L’Iran tuona contro gli Stati Uniti

Pubblicato il 20 luglio 2017 alle 12:41 in Iran Medio Oriente

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Crescono le tensioni tra Iran e Stati Uniti dopo che il presidente americano, Donald Trump, ha annunciato l’imposizione di nuove sanzioni contro Teheran.

A poco più di due anni dalla firma dell’accordo sul nucleare, martedì 18 luglio, il presidente americano, Donald Trump, è stato chiamato a relazionare al Congresso circa il rispetto o meno delle condizioni dell’accordo da parte dell’Iran. L’accordo sul nucleare era stato raggiunto il 14 giugno 2015 tra l’Iran e i membri del gruppo 5+1 ovvero USA, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e Germania. L’accordo imponeva all’Iran una limitazione del programma nucleare in cambio dell’alleggerimento delle sanzioni internazionali nei settori finanziario e del petrolio.

Martedì 18 luglio, l’amministrazione Trump ha affermato che l’Iran, pur avendo rispettato le condizioni dell’accordo, ne ha violato lo “spirito”. Gli Stati Uniti si sono detti preoccupati per “le sue attività nocive in Medio Oriente”, facendo riferimento, in particolare, al programma di missili balistici iraniano e al contributo del Paese nell’accrescere le tensioni regionali. Il presidente americano ha, quindi, imposto nuove sanzioni contro l’Iran. Gli Stati Uniti hanno riferito che inseriranno 18 individui ed enti all’interno della lista di coloro che, secondo Washington, supportano gli “attori iraniani illeciti e le attività criminali transnazionali”. Tra questi il corpo delle guardie della rivoluzione iraniana.

La reazione dell’Iran è stata molto dura. Teheran ha condannato l’imposizione delle nuove sanzioni, definendola una mossa “spregevole e inutile”. Ha, inoltre, accusato Washington di essere la causa principale dell’instabilità nella regione e ha minacciato la Casa Bianca di adottare sanzioni contro gli Stati Uniti, in particolare, contro i cittadini americani che hanno agito contro l’Iran e contro gli altri Paesi musulmani. In un comunicato ufficiale, Teheran ha accusato l’amministrazione Trump di aver fatto “questo passo per compensare il suo fallimento nel convincere i suoi alleati europei a ritirarsi dall’accordo nucleare”.

Anche il capo delle guardie della rivoluzione iraniana, Mohammad Ali Jafari, è intervenuto contro gli Stati Uniti, condannando l’inserimento del corpo delle guardie della rivoluzione nella lista americana di coloro che, secondo Washington, supportano gli “attori iraniani illeciti e le attività criminali transnazionali”. Jafari ha minacciato gli Stati Uniti, affermando che, se proseguiranno nell’imposizione di nuove sanzioni contro le istituzioni militari iraniane, le loro basi militari dovranno trovarsi ad almeno 1000 chilometri di distanza dall’Iran, lasciando intendere che potrebbero essere colpite dagli iraniani.

Inoltre, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Bahram Qassemi, ha difeso i programmi militari del proprio Paese affermando che sono destinati alla difesa dell’Iran e non alla minaccia di altri Paesi.

L’Iran è il principale nemico degli Stati Uniti in Medio Oriente. Posto a confronto con gli altri Stati della regione, è dotato di risorse economiche e militari di rilievo. In tutti i conflitti mediorientali, l’Iran si contrappone agli Stati Uniti e ai suoi alleati. In Siria, combatte a fianco del presidente Bashar Al-Assad; in Libano, sostiene le milizie sciite di Hezbollah e in Yemen quelle degli Houthi; in Palestina sostiene Hamas contro Israele. Ciò significa che si contrappone agli Stati Uniti su tutti i fronti. Mentre Obama aveva cercato una conciliazione con l’Iran, suscitando la disapprovazione di Israele e dell’Arabia Saudita, Trump persegue una politica di scontro, volta a favorire una crescita delle tensioni. Israele e Arabia Saudita, essendo acerrimi nemici dell’Iran, sostengono e incoraggiano una politica di scontro.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

Hassan Rouhani. Fonte: President of Russia.

Hassan Rouhani. Fonte: President of Russia.

di Redazione

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