Gerusalemme: il tentativo di pace di Netanyahu

Pubblicato il 25 luglio 2017 alle 14:03 in Israele Medio Oriente

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Oggi, martedì 25 luglio, il governo di Israele ha annunciato la rimozione dei metal detector all’entrata della moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme, dopo l’escalation di violenza tra i palestinesi e le forze israeliane.

Il primo  ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha affermato che il governo “ha votato per la rimozione dei metal detector martedì mattina”. Secondo quanto riportato dall’ufficio del primo ministro, i metal detector verranno sostituiti con dei sistemi di controllo meno invasivi, basati su tecnologie avanzate. Israele sta rimuovendo i metal detector e le telecamere di sorveglianza installati all’entrata della moschea di Al-Aqsa proprio in queste ore. Il governo ha riferito che, fino a quando il nuovo sistema di sicurezza non sarà operativo, le unità di polizia verranno rafforzate per garantire la sicurezza dell’area.

I metal detector erano stati installati all’entrata della moschea di Al-Aqsa in seguito all’uccisione il 14 luglio 2017 di due soldati israeliani. Ciò ha causato numerose proteste nel mondo arabo, che ha visto nell’installazione delle misure di sicurezza israeliane un tentativo di violare lo status quo del luogo sacro dei musulmani.

La decisione del governo israeliano rappresenta una svolta nella politica adottata fino ad oggi da Netanyahu. Domenica 23 luglio 2017, infatti, il primo ministro aveva ribadito che i metal detector sarebbero rimasti nella spianata delle moschee, nonostante le proteste dei palestinesi. La strategia del primo ministro israeliano è cambiata per tre motivi principali. Il primo è la pressione esercitata dal presidente palestinese Mahmoud Abbas, che, venerdì 21 luglio 2017, aveva annunciato il congelamento dei rapporti con Israele a tutti i livelli. Il secondo motivo è l’escalation di violenza tra arabi e israeliani, che ha portato a numerosi conflitti nella città di Gerusalemme. Il terzo motivo è costituito dallo scontro diplomatico tra Israele e Giordania.

Le proteste degli arabi contro le misure di sicurezza adottate da Israele a Gerusalemme sono dilagate anche in Giordania. Venerdì 21 luglio 2017, migliaia di cittadini giordani hanno invaso le strade di Amman per protestare contro le misure di sicurezza adottate da Israele a Gerusalemme. Le proteste sono culminate domenica 23 luglio 2017 in un assalto all’ambasciata israeliana ad Amman da parte di un cittadino giordano. L’attacco ha causato il ferimento di una guardia israeliana e la morte di due cittadini giordani, tra cui l’assalitore.

L’attacco all’ambasciata israeliana ha provocato uno scontro diplomatico tra Israele e Giordania e complica i rapporti già tesi tra i due Paesi, impegnati in negoziati regionali per risolvere la crisi di Gerusalemme. In seguito all’episodio, i funzionari dell’ambasciata israeliana ad Amman sono rientrati a Tel Aviv.

Si tratta di uno degli episodi più gravi che mina i rapporti tra i due Paesi, in particolare dalla firma del trattato di pace del 4 maggio 1994. Il trattato riconosce il ruolo speciale della Giordania nei luoghi sacri musulmani di Gerusalemme, in riferimento al fatto che, prima della vittoria di Israele nella guerra dei sei giorni del 1967, la Giordania controllava la parte di Gerusalemme dove si trova la spianata delle moschee.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano. Fonte: Wikipedia Commons

Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano. Fonte: Wikipedia Commons

di Redazione

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