Nessuno ama i migranti: l’Angola

Pubblicato il 26 luglio 2017 alle 14:01 in Angola Immigrazione

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Il rispetto dei diritti dei migranti e dei rifugiati è uno dei temi più dibattuti negli Stati europei. Numerosi documenti e reports ufficiali hanno denunciato le condizioni di insicurezza e i rischi a cui sono esposti i migranti che si trovano in Libia. Pochi, tuttavia, sono a conoscenza di ciò che accade a coloro che cercano rifugio in Paesi extra-europei.

In Angola, i migranti sono soggetti a trattamenti violenti e vedono calpestati i propri diritti dalle autorità locali continuamente, secondo quanto denunciano accreditate organizzazioni umanitarie.

L’Angola, Paese dell’Africa centrale che si affaccia sull’Oceano Atlantico, in seguito all’indipendenza dal Portogallo, ottenuta l’11 novembre 1975, ha affrontato una sanguinosa guerra civile che si è conclusa definitivamente soltanto nell’aprile del 2002. Ricca di risorse, l’Angola ha una delle economie con il tasso di crescita più elevato dell’Africa, grazie soprattutto alla produzione di petrolio. Questa relativa prosperità la rende attraente per molti migranti economici. Fin dalla fine della guerra civile, l’Angola ha portato avanti una politica rigida nei confronti dell’immigrazione illegale. Il Paese ha aperto numerosi centri di detenzione, dove migliaia di stranieri vengono trattenuti per poi essere rimpatriati, spesso vivendo in condizioni degradanti e subendo violenze. Le autorità angolane, con a capo il presidente José Eduardo dos Santos, in carica dal 1979, cercano di diffondere la xenofobia tra i cittadini, raccontando che in Angola è in corso un’invasione silenziosa di almeno mezzo milione di migranti illegali, i quali rappresentano una grave minaccia per la sicurezza interna. Numerosi migranti provenienti dai Paesi musulmani dell’Africa occidentale, hanno subito ripetuti attacchi, divenendo vittima di discriminazioni etniche e religiose.

Più volte, le organizzazioni umanitarie hanno denunciato le violenze delle autorità angolane sui migranti. Il 21 maggio 2012, Human Rights Watch ha reso noto che le forze di sicurezza dell’Angola violavano sistematicamente i diritti umani degli stranieri, soprattutto nel corso delle procedure di espulsione.

Martedì 25 luglio, è avvenuto l’ennesimo episodio di deportazione da parte delle autorità angolane. Il quotidiano Africa News ha riportato che 300 migranti illegali congolesi che, nelle settimane passate, si erano stabiliti nella provincia settentrionale di Cabinda, sono stati rimpatriati nella Repubblica democratica del Congo e nella Repubblica del Congo. Oltre a loro, 54 cittadini di Kinshasa e 8 di Brazzavile sono stati trattenuti dalla polizia per aver violato la frontiera dell’Angola.

Il direttore del Migration and Forigners Service (SME) di Cabinda, Firmino de Jesus Samavie, ha riferito che i migranti sorpresi a varcare le frontiere illegalmente subiranno immediatamente una pena. Inoltre, Samavie ha intimato ai cittadini angolani di non ospitare i migranti e a non assumerli per lavorare, poiché ciò comporterebbe sanzioni legali.

La provincia di Cabinda è ricca di petrolio e ospita molti espatriati che lavorano nelle compagnie petrolifere. Anche se piena di risorse, la regione è una delle più povere dell’Angola. La provincia di Lunda Norte, ricca di diamanti e confinante con la Repubblica Democratica del Congo ospita circa 32,000 rifugiati provenienti dagli Stati vicini. Complessivamente, nel 2015, in Angola sono giunti 106,800 migranti.

Sofia Cecinini

Migranti in attesa di essere rimpatriati, Angola. Fonte: Flickr

Migranti in attesa di essere rimpatriati, Angola. Fonte: Flickr

di Redazione

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