Filippine: attacco dei ribelli comunisti

Pubblicato il 19 luglio 2017 alle 15:03 in Asia Filippine

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, ha minacciato di porre definitivamente fine ai negoziati di pace con i ribelli comunisti del sud del paese. Si tratta di un’azione intrapresa dopo che alcuni guerriglieri hanno colpito le auto della sicurezza del presidente mentre transitavano su un’autostrada dell’isola di Mindanao.

Il governo delle Filippine accusa la New People’s Army dell’attacco. Si tratta dell’ala armata del Partito Comunista delle Filippine che conta 4 mila membri. Il presidente Duterte, dopo l’attacco, ha minacciato di fare retromarcia sulla ripresa del dialogo con i militanti comunisti del Sud del paese.

Nell’isola di Mindanao si alternano da decenni scontri tra le milizie comuniste e quelle di ispirazione islamista e l’esercito di Manila. Il presidente Duterte aveva dichiarato di voler sostenere al Congresso delle Filippine la legge per l’autonomia del sud del paese e in particolar modo per l’isola di Mindanao, l’unica a maggioranza islamica del paese. L’obiettivo era quello di riportare l’ordine e di ridurre l’insofferenza dei musulmani che sono portati ad avvicinarsi agli estremisti perché si sentono distanti dal governo.

L’unica via per la ripresa dei negoziati con i ribelli comunisti, secondo il comunicato del palazzo presidenziale di Duterte, è lo stop completo degli attacchi contro le truppe governative sull’isola di Mindanao.

L’attacco condotto dai guerriglieri comunisti contro la scorta presidenziale è stato un atto di protesta. Il Partito Comunista ha chiesto al suo braccio armato di intervenire, il 18 luglio, con atti di guerriglia per mostrare dissenso di fronte alla richiesta del presidente Rodrigo Duterte di estendere la legge marziale a Mindanao fino alla fine del 2017.

La legge marziale è in vigore sull’isola delle Filippine meridionali di Mindanao dal 23 maggio, quando i militanti islamisti fedeli all’Isis del gruppo Maute hanno assediato la città di Marawi. Marawi è ancora teatro di scontri tra esercito e militanti, che sono barricati e controllano alcune zone della città. Il presidente Duterte ha chiesto al Congresso delle Filippine l’estensione della legge marziale giunta al suo termine costituzionale di 60 giorni. La ragione del limite temporale è evitare abusi di potere da parte dei presidenti, come accaduto durante il governo di Marcos.

Le insurrezioni comuniste nel sud delle Filippine sono iniziate nel 1968 e hanno causato più di 30 mila vittime. I ribelli hanno spesso avviato negoziati con i governi che si sono succeduti. I colloqui con Duterte sono iniziati nel 2016 e sospesi nel maggio 2017 in seguito alla richiesta, da parte dei capi dei ribelli, di aumentare le azioni di guerriglia.

Rodrigo Duterte, presidente delle Filippine. Fonte: Wikipedia Commons

Rodrigo Duterte, presidente delle Filippine. Fonte: Wikipedia Commons

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.