Cina e Usa: due giganti sul Gibuti

Pubblicato il 17 luglio 2017 alle 1:28 in Africa Gibuti

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Il Gibuti è un Paese dell’Africa, piccolo, ma molto importante. Affaccia sul Mar Rosso, a due passi dal Medio Oriente. È questa la ragione per cui gli Stati Uniti e la Cina si contendono i suoi favori. I droni degli Stati Uniti, che colpiscono Al-Qaeda nello Yemen, partono proprio dal Gibuti. Da più di un anno, la Cina sta lavorando per creare una base navale militare nel Paese. Si tratterebbe della prima base militare cinese all’estero. Il Gibuti ha un’enorme importanza a livello strategico per molti Paesi. In Gibuti sono presenti tre basi militari di tre Paesi differenti: una della marina militare americana, una della marina francese e una della Maritime Self-Defense Force giapponese. Si aggiunga che il Gibuti affaccia sul Golfo di Aden, un’importante zona di transito per il petrolio del Golfo Persico. Questo piccolo Paese si trova al crocevia delle principali rotte commerciali dell’area.

Il 12 aprile 2016 la Cina ha avviato i lavori per costruire la sua base militare in Gibuti per promuovere la strategia politica del presidente Xi Jinping, basata su due pilastri.

Il primo pilastro è lo sviluppo economico della Cina. Il presidente cinese sta investendo nel ripristino di una Nuova Via della Seta (Belt and Road). Il piano prevede la creazione di una cintura economica terrestre, che colleghi la Cina all’Europa, e di una via marittima che, attraverso il Pakistan, consenta alla Cina un accesso diretto all’oceano Indiano. Il Gibuti è quindi un punto strategico fondamentale, attraverso il quale la Cina può raggiungere l’Africa. Il continente africano rappresenta un grande partner commerciale per la Cina. Il commercio bilaterale tra Cina e Africa supera i 200 miliardi di dollari.

Il secondo pilastro della politica del presidente Xi Jinping si basa sulla strategia del “filo di perle”. Si tratta di un piano che mira all’espansione della presenza della Cina nell’oceano Indiano. In sintesi, la Cina stringe una fitta rete di alleanze con i Paesi verso cui ha un interesse economico o strategico e vi costruisce delle infrastrutture marittime civili. Il termine “perla” si riferisce alle installazioni militari permanenti costruite dalla Cina nei Paesi stranieri. Il termine “filo” indica le aree di interesse della Cina, che si estendono dal sud del Paese al Medio Oriente e all’Africa, aree da cui la Cina importa la maggior parte delle risorse naturali. Tale strategia è risultata vincente in Pakistan e Sri Lanka e, adesso, è stata introdotta anche in Gibuti.

Martedì 11 luglio, le prime navi militari cinesi sono giunte nella base in Gibuti, rendendola di fatto operativa. La stampa cinese si è congratulata per l’avvio della base, nonostante Pechino si sia limitata a definirla una “struttura di supporto in Gibuti”. La base rappresenterà un appoggio logistico per le navi cinesi operanti nell’oceano Indiano, in particolare, per quelle che parteciperanno alle operazioni umanitarie e alle missioni mirate a tutelare la pace. Inoltre, permetterà alle navi cinesi di rifornirsi di carburante vicino alle coste dello Yemen e della Somalia.

La Cina sta vivendo un periodo di grande espansione economica. Ciò comporta una continua crescita della domanda di energia nel Paese. La Cina si sta tutelando per continuare a garantire al Paese la quantità di energia di cui ha bisogno per mantenere i propri standard di crescita. Per fare ciò, si è rivolta al Medio Oriente che, grazie alla sua ricchezza di petrolio e di gas naturale, potrebbe rappresentare una soluzione al problema della richiesta energetica della Cina. Pechino ha, quindi, iniziato a stringere legami economici, politici e militari con gli Stati del Medio Oriente. La creazione della prima base navale cinese in Gibuti fa parte proprio di questo progetto. Pur facendo parte del Corno d’Africa, il Gibuti è situato in un punto di importanza strategica per accedere ai Paesi del Medio Oriente, con i quali condivide le importanti rotte commerciali del Golfo di Aden, zona di transito  privilegiata per raggiungere il petrolio del Golfo Persico.

Come abbiamo visto, la creazione di un’installazione marittima in Gibuti, per di più militare, costituisce un passo fondamentale per la politica della Cina. Tuttavia, la penetrazione cinese in Gibuti potrebbe creare tensioni con altri Stati che hanno un interesse nell’area. Il Gibuti, seppur piccolo, ha una grande importanza soprattutto per gli Stati Uniti, che vi hanno costruito una base militare prima dei cinesi. La presenza della Cina in Gibuti potrebbe quindi alterare gli equilibri economici e strategici nell’area. Si aggiunga che i rapporti tra Stati Uniti e Cina sono già molto tesi in materia di controllo delle rotte marittime. Da anni, è in corso una disputa tra i due Paesi, che si contendono il controllo delle rotte marittime nel Mar Cinese Meridionale. Il Mar Cinese Meridionale è uno snodo fondamentale a livello commerciale, dal momento che collega il Medio Oriente, l’India e l’Europa alla Cina, al Giappone e alla Corea. La disputa tra Cina e Stati Uniti, tuttora in corso, è nata perché la Cina rivendica la sovranità della maggior parte del Mar Cinese Meridionale, mentre gli Stati Uniti sostengono la libera circolazione nell’area. A ciò si aggiunga che gli Stati Uniti non vedono di buon occhio l’interesse della Cina nei confronti del Medio Oriente, facilmente raggiungibile dal Gibuti. Gli Stati Uniti temono, infatti, che la Cina voglia sfidare la loro influenza e il loro potere nella regione.

La creazione di un’installazione marittima cinese in Gibuti potrebbe creare tensioni anche con un altro Paese che ha un grande interesse nell’area, l’India. L’India è una penisola che si estende nell’oceano Indiano. Grazie alla sua posizione geografica, si trova a metà strada tra il canale di Suez e lo stretto di Malacca. Si tratta di due punti di passaggio importanti per le rotte oceaniche verso l’Asia. L’oceano Indiano è fondamentale per l’India che mira ad avere un ruolo di primo piano nel commercio oceanico. Inoltre, il Paese ha anche un interesse strategico in ambito militare. Nell’oceano Indiano, la marina militare indiana conduce regolarmente esercitazioni militari congiunte con la marina birmana del Myanmar. La presenza cinese in Gibuti e, quindi, nell’oceano Indiano, potrebbe costituire una minaccia al primato dell’India nell’area.

Traduzione e redazione a cura di Laura Cianciarelli

Base navale americana di Camp Lemonnier in Gibuti. Fonte: Combined Joint Task Force.

Base navale americana di Camp Lemonnier in Gibuti. Fonte: Combined Joint Task Force.

di Redazione

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