Nessuno ama i migranti: il caso dell’Arabia Saudita

Pubblicato il 29 luglio 2017 alle 5:01 in Etiopia Immigrazione

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I migranti pongono gli stessi problemi a tutti i governi. Il caso dell’Arabia Saudita ci consente di ampliare il nostro sguardo, completamente focalizzato sull’Italia. Circa 400,000 cittadini etiopi vivono in Arabia Saudita senza permessi di soggiorno, lavorando in nero come domestici e operai.

Il 29 marzo 2017, Riyad aveva emesso un ordine esecutivo, ordinando a tutti gli etiopi presenti illegalmente nel Regno di tornare in Etiopia, entro 90 giorni. Due mesi dopo, il 21 maggio, il primo ministro etiope, Hailemariam Desalegn, si era detto preoccupato, poiché la maggior parte dei cittadini etiopi presenti in Arabia Saudita si era rifiutata di abbandonare il Paese. Di conseguenza, Hailemariam Desalgen temeva che il governo saudita avrebbe deportato i cittadini etiopi con la forza. Per cercare di compiacere Riyad, ed evitare una deportazione di massa, il primo ministro etiope aveva esortato i propri concittadini di lasciare l’Arabia Saudita. Pochi giorni dopo, il capo degli affari esteri etiope si era recato in Arabia Saudita per colloquiare con gli ufficiali di Riyad mentre il governo etiope rendeva noto di avere predisposto 40,000 visti di uscita per i cittadini etiopi senza documenti in procinto di lasciare il regno saudita. Il 28 giugno, dal momento che soltanto 45,000 etiopi erano rientrati in Etiopia, il governo di Addis Abeba ha chiesto il prolungamento dell’amnistia, per permettere alle restanti centinaia di migliaia di cittadini di lasciare volontariamente l’Arabia Saudita. Riyad ha accettato, dando una seconda scadenza di 30 giorni.

Martedì 25 luglio, la seconda amnistia è scaduta e, a oggi, soltanto 75,000 etiopi sono rientrati in Etiopia. Secondo quanto riportato da Africa News, la maggior parte dei cittadini dell’Etiopia presenti in Arabia Saudita hanno dichiarato di non avere soldi per permettersi i biglietti aerei. Ieri, mercoledì 26 luglio, Riyad ha concesso altri 30 giorni, riferendo che, alla loro scadenza, i cittadini etiopi senza documenti presenti entro i territori del regno verranno arrestati e deportati in massa con la forza.

Tali politiche di espulsione vennero inaugurate nel 2013, anno in cui le autorità di Riyad annunciarono di voler mandare via dal regno tutti i migranti illegali, per ridurre la disoccupazione del 12% e creare posti di lavoro per i cittadini sauditi, ma anche per motivi di sicurezza nazionale. Nel solo 2013, 2,5 milioni di migranti illegali hanno lasciato l’Arabia Saudita, molti volontariamente, mentre altri sono stati deportati. Il 9 maggio 2015, Human Rights Watch pubblicò un report in cui denunciava le condizioni degradanti e i maltrattamenti subiti dai migranti illegali in Arabia Saudita. Secondo le testimonianze raccolte, non solo i migranti arrestati vengono trattenuti in condizioni precarie, ma subiscono spesso abusi da parte delle guardie saudite. Dall’altra parte, Riyad, attraverso le amnistie concesse nel corso degli anni, ha sempre dato l’opportunità ai lavoratori illegali di lasciare il Paese volontariamente.

Nonostante l’altissimo numero di cittadini etiopi che lavorano all’estero, l’Etiopia è uno degli attori principali del Corno d’Africa, sia sul piano economico, sia sul piano della sicurezza. Il Paese ospita i quartier generali dell’Unione Africana ed è un membro dell’Intergovernmental Authority on Development (IGAD), un’organizzazione politico-commerciale composta dai paesi del Corno d’Africa fondata nel 1986, con sede in Gibuti. È previsto che l’Etiopia diventi il principale esportatore di energia del Corno d’Africa e il Paese più importante per la produzione di energia rinnovabile di tutto continente. La combinazione delle sue sorgenti idroelettriche, geotermiche, eoliche e solari è stimata a 60.000MW.

Sofia Cecinini

Cittadini etiopi. Fonte: US Africa Command

Cittadini etiopi. Fonte: US Africa Command

di Redazione

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