Libia: una nuova speranza per l’Italia

Pubblicato il 27 luglio 2017 alle 5:03 in Africa Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Libia sta facendo un nuovo tentativo per unificarsi. Attualmente, due governi rivali, uno a Tripoli, sostenuto da Stati Uniti e Italia, l’altro a Tobruk, sostenuto da Russia ed Egitto, si contendono la legittimità politica. La divisione interna crea conseguenze che affliggono anche l’Italia, dal momento che nessuno controlla realmente le coste della Libia. Se la Libia non sarà unificata sotto un solo governo, le sue coste continueranno a essere battute dai trafficanti di esseri umani.

Martedì 25 luglio, il primo ministro del governo di Tripoli, Fayez Al-Sarraj, e il generale a capo dell’esercito di Tobruk, Khalifa Haftar, si sono incontrati a Parigi per discutere la situazione della Libia. L’incontro è stato guidato dal presidente francese, Emmanuel Macron.

L’obiettivo era trovare una via d’uscita alla crisi della Libia per stabilizzare il Paese e porre fine al conflitto che lacera la Libia dall’uccisione dell’ex presidente, Muammar Gheddafi, avvenuta il 20 ottobre 2011 a Sirte.

Durante l’incontro, le parti hanno promesso che si impegneranno per raggiungere un accordo sul cessate il fuoco in Libia e l’organizzazione delle elezioni, che dovrebbero svolgersi nei primi mesi del 2018.

Alla fine dell’incontro, Haftar e Al-Sarraj hanno emanato un comunicato congiunto suddiviso in 10 punti. Secondo tale comunicato, le due parti si impegnano ad avviare “il cessate il fuoco e ad astenersi dall’uso della forza, eccezion fatta per i casi che prevedono sforzi congiunti per la lotta al terrorismo”. Si impegnano altresì a progredire nell’organizzazione delle elezioni nei primi mesi del 2018. Altro punto importante è “l’istituzione dello stato di diritto” nel Paese.

L’incontro si è tenuto dopo che, il 17 luglio 2017, Al-Serraj, premier del governo di Tripoli, ha presentato una road map che mira a “far uscire il Paese dalla crisi”, ristabilendo l’unità e la pace. La road map si basa sulla collaborazione tra le due parti per riunificare e pacificare il Paese.

Nella conferenza stampa che si è tenuta dopo l’incontro, il presidente francese Macron ha riferito che “la questione della pace ha fatto grandi passi avanti” e ha elogiato il “coraggio storico” mostrato dalle due parti, sottolineando che “la regione del Mediterraneo ha bisogno di questa pace”. Secondo il presidente francese, le parti potrebbero diventare un simbolo di riconciliazione nel Paese.

Macron e gli altri leader europei nutrono molte speranze nell’accordo tra Haftar e Al-Sarraj. L’accordo, infatti, porterebbe numerosi vantaggi sia alla Libia sia all’Europa e, in particolare, all’Italia. La tesi prevalente è che la creazione di un unico governo libico avvantegerebbe l’Italia per almeno due motivi.

In primo luogo, la creazione di un governo centrale unificato, con un proprio esercito nazionale, sarebbe nelle condizioni di intervenire per regolare il flusso di migranti che partono dalle coste della Libia per raggiungere l’Europa.

In secondo luogo, la nascita di un governo unificato avrebbe i mezzi per favorire la stabilizzazione economica. A causa del conflitto, in Libia sono stati chiusi molti campi petroliferi e le parti in guerra combattono per il controllo dei principali giacimenti. Ciò ha causato una grave crisi economica che ha disastrato la Libia. Prima della caduta del regime di Gheddafi, i proventi dello Stato dipendevano per il 95% dalle esportazioni di petrolio e gas naturale. La stabilizzazione dell’economia contribuirebbe a migliorare le condizioni di vita nel Paese e ciò porrebbe un freno al numero dei migranti economici che abbandonano la Libia.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

Paolo Gentiloni. Fonte: President of Russia.

Paolo Gentiloni. Fonte: President of Russia.

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.