Ancora violenza a Gerusalemme

Pubblicato il 14 luglio 2017 alle 15:12 in Israele Medio Oriente

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Secondo venerdì di sangue a Gerusalemme in meno di un mese. Questa mattina, 14 luglio, le forze di occupazione israeliane hanno ucciso tre palestinesi nella spianata delle moschee a Gerusalemme. Durante gli scontri sono morti anche due poliziotti israeliani.

Si tratta della terza operazione armata in tre settimane condotta dai palestinesi all’interno della città di Gerusalemme.

Il 16 giugno scorso, un duplice attentato aveva colpito la città, causando la morte di una poliziotta israeliana. In seguito all’episodio, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva imposto una nuova stretta sulla sicurezza nella città.

Secondo fonti arabe, tre giovani sono arrivati nella zona di Bab Al-Asbat, l’unico cancello aperto nella parte orientale delle mura di Gerusalemme, intorno alle 7:15 – ora locale – e hanno aperto il fuoco contro la polizia israeliana presente sul luogo. I giovani hanno ferito tre poliziotti israeliani, due dei quali sono morti in seguito.

I giovani sono poi entrati nella spianata delle moschee di Al-Aqsa dove si sono scontrati con altri poliziotti israeliani. Questo secondo scontro ha portato al “martirio” – un’espressione che Al Jazeera utilizza per esprimere la sua vicinanza agli attentatori – dei tre giovani.

Dopo l’episodio di violenza, le forze di occupazione israeliane hanno chiuso la città vecchia di Gerusalemme, dichiarandola zona militare, e hanno sospeso la preghiera del venerdì dei musulmani. Si tratta della prima volta che la preghiera del venerdì viene sospesa da quando Gerusalemme è stata occupata da Israele nel 1967.

Nel pomeriggio, il presidente palestinese, Mahmoud Abbas, ha telefonato al primo ministro israeliano esprimendo parole di condanna nei confronti dell’episodio di violenza. Il presidente palestinese, inoltre, ha chiesto l’annullamento delle misure adottate da Tel Aviv dopo l’accaduto, in particolare, la chiusura della spianata delle moschee e la sospensione della preghiera del venerdì.

Secondo l’agenzia di stampa palestinese, Netanyahu ha chiarito che non intende cambiare lo status quo che disciplina l’utilizzo dei luoghi sacri di Gerusalemme e che, attualmente, consente ai musulmani di pregare nella moschea di Al-Aqsa

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

Moschea di Al-Aqsa, Gerusalemme. Fonte: Pixabay.

Moschea di Al-Aqsa, Gerusalemme. Fonte: Pixabay.

di Redazione

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