Nigeria: assalto contro squadra alla ricerca di petrolio nel nord-est

Pubblicato il 28 luglio 2017 alle 1:31 in Africa Nigeria

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Mercoledì 26 luglio, almeno 10 militari sono stati uccisi, mentre altri 10 sono stati rapiti, nel corso di un’offensiva lanciata da uomini armati contro un convoglio per l’esplorazione del petrolio, nel nord-est della Nigeria.

Le autorità nigeriane sono convinte che i militanti facessero parte di Boko Haram. I militari che sono stati attaccati stavano proteggendo il convoglio, il quale stava conducendo attività di ricerca per scoprire nuovi giacimenti petroliferi vicino a Maiduguri, capitale dello Stato del Borno. Secondo quanto riportato da un attivista locale, la squadra di esplorazione era formata da almeno 30 persone, quasi tutte membri dell’Università di Maiduguri. Ahmed Idris, inviato ad Abuja, ha riferito ad al-Jazeera English che sono in corso operazioni per assistere i sopravvissuti dell’attacco.

La Nigerian National Petroleum Company (NNPC) conduce operazioni di ricerca da più di un anno, poiché è convinta che ci siano vaste riserve petrolifere nella zona del lago Ciad, nel nord del Paese. La Nigeria è la principale produttrice di petrolio del continente africano e la quarta esportatrice di gas naturale al mondo. Nonostante sia attraversata dalle violenze perpetrate dal gruppo fondamentalista Boko Haram, e dalla corruzione, la Nigeria possiede l’economia più prosperosa di tutta l’Africa ed è una delle nazioni più influenti della regione. La zona più ricca di petrolio è l’area del Delta del Niger, a sud del Paese.

Il gruppo terroristico nigeriano Boko Haram, attivo nel Paese dal 2009, ha causato la morte di almeno 20,000 persone nella sola Nigeria, forzando 2,6 milioni di cittadini ad abbandonare le proprie case. Le violenze, gli stupri e i sequestri perpetrati dal gruppo nel corso degli ultimi anni sono innumerevoli. In particolare, i rapimenti sono una pratica molto utilizzata dai terroristi; si ricorda il sequestro di 200 studentesse nell’aprile del 2014. Molte donne e bambine rapite sono costrette dai miliziani a diventare kamizkaze, venendo fatte saltare in aria nei pressi di mercati e luoghi affollati.  Il 25 dicembre scorso, Il presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, in carica dal 29 maggio 2015, aveva riferito che l’esercito nazionale aveva preso il controllo dell’ultima base di Boko Haram, nello Stato del Borno. Successivamente, il primo gennaio 2017, il gruppo terroristico ha smentito la propria sconfitta attraverso la pubblicazione di un video. Da allora, si verificano sistematicamente attacchi che stanno minacciando la sicurezza del Paese, soprattutto nelle aree più remote. Martedì 25 luglio, il capo dell’esercito nigeriano ha ordinato la cattura del leader di Boko Haram, Abubakar Shekau, vivo o morto, entro 40 giorni.

Il Country Report on Terrorism, pubblicato giovedì 20 luglio dal governo americano, ha inserito la Nigeria al sesto posto tra i dieci Paesi che hanno subito il maggior numero di attacchi terroristici nel 2016, con un totale di 466 attentati e 1832 morti. Tali cifre hanno segnato una netta diminuzione rispetto ai 588 attacchi e le 4940 vittime del 2015. Nonostante ciò, l’allerta in Nigeria rimane molto alta.

Sofia Cecinini

cartina della Nigeria, in rosso lo Stato del Borno. Fonte: Wikimedia Commons

cartina della Nigeria, in rosso lo Stato del Borno. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

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