Il cinismo politico, la Palestina e l’Egitto

Pubblicato il 21 luglio 2017 alle 5:03 in Medio Oriente Palestina

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La nascita di uno Stato in Palestina è un progetto reso difficile non soltanto dalla forza di Israele, ma anche dalle divisioni interne al movimento palestinese, che si indebolisce con le proprie mani. Il movimento palestinese è infatti diviso in due anime contrapposte. Da una parte, Hamas, che controlla la città di Gaza; dall’altra, Al-Fatah, che guida l’Autorità Nazionale Palestinese, il cui centro amministrativo è a Ramallah, in Cisgiordania. Le tensioni e gli scontri tra le due parti sono esplose nel giugno 2007, quando Hamas, dopo un sanguinoso scontro con Al-Fatah, ha assunto il controllo di Gaza.

Da qualche mese, Hamas impedisce ai capi di Al-Fatah di entrare in Cisgiordania per partecipare alle riunioni con gli altri membri del loro movimento. L’ultimo episodio risale a martedì 11 luglio, quando le forze di sicurezza di Hamas hanno impedito al vice segretario del Consiglio rivoluzionario di Al-Fatah di entrare in Cisgiordania, senza fornire nessuna spiegazione. Secondo una fonte di Al-Monitor, che ha chiesto di rimanere anonima, l’obiettivo di Hamas è quello di “stringere il cappio sulla leadership di Al-Fatah”.

Gli scontri tra i due gruppi si sarebbero intensificati dopo che, il 10 marzo 2017, Hamas ha istituito a Gaza un comitato amministrativo per gestire le istituzioni governative nel territorio. Al-Fatah ha più volte chiesto a Hamas di chiudere il comitato, senza però ottenere alcun risultato.

Al-Fatah ha colpito Hamas con alcune misure punitive nella Striscia di Gaza, al fine di spingere i suoi capi a riprendere i colloqui di riconciliazione. Tra le misure, vi è l’aumento delle tasse sulle importazioni, quindi anche sul carburante che nella Striscia di Gaza viene fornito da Israele, ma acquistato da Al-Fatah che poi lo vende ad Hamas. Israele e Hamas, essendo in guerra, non hanno scambi commerciali diretti. La mossa di Al-Fatah ha causato una grave crisi elettrica nella striscia di Gaza, che ancora oggi consente ai palestinesi di avere l’elettricità per due sole ore al giorno.

Una delle dinamiche più interessanti che si stanno verificando in Palestina è il riavvicinamento tra Hamas e l’Egitto. Hamas fa parte della Fratellanza Musulmana, che il presidente egiziano al-Sisi combatte con tutte le sue forze. Al-Sisi è infatti giunto al potere rovesciando il precedente presidente Mohamed Morsi (luglio 2013) che, per l’appunto, è legato alla Fratellanza Musulmana. Morsi è in carcere e lotta per difendersi contro una condanna alla pena di morte. Nonostante ciò, al-Sisi, per ragioni di opportunità politica, sta fornendo aiuti concreti ad Hamas perché ambisce ad assumere un ruolo di primo piano nel conflitto israelo-palestinese. L’attuale presidente dell’Egitto, che ha un problema di legittimità perché è giunto al potere con un colpo di Stato, vorrebbe conquistare i consensi del mondo arabo ergendosi a difensore dei palestinesi.

Dal 4 giugno 2017, l’Egitto sta aiutando la striscia di Gaza ad affrontare la crisi elettrica, attraverso l’invio di carburante industriale nel territorio. I rapporti tra Egitto e Hamas sono migliorati notevolmente negli ultimi mesi. I rappresentanti di Hamas si sono più volte recati al Cairo per chiedere aiuto al governo egiziano di Al-Sisi. Nonostante al-Sisi consideri la Fratellanza Musulmana un’organizzazione terroristica da schiacciare con la forza in Egitto, sostiene un movimento legato alla Fratellanza Musulmana in Palestina per opportunità politica. Tutti i paesi arabi, ma anche l’Iran, che non è un paese arabo, sognano di risolvere il conflitto israelo-palestinese in favore dei palestinesi giacché, realizzando una simile impresa, ricaverebbero grandi benefici politici in termini di popolarità e di legittimazione politica.

Alessandro Orsini e Laura Cianciarelli che ha tradotto i testi arabi

Bandiera di Hamas. Fonte: Wikipedia.

Bandiera di Hamas. Fonte: Wikipedia.

di Redazione

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