India: nessuna invasione cinese in Bhuthan

Pubblicato il 20 luglio 2017 alle 14:07 in Asia India

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Il governo dell’India è giunto a un accordo tra le diverse fazioni in merito alla risoluzione pacifica del confronto militare con la Cina che va avanti da 5 settimane, sul confine tra il gigante dell’Asia e il piccolo stato del himalayano del Bhuthan.

Il confronto ha avuto origine da due accuse reciproche tra India e Cina. New Delhi ha accusato gli ingegneri dell’esercito cinese di aver oltrepassato il confine con il Bhutan – piccolo stato cuscinetto tra Cina e India che gode della protezione di New Delhi – mentre lavoravano alla realizzazione di una strada. Per rispondere a quella che veniva vista come un’invasione cinese, l’India ha spostato alcune sue truppe aldilà della linea di confine, sul lato appartenente alla Cina.

I giorni di alta tensione sembrano finiti, poiché l’India ha compreso ciò che è realmente accaduto. Le squadre cinesi non stavano lavorando a una nuova strada, ma all’ampliamento di una preesistente e non ci sarebbe stata alcuna violazione di confine da parte di Pechino, visto che l’altopiano di Doklam, la zona in oggetto, è da tempo sotto il controllo cinese.

L’India affermava di aver fatto intervenire il suo esercito su richiesta del Bhutan, ma la Cina non era d’accordo e sosteneva che il re del Bhuthan avesse detto all’ambasciatore cinese in visita di non aver richiesto alcun intervento indiano.

Da ultimo, la Cina ritiene di aver diritto a costruire strade – o ampliarle- in una zona che è sotto il suo controllo. Il pronto intervento dell’India è giustificato dal timore che la Cina potesse minacciare il corridoio Siliguri che collega il Bhuthan e la zona nord-occidentale dell’India.

La vera ragione alla base del confronto tra India e Cina è lo stesso Bhuthan. Uno stato cuscinetto che ha ottimi rapporti con New Delhi e quasi nessuno con Pechino. L’India vede il Bhuthan come un suo vero e proprio protettorato, per questo interviene quando il paese si trova a dover gestire questioni di confine con la Cina.

Il confronto tra Cina e India è avvenuto a pochi mesi dalle elezioni parlamentari in Bhuthan, un momento che l’India attende con preoccupazione. L’attuale primo ministro del Bhutan, Tshering Tobgay, è pro-India e New Delhi auspice che il suo mandato venga esteso e che egli non venga sostituito da un candidato pro-Cina. Tobgay è entrato in carica nel 2013 deponendo il suo predecessore vicino a Pechino, Jigme Thinley grazie anche a un intervento manipolatorio da parte indiana, secondo l’Asian Times.

Il Bhuthan è ben consapevole di essere al centro di un gioco di potere e di influenza tra Cina e India. La sua posizione di autonomia è in parte vincolata dal grande debito che il paese ha nei confronti di New Delhi. L’India possiede il 64% del debito pubblico del Bhuthan, che secondo il Fondo Monetario Internazionale ammonta al 118% del PIL. La maggior parte degli “aiuti” forniti dall’India al Bhuthan sono giunti sotto forma di progetti di esportazione da parte delle aziende indiane. Si tratta di un approccio di stampo colonialista, con il quale l’India spera di ottenere la lealtà del paese vicino attraverso il sostegno economico.

Questo approccio può essere messo in crisi da un’altra strategia in corso negli ultimi anni, quella della Nuova Via della Seta, l’iniziativa Belt and Road del presidente della Cina, Xi Jinping. Il Bhuthan potrebbe guardare alla partecipazione al grande progetto che mira a collegare Europa, Asia e Africa sia via terra che via mare come una via di salvezza dalla dipendenza dall’India. Se così fosse, la situazione potrebbe essere paradossale per l’India che non partecipa al Belt and Road e che mette in guardia i paesi più poveri dal farne parte perché potrebbero cadere in una “trappola dei debiti”.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

Linea di Confine tra la Cina e l'India. Fonte: Flickr

Linea di Confine tra la Cina e l’India. Fonte: Flickr

di Redazione

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