Burundi: tra instabilità politica e crisi energetica

Pubblicato il 20 luglio 2017 alle 5:01 in Africa Burundi

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Il Burundi, uno dei Paesi più poveri al mondo, è caratterizzato da una forte instabilità politica.

Nell’aprile 2015, quando il presidente Pierre Nkurunziza, in carica dal 26 agosto 2005, ha deciso di rimanere al potere per il terzo mandato consecutivo, violente proteste sono scoppiate in tutto il Paese, costringendo più di 380,000 persone a rifugiarsi negli Stati confinanti, soprattutto in Tanzania. Nonostante la situazione di altissima tensione, il governo del Burundi si è opposto all’invio da parte delle Nazioni Unite di truppe di peacekeepers all’interno dei propri territori per calmare le tensioni. I diritti umani vengono violati sistematicamente da parte delle forze governative, le quali hanno il pieno controllo sulla società, ricorrendo a pratiche di tortura e detenzione su larga scala. Il 29 luglio 2016, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha inviato un contingente di polizia in Burundi, formato da 228 ufficiali, per monitorare la situazione. Secondo quanto riportato dal Security Council Report, entro la fine del mese, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu dovrebbe valutare se estendere il mandato del contingente di polizia per un altro anno. Amnesty International riporta che fosse comuni vengono scoperte sistematicamente attraverso l’analisi di immagini e video satellitari. Dall’inizio dei disordini, centinaia di persone sono state uccise nel corso di raids governativi e di attacchi esplosivi  perpetrati da  bande armate locali, le quali continuano a colpire i principali centri urbani.

La capitale del Burundi, Bujumbura, domenica 16 luglio, è stata colpita da un attacco. I residenti hanno riferito di sentirsi in pericolo, poiché decine di persone sono rimaste ferite. Secondo quanto riportato dai testimoni, verso le 8:30 di sera locali, gli assalitori, a bordo di un’auto, hanno lanciato una granata contro un bar chiamato Kubajandarume, nella zona di Bwiza. “L’esplosione ha ferito almeno 30 persone”, ha spiegato una delle vittime, la quale ha aggiunto di non essere riuscita a vedere in volto gli assalitori perché era troppo buio. I residenti dell’area ritengono che la poca elettricità disponibile stia mettendo a rischio la sicurezza locale.Non possiamo più stare fuori la sera perché non possiamo identificare i criminali”, ha riferito una persona che vive nella zona. Il portavoce della polizia, Pierre Nkurikiye, ha informato che il veicolo degli assalitori è stato identificato, e che i responsabili dell’attacco sono stati arrestati. L’11 luglio, un’altra granata è esplosa nella stessa zona della capitale, ferendo 4 poliziotti.

Oltre all’instabilità politica, il Burundi sta sperimentando anche una grave crisi economica ed energetica, motivo per cui le città risentono della scarsità di elettricità disponibile. Ciò sta contribuendo ad aggravare le condizioni di sicurezza del Paese africano.

Sofia Cecinini

Una strada di Bujumbura. Fonte: Flickr

Una strada di Bujumbura. Fonte: Flickr

di Redazione

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