Trump: debole uomo forte

Pubblicato il 26 luglio 2017 alle 16:41 in Il commento

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La Camera dei rappresentanti, uno dei due rami del Congresso americano, ha approvato una legge che riduce i poteri di Trump in materia di sanzioni. Il presidente degli Stati Uniti non potrà sospendere o revocare le sanzioni contro i Paesi stranieri com’era accaduto finora. Il che significa che Trump non potrà gratificare Putin sospendendo le sanzioni con un atto presidenziale. Un atto che, dato lo scandalo Russiagate, avrebbe assunto l’aspetto di un favore personale. Con l’espressione Russiagate si fa riferimento a due indagini da parte del Congresso americano e del dipartimento di giustizia. La prima indagine vuole verificare se Putin, d’intesa con Trump, abbia operato per sabotare la campagna elettorale di Hillary Clinton. La seconda indagine vuole stabilire se Trump, una volta insediatosi alla Casa Bianca, abbia cercato di ostacolare le indagini. Che Trump abbia tramato con Putin contro il corretto funzionamento della democrazia americana sarebbe gravissimo; che Trump abbia cercato di ostacolare le indagini, abusando dei propri poteri di presidente, sarebbe altrettanto grave.

Come se non bastasse, la Camera dei rappresentanti ha anche approvato un nuovo pacchetto di sanzioni contro Russia, Iran e Corea del Nord. I deputati non soltanto hanno impedito a Trump di beneficiare Putin, ma hanno addirittura posto le condizioni politiche per un allontanamento tra i due. La nuova legge dovrà essere approvata dal Senato, ma richiede la firma di Trump per entrare in vigore. Dal momento che l’approvazione del Senato appare certa, Trump sarà costretto a firmare o porre il veto. Se approverà la legge, sarà costretto a riconoscere di non essere l’uomo forte che ha sempre dichiarato di essere. Con la sua firma, il mondo saprà che Trump vorrebbe ritirare le sanzioni contro la Russia, ma non può. Saprà altresì che il presidente degli Stati Uniti è costretto a seguire una linea politica che non condivide in nessun modo. Se Trump firma, piega la testa davanti al Congresso, da cui viene scavalcato e schiaffeggiato pubblicamente. Se non firma, il suo veto sarebbe quasi certamente rovesciato dal Congresso e la legge entrerebbe in vigore, con l’aggravante che tutti potrebbero indicare nel veto un tentativo di favorire Putin contro la volontà del Congresso americano. Trump sarebbe descritto, dai suoi oppositori più aggressivi, come l’amico di Putin e il nemico degli americani. Il tutto mentre infuria lo scandalo Russiagate.
Questa vicenda consente di mettere a fuoco quanto sia problematico il rapporto tra Trump e il partito repubblicano. È infatti proprio il partito repubblicano a creare i più grandi problemi a Trump. Il senatore repubblicano, Mitch McConnell del Kentucky, che è anche il leader della maggioranza repubblicana in Senato, ha dichiarato tutta la sua ostilità verso Putin. Quando la legge arriverà in Senato, Mitch McConnell si batterà per la sua approvazione, pur sapendo che questo danneggerà l’immagine di Trump. Il repubblicano Ed Royce, membro della Camera dei rappresentanti, nonché presidente della Commissione per gli affari esteri, ha dichiarato di essere ansioso di approvare una legge punitiva per la Russia. Il repubblicano Paul D. Ryan, che è il presidente della Camera dei rappresentanti, ha salutato l’approvazione delle nuove misure contro la Russia come “uno dei pacchetti di sanzioni più grandi della storia”.
I sentimenti anti-russi nella classe politica americana sono profondi e trasversali alle forze politiche. La presidenza di Trump passerà; il sentimento anti-russo degli americani è destinato a durare.

 

di Alessandro Orsini

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