, e partecipa a tutti i Coalition Working Groups. Nell’aprile 2016, Rabat ha assunto il ruolo guida del Global Counterterrorism Forum, precedentemente ricoperto dalla Turchia.

Il Marocco, nel corso del 2016, ha collaborato con gli USA anche in altri ambiti. In particolare, Rabat ha continuato a prendere parte al programma americano di assistenza antiterroristica per supportare lo sviluppo delle forze di sicurezza marocchine nelle aree critiche, soprattutto ai confini, e nelle indagini terroristiche, per rafforzare la cooperazione regionale.

Per quanto riguarda la strategia per il contrasto all’estremismo violento, le autorità di Rabat si sono focalizzate sui giovani e sulle attività economiche. In primo luogo, sono state create diverse iniziative dirette ai giovani – ritenuta  la fascia della popolazione più vulnerabile ai processi di radicalizzazione – e a rafforzare il ruolo della donna all’interno della società marocchina. Inoltre, per contrastare la diffusione dell’ideologia islamista, il Marocco ha sviluppato una strategia nazionale per sostenere e istituzionalizzare l’adesione all’Islam moderato. A tal fine, le autorità marocchine hanno rinnovato le moschee, promuovendo l’insegnamento moderato, rafforzando il ruolo del Ministry of Endowments and Islamic Affairs (MEIA) che si occupa di formare gli imam locali e stranieri.

Sofia Cecinini

Bandiera del Marocco. Fonte: Wikimedia Commons

Bandiera del Marocco. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

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