Rohingya: traffico illegale tra Myanmar e Malesia

Pubblicato il 23 luglio 2017 alle 5:04 in Asia Malesia

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Nonostante il rafforzamento delle misure di controllo in Thailandia per porre fine al traffico di esseri umani, i network illegali continuano a essere attivi tra il Maynmar e la Malesia.

Dal 2015, la Thailandia sta cercando di contrastare le attività dei trafficanti che si approfittano dei musulmani Rohingya che scappano dalle persecuzioni che subiscono in Maynmar, dove vengono costretti per lunghi periodi in campi allestiti nella giungla, prima di riuscire a raggiungere la Malesia. Ancora oggi, ogni mese, gruppi di Rohingya provenienti dal nord e dall’ovest del Maynmar vengono fatti entrare clandestinamente in Malesia attraverso la Thailandia.

I Rohingya sono una delle minoranze più perseguitate al mondo. Di etnia musulmana, vivono per la maggior parte in Maynmar, uno Stato a maggioranza buddista. In circa 140.000 sono costretti in un ghetto dal quale non possono uscire senza il permesso del governo. Non godono della cittadinanza del Maynmar e non fanno parte dei 135 gruppi etnici ufficiali nazionali riconosciuti. Per ottenere la cittadinanza, i Rohingya devono dimostrate di vivere da 60 anni in Maynmar, ma spesso le loro richieste vengono rifiutate, con il risultato che tutti i loro diritti sono limitati. Il Maynmar considera questa minoranza immigrati illegali provenienti dal vicino Bangladesh. Le politiche dell’ex presidente del Maynmar, Thein Sein, dall’inizio della carica nel 2011, sono state spesso apertamente anti-Rohingya. Nell’ottobre del 2012, di fronte a violenti scontri, Sein chiese alle Nazioni Unite di collocare la minoranza in altri paesi, dicendo che il Maynmar non poteva più accettare migranti illegali. Nell’aprile 2013, Human Rights Watch ha riferito che i Rohingya stavano subendo una pulizia etnica, accusa poi smentita da Sein, il quale la definì “una campagna diffamatoria”.

Ustaz Rafik, leader della comunità di Rohingya stanziata a Selayang, vicino a Kuala Lampur, in Malesia, sostiene che le autorità tailandesi devano mettere in atto controlli e misure più efficaci per contrastare i traffici illegali. Rafik ha spiegato che, nel 2013 e nel 2014, i Rohingya che venivano fatti entrare clandestinamente in Malesia ogni mese erano centinaia. “Oggi arrivano circa 10 o 20 individui ogni mese ma, generalmente, sono tutti giovani e bambini che hanno trascorso mesi nei campi nascosti nella giungla”, ha riferito Rafik.

Lo status di rifugiati concesso dalla UN Refugee Agency che i Rohingya cercano di ottenere una volta arrivati in Malesia non permette loro di lavorare legalmente; tuttavia, grazie ad esso, possono ottenere cure mediche e ricevere protezione, evitando di essere arrestati dalle autorità locali.

Sofia Cecinini

34.000 persone di etnia Rohingya hanno lasciato il Myanmar, dall'ottobre 2016. Fonte: EU Humanitarian Aid and Civil Flickr

34.000 persone di etnia Rohingya hanno lasciato il Myanmar, dall’ottobre 2016. Fonte: EU Humanitarian Aid and Civil Flickr

di Redazione

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