Cuba: i migranti invisibili

Pubblicato il 20 luglio 2017 alle 4:55 in America Latina Cuba

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Nonostante l’abolizione della legge che garantiva il permesso di residenza ai migranti cubani che arrivassero negli USA, molte persone continuano a partire da Cuba, in mare o attraverso l’America Centrale, per raggiungere gli Stati Uniti.

Migranti cubani alla frontiera tra Nicaragua e Costa Rica. Fonte: confidencial

Migranti cubani alla frontiera tra Nicaragua e Costa Rica. Fonte: confidencial

Le autorità britanniche hanno fermato 34 cubani giunti in imbarcazioni di fortuna (balsas) a Grand Cayman, la principale delle Isole Cayman, dipendenza caraibica della corona inglese. I 34 detenuti, guidati dall’ex prigioniero politico Javier Varona, hanno chiesto asilo politico, assicurando che tornare a Cuba, per loro, “non è un’opzione”. Varona ha aggiunto che molti loro compagni hanno proseguito per le coste dell’Honduras, a 713 Km da Grand Cayman. Dall’inizio dell’anno le autorità britanniche delle Isole Cayman hanno rimpatriato a Cuba 90 persone, mentre 55 sono in attesa del responso sulla richiesta di asilo politico.

Tre settimane fa 22 persone provenienti da Cuba sono state bloccate dalla Guardia Costiera degli Stati Uniti e consegnati alle autorità migratorie delle Bahamas. Nell’occasione il comandante della Guardia Costiera americana William Carmichael aveva lanciato un appello ai cubani, invitandoli a non prendere il mare, poiché non possono più ottenere dalle autorità statunitensi le facilitazioni che ricevevano un tempo.

Il 16 gennaio scorso, infatti, Barack Obama, in ottemperanza agli accordi siglati con Raúl Castro, ha abolito la legge “pies secos pies mojados”, secondo la quale i migranti cubani che toccassero suolo statunitense avrebbero ottenuto automaticamente il permesso di residenza. La legge, approvata dall’amministrazione Eisenhower, era in vigore fin dal 1960.

Nonostante l’abolizione della legge, i cubani continuano a partire alla volta degli Stati Uniti. Sono sempre meno quelli che partono nelle balsas, le imbarcazioni di fortuna, e sempre di più quelli che seguono la cosiddetta “via centroamericana”. Si parte da Cuba in aereo, legalmente, per paesi che non richiedono visti o formalità doganali particolari (Guyana, Ecuador e Perù su tutti), dopodiché si risale il continente illegalmente, risalendo dalla Colombia fino alla frontiera tra Stati Uniti e Messico.

Quanti siano i migranti che seguono la via centroamericana lo si può solo supporre. Una volta giunti sul continente diventano “invisibili”. A gennaio, quando Obama ha abolito le facilitazioni per i migranti cubani, la BBC ammetteva che fare un calcolo è impossibile. Fino ad allora i cubani che toccavano territorio statunitense ottenevano in breve tempo lo status di residente permanente. Da quel momento in poi i centri di accoglienza dei paesi centroamericani si riempiono e si svuotano senza sosta. Secondo gli specialisti, i migranti attraversano le frontiere clandestinamente e non vengono registrati se non in casi eccezionali.

Il Costa Rica, per fare un esempio, ha fatto transitare, nel 2016, circa 200 cubani al giorno. Poi ha chiuso la frontiera. A gennaio 2017 c’erano 2.000 cubani nei centri di accoglienza del Costa Rica, un mese dopo, erano meno di un decimo. L’Organizzazione per le Migrazioni del paese ammette di non essere in grado di fare stime precise. La maggior parte dei paesi coinvolti, essendo solo di transito verso il nord, non effettua alcun monitoraggio dei migranti. Lo stesso Messico non fa statistiche riguardo ai migranti che si accampano alle sue frontiere settentrionali.

Tra centri di accoglienza legali e accampamenti abusivi o semi-abusivi, il problema dei migranti cubani riguarda l’intera America Centrale, dalla Colombia al Messico. E ogni paese agisce con i pochi mezzi a disposizione e in base alle pressioni esercitata da Washington o L’Avana. O da Washington e L’Avana al contempo.

Alcuni esempi: il Nicaragua, alleato di Cuba, ha chiuso la frontiera con Panama e ha rispedito indietro i migranti cubani. Aveva fatto lo stesso nel dicembre 2015 con il Costa Rica. Nella zona di frontiera tra Panama e Colombia sono bloccati tra 6.000 e 16.000 cubani. Gli USA hanno fatto capire al governo panamense e a quello colombiano, entrambi alleati, che non devono far partire i migranti cubani per gli Stati Uniti. Il dramma dei cubani non finisce qui. Gli accordi tra Panama e Cuba prevedono il rimpatrio, ma Panama non ha i mezzi per rimpatriare tutti i cubani. E infatti, i dati parlano di 529 migranti espulsi in totale da Panama nei primi sei mesi del 2017. Di questi, ha comunicato il 10 luglio scorso il direttore dell’ufficio migrazioni panamense Carrillo, appena 87 sono cubani.

I paesi mesoamericani avevano raggiunto un accordo nel gennaio 2016 su una sorta di corridoio umanitario da Panama a Nuevo Laredo, alla frontiera tra Stati Uniti e Messico. In tre mesi 6.000 persone avevano sfruttato l’accordo. Ma gli Stati Uniti, allora, accoglievano ancora i migranti cubani secondo la succitata legge “pies secos pies mojados”. L’abolizione della legge nel quadro degli accordi tra Obama e Raúl Castro e le politiche anti-migratorie annunciate da Trump hanno fatto saltare il patto mesoamericano. Difatti, gli Stati Uniti, destinazione finale del corridoio umanitario, non accolgono più i cubani in maniera automatica.  Non si è fermato però il flusso migratorio, come testimoniano, negli ultimi giorni, gli sbarchi alle Bahamas e a Grand Cayman e le denunce del governo panamense. Quanti siano quelli accampati in America Centrale, tuttavia, rimane un mistero.

I paesi politicamente più forti della regione sono proprio Stati Uniti e Cuba. I governi di Costa Rica, Panama e Honduras avevano lanciato un appello ai due paesi a garantire un’emigrazione “sicura, regolare e ordinata”. Sennonché L’Avana i migranti li vorrebbe indietro, Washington non li vuole affatto e i migranti vogliono andare negli USA. I paesi dell’America Centrale sono dunque chiamati a risolvere un problema per cui ammettono allarmati di non avere i mezzi né politici, né economici.

 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

 

di Redazione

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