Putin e l’assassinio del suo oppositore Nemcov

Pubblicato il 15 luglio 2017 alle 5:07 in Russia

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Boris Nemcov, tenace oppositore di Putin, fu assassinato nel centro di Mosca la notte del 27 febbraio 2015, mentre attraversava con la compagna il ponte che unisce il Cremlino a piazza Bolotnaja, sulle due sponde della Moscova. Il 6 marzo le autorità inquirenti hanno arrestato cinque sospetti, mentre un sesto, Beslan Šavanov, si è suicidato durante il tentativo di arresto dopo uno scontro a fuoco con la polizia.

Vicepremier ai tempi di El’cin, Nemcov era leader del partito Unione delle Forze di Destra, che riunisce esponenti dell’area liberal-nazionalista che si oppongono alle politiche del Cremlino e a Vladimir Putin.

Il verdetto è giunto: gli imputati per l’omicidio di Boris Nemcov sono stati condannati a pene che vanno dagli 11 ai 20 anni di carcere. Ancora in corso il processo al presunto mandante Muchdinov, ma la famiglia e il partito del politico ucciso accusano il leader ceceno Kadyrov.

Il tribunale militare di Mosca ha ritenuto colpevoli i cinque imputati dell’omicidio dell’oppositore russo Boris Nemcov e li ha condannati a pene che variano tra gli 11 e i 20 anni di carcere duro in colonia penale.

Fiori sul luogo dell'omicidio di Nemcov. Fonte: Wikimedia commons

Fiori sul luogo dell’omicidio di Nemcov. Fonte: Wikimedia commons

Sulla base del verdetto di colpevolezza emesso dalla giuria, il giudice Jurij Žitnikov ha condannato Zaur Dadaev, autore dell’omicidio, a 20 anni, nonostante l’accusa avesse chiesto l’ergastolo. Anzor Gubašev è stato condannato a 19 anni, il fratello Šadid a 16 anni, Temirlan Eskerchanov a 14 anni e Hamzat Bachaev a 11 anni. Anche per loro la pubblica accusa aveva chiesto pene maggiori. A tutti i condannati il tribunale moscovita ha inflitto inoltre una pena pecuniaria di 100.000 rubli. Dadaev ed Eskerchanov sono stati privati dei gradi militari e delle onorificenze ottenute per meriti militari.

I cinque condannati, tutti di etnia cecena, sono solo gli esecutori materiali del delitto, i mandanti dell’omicidio dell’oppositore del Cremlino sono tuttora ignoti. La famiglia e gli alleati del politico ucciso, tuttavia, hanno accusato più volte Ramzan Kadyrov, Presidente della Cecenia e stretto alleato di Vladimir Putin. Kadyrov è stato accusato anche di essere dietro l’omicidio della giornalista Anna Politkovsaja, altro delitto i cui mandanti sono rimasti impuniti.

La pubblica accusa ritiene responsabile morale, organizzatore e mandante dell’omicidio Ruslan Muchdinov, ex ufficiale dell’esercito, accusato in contumacia a novembre del 2015 e il cui processo è ancora in corso. Gli avvocati della famiglia Nemcov, che ritengono che Muchdinov non sia il reale mandante dell’omicidio, hanno sottolineato come i responsabili politici del delitto dovrebbero essere condannati a pene maggiori rispetto a quelle dei cinque accusati, e invece rimangono ancora ignoti.

Olga Michailova, avvocato di Žanna Nemcova, moglie del politico ucciso, si è detta delusa dai 20 anni attribuiti a Dadaev ed ha annunciato che valuterà con la sua cliente la possibilità di ricorso in appello. Anche la procuratrice Marija Samenko, che ha sostenuto la pubblica accusa durante il giudizio, sta valutando la possibilità di ricorso. Certo invece il ricorso da parte degli imputati. “Non capisco per cosa sono stato condannato” – ha dichiarato Šadid Gubašev.

Il Cremlino ha comunicato, per tramite del portavoce Dmitrij Peskov, che le indagini sul delitto Nemcov continueranno.

 

 

Traduzione dal russo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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