Crisi del Golfo: nuovo incontro per risolvere la crisi

Pubblicato il 30 luglio 2017 alle 5:03 in Medio Oriente Qatar

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Ieri, sabato 29 luglio, i ministri degli Esteri di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto si sono riuniti a Manama, la capitale del Bahrein. L’incontro, che durerà due giorni, sabato 29 e domenica 30 luglio, è stato organizzato per discutere gli ultimi sviluppi della crisi del Golfo, in seguito alla richiesta degli Stati Uniti di accelerare la risoluzione della crisi.

L’incontro si svolge dopo circa tre settimane dall’ultima riunione dei ministri degli Esteri dei quattro Paesi che, il 5 luglio 2017, su richiesta del ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, si erano riuniti al Cairo per esaminare la risposta di Doha e discutere i passi successivi per risolvere la crisi del Golfo. Nella sua risposta ufficiale, il Qatar aveva rifiutato le richieste giudicandole in contrasto con i principi di sovranità nazionale e di non ingerenza negli affari interni.

Secondo un comunicato del Ministero degli Esteri egiziano, l’incontro di Manama riflette l’interesse dei quattro Paesi nel coordinare le loro posizioni in merito alla crisi del Golfo, ribadire le proprie richieste al Qatar e valutare gli sviluppi della situazione e la portata dell’impegno del Qatar nel porre fine al sostegno del terrorismo e all’ingerenza negli affari interni dei quattro Paesi.

Secondo quanto riferito dal Al-Arabiya in lingua araba, l’incontro si sarebbe tenuto a causa dell’intransigenza del Qatar e del conseguente fallimento dei tentativi di mediazione arabi e internazionali. Secondo la fonte araba, il Qatar confiderebbe nel ritiro delle richieste da parte dei quattro Paesi, ma ciò è stato chiaramente negato dal ministro degli Esteri del Bahrein, Sheikh Khalid bin Ahmed Al- Khalifa, il quale ha ribadito che i quattro Paesi non ritireranno la lista delle richieste che hanno inviato al Qatar il 23 giugno 2017.

Secondo Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto, l’accettazione delle richieste da parte del Qatar costituirebbe l’unico modo per porre fine al sostegno e al finanziamento del terrorismo e per garantire la stabilità e la sicurezza nella regione.

Il 22 luglio 2017, l’emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani, in un discorso al popolo ha dichiarato che il Paese è pronto a dialogare per risolvere la crisi del Golfo, ma di non essere, in nessun caso, disposto a prendere in considerazione soluzioni che compromettono la propria sovranità nazionale.

Nel proprio discorso, l’emiro ha sottolineato che la “campagna” dei quattro Paesi che hanno imposto l’embargo “e le tappe successive erano state pianificate in anticipo” e che si tratta di “un attacco contro la sovranità dello Stato del Qatar, che mira a indurre in errore l’opinione pubblica e il mondo e a raggiungere obiettivi predeterminati”.

Secondo l’emiro, “qualsiasi soluzione alla crisi deve basarsi su due principi: in primo luogo, la soluzione dovrebbe essere adottata nel rispetto della sovranità e della volontà di ciascuno Stato. In secondo luogo, non dovrebbe trattarsi di ordini di una parte contro un’altra, ma di azioni e impegni congiunti, vincolanti per tutti”.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

Tamim bin Hamad al-Thani, Emiro del Qatar. Foto di Chuck Hagel (11 aprile 2014)

Tamim bin Hamad al-Thani, Emiro del Qatar. Foto di Chuck Hagel (11 aprile 2014)

di Redazione

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