Sud-Est Asiatico, una nuova Siria?

Pubblicato il 15 luglio 2017 alle 5:03 in Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Mosul è caduta e l’Isis perde terreno in Medio Oriente. Una notizia sollevante, ma non per tutti. Non per i paesi del Sud-Est Asiatico.

Filippine, Malesia, Indonesia, Singapore e Brunei, ovvero i paesi del Sud-Est Asiatico, da soli rappresentano il 40% della popolazione di religione islamica del mondo, con circa 240 milioni di fedeli. È la ragione per cui questi quattro paesi sono molto preoccupati. Temono la diffusione delle ideologie islamiche estremiste e radicali nel loro territorio nazionale e ancor più temono che i militanti dell’Isis in ritirata dalle loro roccaforti in Iraq e Siria possano riversarsi a casa loro.

Il timore era già diffuso da mesi, quando, a causa dei controlli sempre più stretti alle frontiere dei paesi intorno all’Isis, l’organizzazione ha chiesto ai suoi simpatizzanti e seguaci di creare dei califfati satelliti nei loro paesi di origine e di non cercare di unirsi alle fila dei militanti presenti in Siria e in Iraq. Essendo il Sud-Est Asiatico dimora di 240 milioni di musulmani, è facile comprendere come tra essi si siano creati molti gruppi estremisti che hanno giurato fedeltà all’Isis.

Il timore è divenuto una triste realtà il 23 maggio 2017, quando i militanti del gruppo Maute, fedeli all’Isis, hanno assediato la città di Marawi, nell’isola meridionale di Mindanao, nelle Filippine. Si è trattato di un attacco rapido in risposta a un’operazione militare del 22 maggio che puntava alla cattura di Hapilon, il leader di un altro gruppo terroristico filippino filo-Isis. È ormai un mese e mezzo che l’assedio di Marawi prosegue e la città è divenuta fantasma, fatta eccezione per i soldati dell’esercito e i cecchini dei militanti. Su tutta l’isola di Mindanao il presidente delle Filippine Duterte ha indetto la legge marziale, il 23 maggio. Sono 500 le vittime del conflitto e più di 400 mila gli sfollati.

Per quale motivo il gruppo delle Filippine leale all’Isis ha scelto proprio la città di Marawi? Sono tre le ragioni principali, secondo l’analisi di Foreign Affairs. La prima deriva dalla natura stessa della città e dell’isola di Mindanao in cui Marawi si trova. Mindanao è l’isola del sud delle Filippine a maggioranza islamica in un paese di fede cattolica. È un luogo dove la povertà è diffusa, così come la disoccupazione ed è ricca di organizzazioni ribelli di ispirazione islamista e comunista che vorrebbero la separazione dal resto del paese. La seconda ragione è la sua posizione geografica, in particolare l’apertura e la permeabilità dei confini marittimi. La terza motivazione è nella stasi attuale dei negoziati tra il governo e i gruppi ribelli comunisti e islamisti dovuta al volta faccia del presidente delle Filippine Rodrigo Duterte che aveva promesso la federalizzazione del paese, ma vi ha poi rinunciato.

Il presidente Rodrigo Duterte è in carica da un anno, da giugno 2016, e ha portato avanti la politica di una diplomazia indipendente, cercando di diminuire la dipendenza del suo paese dagli Stati Uniti e realizzando un progressivo avvicinamento alla Cina. Questa linea politica ha incontrato un grosso ostacolo quando la città Marawi è stata assediata. Appariva chiaro che l’esercito delle Filippine necessitasse di sostegno straniero, ma il presidente Rodrigo Duterte ha inizialmente rifiutato l’aiuto da parte degli Usa. Finché l’esercito delle Filippine non ha reso noto che le forze speciale degli Stati Uniti erano sul campo a Marawi fornendo sostegno a quelle filippine. Si è trattato di un momento in cui è emerso chiaramente il rapporto di forte collaborazione e dipendenza dell’esercito delle Filippine nei confronti di quello degli Stati Uniti.

Mentre a Marawi continua l’assedio, i paesi vicini sono sempre più preoccupati. L’Indonesia e la Malesia temono l’arrivo di flotte di militanti dell’Isis in fuga dall’Iraq e hanno avviato pattugliamenti congiunti per terra e per mare.

A cura di Ilaria Tipà

I paesi del Sud-Est Asiatico temono l'arrivo dei militanti dell'Isis in fuga da Iraq e Siria. Fonte: Wikipedia Commons

I paesi del Sud-Est Asiatico temono l’arrivo dei militanti dell’Isis in fuga da Iraq e Siria. Fonte: Wikipedia Commons

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.