ISIS: ancora giallo sulla morte di Al-Baghdadi

Pubblicato il 17 luglio 2017 alle 5:05 in Medio Oriente Siria

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Continuano a circolare le voci sulla presunta morte del califfo dello Stato Islamico, Abu Bakr Al-Baghdadi, che sarebbe avvenuta in un raid aereo in Siria. Il Pentagono non conferma né smentisce la notizia. Secondo l’intelligence irachena il califfo è ancora vivo.

Una fonte dell’intelligence irachena ha definito le voci sulla morte di Al-Baghdadi “non corrette”. Secondo la fonte, Al-Baghdadi sarebbe ancora vivo e si troverebbe a Raqqa, nella roccaforte siriana dello Stato Islamico.

Ieri, domenica 16 luglio, il direttore generale dell’Intelligence e del Controterrorismo del Ministero degli Interni iracheno, Abu Ali Al-Basri, ha riferito al giornale governativo Al-Sabah che Al-Baghdadi continuerebbe a nascondersi in Siria, vicino a Raqqa.

Al-Basri ha affermato che “secondo cellule di monitoraggio e informazioni accurate sui suoi movimenti, e dal momento che siamo più preoccupati degli altri servizi di intelligence arabi e stranieri di monitorare tutti i movimenti del leader e dei suoi seguaci, neghiamo la notizia della sua morte e la veridicità delle informazioni e dei report che sono stati pubblicati e diffusi recentemente”.

Con questa dichiarazione, l’intelligence irachena avvalora le dichiarazioni del Pentagono, che non ha mai confermato la notizia della morte di Al-Baghdadi. Lo scorso venerdì, 14 luglio, il ministro della Difesa americano, James Mattis, ha ribadito di non poter confermare né smentire l’uccisione di Al-Baghdadi.

Come è noto, il 16 giugno scorso i militari russi hanno affermato di aver ucciso il leader dello Stato Islamico, Abu Bakr Al-Baghdadi, in un raid aereo che ha colpito Raqqa la notte del 28 maggio.

Non è la prima volta che il califfo dello Stato Islamico viene dichiarato morto. Voci sulla sua presunta morte in attacchi condotti dalle potenze occidentali circolano continuamente fin dalla nascita del califfato, avvenuta il 29 giugno 2014. La prima risale addirittura al 10 novembre 2014, pochi mesi dopo la proclamazione del califfato.

Lo scorso 11 luglio, in riferimento all’annuncio dei militari russi, anche l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha confermato la morte del califfo, sostenendo di aver ottenuto l’informazione direttamente da alcuni combattenti dello Stato Islamico, presenti al momento della morte del loro leader, che sarebbe avvenuta a Deir El-Zor, in Siria. In un primo momento, l’ISIS non ha né confermato né smentito la notizia, imponendo ai propri seguaci il divieto di parlarne.

Poco dopo, lo Stato Islamico avrebbe invece cambiato strategia, confermando la morte del califfo. Lo riferisce la televisione privata irachena Al-Sumariya. L’ISIS avrebbe emesso un breve comunicato, privo di necrologio, confermando la morte del califfo e incitando i propri seguaci a continuare a resistere. Il cambio di strategia improvviso e la mancanza di un necrologio, come invece era avvenuto per tutti i leader di spicco dell’ISIS, ha creato molte perplessità, secondo quanto ha riferito alla televisione irachena una fonte locale del governatorato di Ninive.

Secondo Al-Sumarya, l’ISIS avrebbe anche comunicato il nome del successore di Al-Baghdadi. Al-Arabiya riferisce che si tratterebbe di Jalaluddin al-Tunisi, l’attuale leader dell’ISIS in Libia.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

Abu Bakr Al-Baghdadi. Fonte: Flickr.

Abu Bakr Al-Baghdadi. Fonte: Flickr.

 

di Redazione

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