Quando i morti non sono tutti uguali: Nigeria

Pubblicato il 19 luglio 2017 alle 5:01 in Africa Nigeria

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Boko Haram, una delle organizzazioni jihadiste più potenti del mondo, continua a uccidere. Il suo ultimo attentato è di due giorni fa, lunedì 17 luglio, contro una moschea di Maiduguri. Una kamikaze ha provocato la morte di almeno 8 persone. La moschea, a causa dell’esplosione, è crollata su se stessa. Tuttavia, le misure adottate dal governo federale nigeriano per contrastare Boko Haram, stanno danneggiando l’economia locale.In un articolo pubblicato su Foreign Affairs, Hilary Matfess spiega che l’insurrezione di Boko Haram ha devastato gran parte delle zone adiacenti al Lago Ciad, nel nord della Nigeria. In particolare, nel 2016, la World Bank ha stimato che gli attacchi e le offensive dei jihadisti hanno causato danni del valore di 9 miliardi di dollari, solo in quella regione. Ciò ha peggiorato significativamente le condizioni di vita dei cittadini locali. L’amministrazione del Lago Ciad si è trovata nella difficile situazione di promuovere l’economia del luogo senza permettere ai terroristi di Boko Haram di trarne vantaggio attraverso i loro traffici illeciti che, come parassiti in un corpo sano, si alimentano dello sviluppo dell’economia legale.

Ad avviso di Hilary Matfess, il governo nigeriano, attraverso alcune mosse volte a colpire i terroristi, ha contribuito a far precipitare la situazione. Nel disperato tentativo di limitare le attività di Boko Haram, le autorità nigeriane hanno ostacolato il commercio in alcune zone settentrionali della Nigeria. Boko Haram è, infatti, radicato nel nord della Nigeria. Dal momento che le attività dei terroristi si sono insinuate nelle reti commerciali locali, il governo federale le ha completamente bloccate per effettuare controlli di sicurezza più efficaci. Ad esempio, nel marzo 2016, la chiusura del mercato di bestiame di Maiduguri ha fatto perdere il lavoro a centinaia di persone. Hilary Matfess è molto critica. La sua conclusione è che la pesante repressione del commercio e delle attività economiche del nord della Nigeria, con conseguenze negative su tutta la popolazione, mostrerebbe tutti i limiti della strategia adottata dal governo federale nigeriano per combattere Boko Haram.

Il gruppo terroristico nigeriano Boko Haram, attivo dal 2009, ha causato la morte di almeno 20,000 persone nella sola Nigeria, forzando 2,6 milioni di cittadini ad abbandonare le proprie case. Le violenze, gli stupri e i sequestri perpetrati dal gruppo nel corso degli ultimi anni sono innumerevoli. In particolare, i rapimenti sono una pratica molto utilizzata dai terroristi; si ricorda il sequestro di 200 studentesse nell’aprile del 2014. Molte donne e bambine rapite sono poi costrette dai miliziani a diventare kamikaze venendo fatte saltare in aria nei pressi di mercati e luoghi affollati. Il 25 dicembre scorso, Il presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, in carica dal 29 maggio 2015, aveva riferito che l’esercito nazionale aveva preso il controllo dell’ultima base di Boko Haram, nel nord-est dello stato del Borno. Successivamente, il primo gennaio 2017, il gruppo terroristico ha smentito la propria sconfitta attraverso la pubblicazione di un video. Da allora, si verificano sistematicamente attacchi che stanno minacciando la sicurezza del Paese, soprattutto nelle aree più remote.

Lunedì 17 luglio, almeno 8 persone sono state uccise per mano di una kamikaze che si è fatta esplodere all’interno di una moschea nell’area di London Ciki, a Maiduguri. Il capo dell’agenzia della gestione delle emergenze dello Stato del Borno, Ahmed Satomi, ha riferito che 15 individui sono rimasti feriti. “La moschea era sorvegliata dagli agenti della Joint Task Force Militia”, ha spiegato ai media. Nonostante gli ufficiali avessero cercato di fermarla, la ragazza è riuscita a introdursi nella moschea, facendosi saltare in aria. Il portavoce delle Joint Task Force Militia, Danbatta Bello, ha riferito che c’erano altre tre kamikaze pronte ad attaccare l’area. Una è stata fermata poco lontano, mentre altre due sono state uccise dalla polizia. La moschea è collassata su sé stessa per via dell’esplosione. L’attacco di lunedì è stato il secondo nel giro di 7 giorni ad essere perpetrato da giovani donne nella capitale nigeriana. Lunedì 10 luglio, altre 4 donne si sono fatte saltare in aria causando 19 vittime e 23 ferimenti nell’area di Molai Kolemari.

Sofia Cecinini

Alcuni miliziani di Boko Haram. Fonte: L'Interferenza

Alcuni miliziani di Boko Haram. Fonte: L’Interferenza

di Redazione

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