I curdi in Siria: un rompicapo per Trump

Pubblicato il 22 luglio 2017 alle 5:01 in Medio Oriente Turchia

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Gli Stati Uniti svolgono un ruolo di primo piano nella lotta contro l’ISIS in Siria. Nel settembre 2014, tre mesi dopo l’autoproclamazione dello Stato Islamico, l’amministrazione Obama diede forma a una coalizione internazionale per contrastare l’avanzata dei terroristi. I bombardamenti aerei contro le principali basi dell’ISIS furono sostenuti dai combattenti curdo-siriani delle People’s Protection Units (YPG). Gli americani operavano dal cielo e i curdi sul campo. Nel dicembre 2014, l’amministrazione Obama adottò un provvedimento che prevedeva l’impiego di soldati americani ler addestrare I combattenti curdo-siriani.

Il 10 ottobre 2015, le People’s Protection Units formarono le Syrian Democratic Forces (SDF), un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni. Fin dalla sua creazione, l’alleanza ha ricoperto un ruolo di primo piano nella lotta contro l’ISIS in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti.

Il sostegno USA ai combattenti curdo-siriani è stata fonte di tensioni con la Turchia, membro della NATO, la quale considera le People’s Protection Units un’organizzazione terroristica al pari del Kurdistan Workers’ Party (PKK). Ankara vuole evitare che i curdi siriani riescano a creare uno Stato indipendente nel nord della Siria  per impedire che i curdi, che vivono in Turchia, di aderire a un simile progetto.

Nonostante Erdogan abbia chiesto tante volte alla Casa Bianca di prendere le distanze dai curdi, Donald Trump, in linea con la posizione di Obama, il 9 maggio 2017, ha ordinato l’invio di armi alle People’s Protection Units, considerate un alleato indispensabile nella lotta contro l’ISIS a Raqqa, capitale de facto dei terroristi in Siria. Il 4 luglio 2017, la città vecchia di Raqqa è stata liberata e, attualmente, sono in corso i combattimenti per eliminare tutti i jihadisti.

Secondo Sam Haller in Foreign Affairs, l’alleanza con le Syrian Democratic Forces ha condotto gli USA in un vicolo cieco. A suo avviso, quando l’ISIS cadrà definitivamente, gli Stati Uniti non potranno abbandonare la Siria senza che ci siano conseguenze negative. Se Washington ritirasse le proprie truppe dai territori siriani, lasciando scoperte le People’s Protection Units, la Turchia potrebbe intervenire militarmente per schiacciare i curdi, creando un nuovo caos di cui potrebbero approfittare i militanti dell’ISIS, bramosi di riconquistare il terreno perso. Più semplicemente, l’impegno degli Stati Uniti contro il terrorismo in Siria avrà risultati positivi fino a quando Washington manterrà la propria presenza nei territori siriani.

Per mantenere la propria posizione vincente, conclude Sam Haller, gli USA dovrebbero muoversi su due fronti. In primo luogo, Washington dovrebbe continuare ad assicurarsi che le Syrian Democratic Forces non attacchino la Turchia, la quale, tuttavia, continuerà a essere agitata per la paura di nuove offensive da parte dei curdo-siriani. In secondo luogo, gli USA dovrebbero coordinarsi con la Russia, alleata del regime siriano, ma nemica dell’ISIS, la quale potrebbe facilitare un accordo vantaggioso tra il regime di Assad ed i combattenti curdo-siriani, che eviti l’intervento armato della Turchia.

Sofia Cecinini

Combattenti delle YPG a Raqqa. Fonte: Wikimedia Commons

Combattenti delle YPG a Raqqa. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

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