Messico: scontro tra governatori e magistratura

Pubblicato il 14 luglio 2017 alle 5:02 in America Latina Messico

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Governatori e magistrati si accusano reciprocamente delle difficoltà causate dall’entrata in vigore del nuovo sistema penale nel paese.

Miguel Ángel Mancera, governatore di Città del Messico. Fonte: Wikimedia commons

Miguel Ángel Mancera, governatore di Città del Messico. Fonte: Wikimedia commons

“Preparatevi perché migliaia di prigionieri torneranno in piazza nei prossimi giorni”, ha affermato la settimana scorsa il capo del governo di Città del Messico, Miguel Ángel Mancera. In una città con gravi problemi di sicurezza, l’allarme suonava come una minaccia e l’arrivo di una specie di Armageddon criminale nella capitale.

Il politico di sinistra, non parlava solo come sindaco di una delle città più pericolose, ma a nome dei governatori, e si è trasformato nel portavoce dell’attacco degli amministratori locali contro il nuovo sistema penale.

Un anno dopo l’entrata in vigore del nuovo codice, il confronto tra la giustizia e il governo che già aveva marcato la sua controversa attuazione, assume toni polemici. Il tema del crimine in un paese con un grave problema di violenza assume i contorni di un dibattito nazionale in cui i governatori sono schierati compatti contro la magistratura.

Nel merito, i governatori denunciano l’aumento dei dati legati a tutte le voci del crimine, un mese dopo l’altro. Secondo i 32 governatori, il nuovo codice penale ha aperto le porte delle prigioni per molti detenuti a causa di un modello considerato “iper-garantista”, che non prevede la detenzione preventiva e permette ai criminali considerati di “basso impatto” di seguire il processo a piede libero anche in caso di arresto in flagranza di reato. “Mentre le carceri sono vuote, le strade sono piene di criminali” accusano i leader locali.

La magistratura, dal canto suo, accusa i governatori di aver dilapidato, quando non rubato del tutto, i milioni di pesos dei fondi destinati alla preparazione degli stati all’entrata in vigore del nuovo sistema. Fin dal 2008, anno dell’inizio dalla progressiva attuazione del nuovo codice che si è conclusa lo scorso anno quando è stato adottato in tutto il paese, il governo messicano ha stanziato quasi 15 miliardi di pesos (827 milioni di dollari) per costruire nuovi tribunali e addestrare la polizia e i pubblici ministeri. “Nonostante le ingenti risorse ricevute e gli otto anni di tempo per adeguarsi, i governatori non hanno fatto nulla” attaccano i giudici, che aggiungono di essere l’ultimo anello della catena giudiziaria, mentre il lavoro di base tocca alla polizia e le indagini alle procure che dipendono dai governi locali, che non danno loro né mezzi né preparazione adeguata.

A favore della tesi della magistratura vi sono i 42 governatori ed ex-governatori sospettati di reati legati alla corruzione e alla malversazione, di questi 17 sono sotto inchieste e una mezza dozzina è stata arrestata.

 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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