L’Ucraina orientale vuole l’indipendenza

Pubblicato il 19 luglio 2017 alle 4:59 in Russia Ucraina

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Un nuovo stato indipendente, la Piccola Russia, con capitale Donetsk, come soluzione della crisi in Ucraina orientale. Questa la proposta del leader indipendentista Aleksandr Zacharčenko che ha provocato l’ira di Kiev e l’allarme delle diplomazie occidentali. Mosca minimizza. 

Bandiera dell'autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk

Bandiera dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk

Il presidente dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, Aleksandr Zacharčenko, ha annunciato la sua volontà di creare un nuovo stato, la “Malorossija” (Piccola Russia) al posto dell’Ucraina, “che ha dimostrato di essere inefficiente”.

La scelta del nome del nuovo stato non è casuale. Il nome Malorossija è preso dalla tradizione medievale che divideva la Russia in Grande Russia (la Russia), Piccola Russia (l’odierna Ucraina) e Russia Bianca (l’attuale Bielorussia). Zacharčenko spera così di coinvolgere nel suo progetto la popolazione russa dell’Ucraina orientale e meridionale. Prima dello scoppio della guerra, nel febbraio 2014, il 40% circa della popolazione dell’Ucraina era di etnia russa. Percentuale che saliva fino al 91% in Crimea, al 70% nelle provincie meridionali e all’83% nel Donbass. Proprio nel Donbass sono sorte, in opposizione al governo filo-occidentale di Kiev, le repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, ancora in guerra con lo stato centrale.

“Il regime di Kiev non è in grado di porre termine alla guerra civile, dunque proponiamo la creazione dello stato di Malorossija, un giovane Stato indipendente, a seguito di un periodo di transizione che duri massimo tre anni” — ha dichiarato Zacharčenko ai giornalisti.

La creazione della nuova repubblica contribuirà a fermare il conflitto in corso nel Donbass, secondo l’interpretazione del leader delle provincie orientali che si sono proclamate indipendenti da Kiev il 6 aprile 2014.

“Abbiamo bisogno del sostegno degli abitanti delle regioni, la creazione di un nuovo stato è una possibile via d’uscita, ma solo a condizione che gli abitanti e la comunità internazionale sostengano l’idea” – ha aggiunto il presidente della Repubblica Popolare di Donetsk.

A sostegno del presidente si è espresso il ministro delle finanze dell’entità autoproclamata, Aleksandr Timofeev. Il nuovo paese dovrebbe essere uno stato federale che lasci ampia autonomia ai territori, e al cui governo centrale sarebbero affidate solo la politica economica, la politica estera e la difesa. Capitale sarebbe Donetsk. “La creazione del nuovo stato non contraddice gli accordi di Minsk” ha aggiunto Timofeev.

Francia e Germania, garanti degli accordi di Minsk, non sono d’accordo con il ministro di Donetsk. Alla base del patto siglato il 12 febbraio 2015 nella capitale bielorussa vi è infatti il rientro delle due entità ribelli sotto il controllo di Kiev, a patto di un’ampia autonomia politica, culturale e linguistica. Tra le cause della rivolta, sostenuta da Mosca, vi è infatti il bando della lingua russa come lingua ufficiale decretato dalle autorità filo-europee di Kiev. A seguito della rivolta denominata Euromajdan, il presidente ucraino Viktor Janukovyč fu costretto alla fuga il 22 febbraio 2014, al suo posto si insediò un governo pro-occidentale che decise di rompere ogni legame con Mosca e contro cui la minoranza russa dell’est si è sollevata.

“Invitiamo la Russia a condannare il fatto che viola l’accordo di Minsk, e insistiamo che nel quadro dei colloqui del Quartetto Normandia, la Russia debba aumentare i propri sforzi per porre fine al conflitto” – ha dichiarato un portavoce del Ministero degli Esteri francese. Anche il servizio stampa del governo tedesco, interrogato dall’agenzia di stampa RIA Novosti, ha assicurato che Berlino considera “assolutamente inaccettabile” la proposta della creazione della “Piccola Russia”.

Mosca a sua volta ha reso noto che considera le dichiarazioni di Zacharčenko una risposta alla retorica bellicosa del governo di Kiev e non un tema sul tavolo dei negoziati.

Il presidente dell’Ucraina Petro Porošenko ha reagito all’idea della creazione dalla Malorossija affermando, tramite il suo account personale di twitter, che “l’Ucraina ripristinerà la propria sovranità sulla Crimea e sul Donbass”.  Il ministro degli Esteri ucraino Pavlo Klimkin, commentando le parole di Zacharčenko ha assicurato che Kiev non permetterà la creazione di uno “scenario abchazo nel Donbass”, facendo riferimento alla regione georgiana dell’Abchazia, de facto indipendente dal 2008 grazie alla protezione di Mosca.

Le autorità della Repubblica Popolare di Lugansk, l’altra entità autoproclamata che dovrebbe entrare a far parte della Malarossija, hanno reso noto di non essere state consultate e di essere all’oscuro della proposta lanciata dall’alleato Zacharčenko.

 

Traduzione dal russo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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