Ucraina orientale: vertice telefonico a quattro

Pubblicato il 26 luglio 2017 alle 5:09 in Russia Ucraina

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Vladimir Putin, Angela Merkel, Emmanuel Macron e Petro Poroshenko hanno tenuto un vertice telefonico lo scorso 24 luglio per delineare un cessate il fuoco in Ucraina orientale, è la prima volta che il “Quartetto Normandia” si confronta dopo la proposta di indipendenza del Donbass.

Mappa della Donbass. Fonte: Global Research

Mappa della Donbass. Fonte: Global Research

Il “Quartetto Normandia”, gruppo negoziale composto da Russia, Ucraina, Germania e Francia che cerca una soluzione al conflitto ucraino, ha tenuto un vertice telefonico ai massimi livelli, secondo quanto comunica il servizio stampa del Cremlino. Putin, Macron, Merkel e Poroshenko hanno discusso dell’applicazione delle disposizioni fondamentali dell’accordo di Minsk, siglato nel febbraio 2015 e ancora lungi dall’entrare in vigore.

“I leader hanno avuto un dettagliato scambio di opinioni sulla situazione nel sud-est dell’Ucraina, tenendo conto delle gravi inadempienze nell’attuazione degli accordi di Minsk del 12 Febbraio 2015, Vladimir Putin ha esposto fin nei minimi particolari gli approcci della Russia su tutte le principali disposizioni del suddetto accordo” – si legge nel comunicato del Cremlino.

I tre presidenti e la cancelliera Merkel hanno ascoltato le relazioni del capo della missione di monitoraggio dell’OSCE Ertugrul Apakan e del suo vice Alexander Hug sullo stato del mantenimento del cessate il fuoco nella zona cuscinetto stabilita nel protocollo preliminare all’accordo di Minsk del settembre 2014.

Berlino e Parigi hanno rilasciato una dichiarazione congiunta sul vertice telefonico, assicurando che Emmanuel Macron e Angela Merkel hanno presentato a Russia e Ucraina un preciso elenco di zone del Donbass in cui è necessario ridurre la presenza di forze armate e mezzi pesanti, in ottemperanza a quanto disposto dagli accordi.

“Il ritiro delle unità militari e la riduzione delle armi pesanti dovrebbe essere prioritaria per tutte le parti in causa” sottolineano i due leader occidentali. Al centro della preoccupazione di Francia e Germania vi è il centro abitato di Lugansk, difeso dalle forze ribelli dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk, ma sotto il tiro dell’artiglieria dell’esercito regolare ucraino.

Pomo della discordia rimane la posizione delle repubbliche autoproclamate di Donetsk e Lugansk. Gli accordi di Minsk prevedono un reintegro nello stato ucraino con ampia autonomia. Le due repubbliche ribelli, tuttavia, rifiutano di disarmare se la Rada, il parlamento ucraino, non vota l’autonomia. Kiev pretende il disarmo previo al voto. La scorsa settimana il Aleksandr Zacharčenko, presidente della Repubblica Popolare di Donetsk, aveva proposto l’indipendenza dell’Ucraina orientale con l’antico nome di Malorossija. È la prima volta che i quattro paesi negoziatori si riuniscono dopo la proposta di Zacharčenko.

“È stato concordato di mantenere ulteriori contatti, anche al massimo livello”, – conclude la nota del Cremlino.

La rivolta pro-occidentale scoppiata a Kiev nel febbraio 2014 che ha causato la fuga del presidente ucraino Janukovic e l’instaurazione di un governo filo-europeo ha avuto come conseguenza non solo l’annessione russa della Crimea, siglata il 18 marzo 2014, ma anche lo scoppio di una rivolta nelle provincie meridionali e orientali dell’Ucraina, a maggioranza russa. Sedata la rivolta nell’Ucraina del sud, il governo di Kiev non è riuscito a riprendere il controllo del Bacino del Don, dove sono sorte due repubbliche autoproclamate sostenute da Mosca, a Donetsk e a Lugansk. Il ruolo giocato nella crisi ucraina è valso a Mosca le sanzioni statunitensi ed europee, ma dal settembre del 2014 la Russia, con Francia e Germania, fa parte del gruppo negoziale che lavora per risolvere la crisi in Ucraina orientale.

 

Traduzione dal russo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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