Trump e l’Iran: corsa allo scontro

Pubblicato il 28 luglio 2017 alle 16:00 in Iran Medio Oriente

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Durante la campagna elettorale, Donald Trump aveva promesso che si sarebbe impegnato, con tutte le sue forze, a danneggiare l’Iran. Mentre Obama sosteneva una politica di distensione, culminata negli accordi per la limitazione del programma nucleare dell’Iran, Trump accusava Obama di debolezza e ingenuità. Il presidente dell’Iran – argomentava Trump – grazie alla nuova ricchezza, resa possibile dal ritiro delle sanzioni, accrescerà gli investimenti in campo militare per colpire gli interessi degli Stati Uniti e dei suoi alleati regionali. Una volta al potere, Trump ha avviato la svolta anti-iraniana annunciata in campagna elettorale, anche grazie al sostegno della premier inglese, Theresa May, e del suo ministro degli esteri, Boris Johnson, i quali, nelle loro visite ufficiali in Arabia Saudita e in altri Paesi del Golfo Persico, hanno affermato di voler contenere l’Iran, rappresentato come un nemico. Trump, inoltre, ha chiuso un accordo miliardario per la vendita di armi all’Arabia Saudita, il più grande nemico dell’Iran. La dinamica politica che si sta innescando tra Iran e Stati Uniti è simile a quella tra Stati Uniti e Corea del Nord. Più grande è la paura del dittatore nord-coreano di essere aggredito dagli Stati Uniti, maggiori sono i suoi investimenti in campo militare. L’Iran si comporta in modo analogo. Dal punto di vista di Trump, nessuno può fidarsi dell’Iran perchè è un Paese intrinsecamente malvagio. Qualunque cosa faccia o prometta è volta a perseguire il male. Dal punto di vista dell’Iran, gli Stati Uniti cercano pretesti per organizzare la guerra contro i Paesi che non vogliono piegarsi agli interessi americani.

Le ispezioni hanno dimostrato che l’Iran sta rispettando l’accordo nucleare. Tuttavia, Trump afferma che sarebbe stato violato lo “spirito” del patto.  Martedì 25 luglio, la Camera dei Rappresentanti, uno dei due rami del Congresso americano, ha approvato un nuovo pacchetto di sanzioni contro l’Iran, volto a colpire 18 individui ed entità che, ad avviso di Washington, sono coinvolti in attività legate allo sviluppo di programmi missilistici e di armi. In un comunicato ufficiale congiunto dei dipartimenti di Stato, di Giustizia e del Tesoro americani, viene spiegato che “gli USA continuano a temere le attività maligne portate avanti dall’Iran in Medio Oriente, le quali minacciano la sicurezza, la stabilità e la prosperità della regione”.

Teheran ha condannato l’imposizione delle nuove sanzioni, definendola una mossa “spregevole e inutile” e, per tutta risposta, giovedì 27 luglio, l’Iran ha testato con successo un missile Simorgh, capace di trasportare razzi nello spazio. Rouhani ha dichiarato che i progressi in campo scientifico aumenteranno il potere e la grandezza dell’Iran.

Gli Stati Uniti hanno reagito duramente. Ieri sera, l’amministrazione Trump ha affermato che il lancio del missile Simorgh costituisce una violazione del patto nucleare. In realtà, come spiega oggi il New York Times, l’Iran non ha violato gli accordi, che non prevedono il divieto di sperimentare quel tipo di missili. Il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Heather Nauert, ha riferito che l’Iran, oltre a provocare gli Stati Uniti, sta andando avanti nello sviluppo del programma missilistisco.

Sofia Cecinini e Alessandro Orsini

Il presidente americano, Donald Trump. Fonte: Flickr

Il presidente amerricano, Donald Trump. Fonte: Flickr

di Redazione

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