La terra del terrorismo: Somalia

Pubblicato il 21 luglio 2017 alle 5:01 in Africa Somalia

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Il Country Report on Terrorism 2016, pubblicato ieri dal governo americano, ha inserito la Somalia al primo posto tra i Paesi considerati “safe heavens” (rifugio sicuro) del terrorismo in Africa. Con tale termine, il rapporto indica quegli Stati in cui le organizzazioni terroristiche sono in grado di operare liberamente per colpa di una governance locale inadeguata e incapace di contrastare le attività terroristiche.

La Somalia, Paese africano situato nel Corno d’Africa, è dilaniata da anni da una guerra civile che contrappone il governo del primo ministro Hassan Ali Khaire, internazionalmente riconosciuto, e al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, una potente organizzazione politico-militare fondata nel 2006 ed affiliata ad al-Qaeda, che ricorre spesso al terrorismo contro i suoi nemici. Il documento del governo americano spiega che la maggior parte dei territori somali vengono sfruttati dai terroristi senza alcuna resistenza da parte delle autorità locali. Nonostante la Somalia, nell’ultima parte del 2016, abbia cercato di aumentare gli sforzi per migliorare la situazione, continuando a collaborare con gli USA, quasi nessun progresso è stato raggiunto.

Secondo il rapporto, la capacità di al-Shabaab di operare indisturbatamente nel Paese è stata dovuta, in larga parte, alla fallibilità delle operazioni anti-terrorismo portate avanti dal governo. I terroristi sono stati in grado di compiere una serie di assalti e attacchi mortali contro l’African Union Mission in Somalia (AMISOM), causando la morte di centinaia di soldati somali e di ufficiali della missione dell’Unione Africana. L’attacco più grave si è verificato il 15 gennaio 2016, contro una base keniota stanziata a Ceel Adde, nella regione somala di Gedo, in cui sono morti decine di ufficiali del Kenya.

Come negli anni precedenti, anche nel corso del 2016, al-Shabaab ha mantenuto la propria principale base operativa nella Jubba River Valley, dalla quale ha lanciato attacchi in tutta la Somalia e nel nord del Kenya. In seguito all’attentato contro la Garissa University, commesso da al-Shabaab il 2 aprile 2015, e che viene ricordato come uno degli attacchi terroristici più violenti della storia, il Kenya ha potenziato i controlli e le forze di sicurezza ai confini con la Somalia.

Nel nord della Somalia, un piccolo gruppo di ex militanti di al-Shabaab, nel corso dell’ottobre 2015, si è affiliato all’ISIS, stabilendo la propria base in un’area remota del Paese con accesso diretto alla costa del Golfo di Aden, in prossimità della Penisola arabica. A meno di un anno di distanza, tale gruppo si è stanziato nelle montagne Golis del Puntland, prendendo temporaneamente il controllo del porto di Qandala, che è stato liberato dalle forze di sicurezza locali nel dicembre dell’anno scorso. Ciò significa che al-Shabaab, nonostante sia rimasta fedele all’Isis, ha al proprio interno una minoranza che guarda con favore a un’alleanza con l’Isis. Si tratta di una divisione che sta rientrando lentamente, a causa delle terribili sconfitte che l’Isis sta subendo in Siria e in Iraq. L’Isis, essendo prossimo alla rovina completa, è un’alternativa ad al Qaeda sempre meno valida ed attraente.

Nel 2016, complessivamente, la Somalia ha subito 359 attacchi terroristici, che hanno causato la morte di 740 persone, un aumento rispetto ai dati del 2015, in cui ci sono stati 241 attentati e 659 vittime.

Sofia Cecinini

Mappa della Somalia. Fonte: Wikimedia Commons

Mappa della Somalia. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

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