Gli USA rimandano la sospensione delle sanzioni contro il Sudan

Pubblicato il 13 luglio 2017 alle 11:59 in Africa Sudan

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Gli USA hanno esteso l’embargo contro il Sudan per altri tre mesi. Il prossimo 12 ottobre, l’amministrazione Trump deciderà se sospendere definitivamente le sanzioni. La decisione, che non è stata gradita dal Sudan, ha spinto il presidente Omar al-Bashir a interrompere i negoziati con Washington.

Dagli anni ’90, il Sudan è governato da un regime corrotto che porta avanti pratiche brutali contro i propri cittadini. Dopo aver concentrato tutto il potere nella capitale Karthoum, le aree circostanti sono state marginalizzate ed è stata attuata una violenta repressione contro i residenti non musulmani, soprattutto nella regione del Darfur e nel sud del Paese. Il 3 novembre 1997, l’allora presidente americano Bill Clinton, ordinò l’imposizione di sanzioni contro il governo del Sudan. Tra le accuse c’erano il supporto al terrorismo internazionale, i continui tentativi di destabilizzazione dei governi vicini e le violazioni dei diritti umani all’interno del Paese, dove era diffusa la pratica dello schiavismo e la negazione della libertà religiosa. Dal momento che tali attività del Sudan vennero considerate come una grave minaccia contro la sicurezza degli gli Stati Uniti, l’amministrazione Clinton impose un embargo sul commercio e sull’intero territorio sudanese, insieme al congelamento di tutti i beni del governo locale.

L’obiettivo di tale decisione era quello di raggiungere un cambio di regime che desse il via ad una transizione democratica. Il presidente sudanese Omar Bashir, salito al potere con un colpo di stato nel 1989 e eletto presidente nel 1996, è ancora oggi alla guida del Paese, senza essere mai riuscito ad instaurare un sistema di governo pacifico.

Come spiega  Zach Vertin in un articolo pubblicato su Foreign Affairs, a partire dal 2015, gli USA hanno cambiato la propria politica verso il Sudan e, dopo diverse sedute di colloqui con gli ufficiali sudanesi, venne proposta una nuova roadmap per la normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi. In primo luogo, Khartoum avrebbe dovuto sospendere le offensive militari contro le regioni marginalizzate insieme all’appoggio dei gruppi di ribelli del Sud Sudan, il quale era divenuto indipendente nel 2011 con l’appoggio di Washington; in secondo luogo, Khartoum avrebbe dovuto permettere l’entrata degli aiuti umanitari nei propri territori; infine, il regime avrebbe dovuto iniziare una cooperazione anti-terroristica con gli USA.

In cambio gli Stati Uniti avrebbero alleviato gradualmente le sanzioni economiche. Il Sudan, dopo ver accettato la proposta americana, ha cercato di migliorare le proprie condizioni con fatica. Lo scorso gennaio, Barack Obama ha ordinato l’alleviamento delle sanzioni contro lo Stato africano, grazie ai progressi dimostrati nella lotta al terrorismo, ordinando tuttavia di tenere il Paese sotto controllo per altri sei mesi prima della sospensione definitiva dell’embargo.

Tale periodo di tempo si è concluso mercoledì 12 luglio, ma il nuovo leader americano Donald Trump ha deciso di estendere ulteriormente le sanzioni per altri tre mesi. In reazione, Bashir ha istituito un decreto presidenziale con il quale ha sospeso i negoziati del comitato sudanese fino al prossimo 12 ottobre, nuova data di scadenza per la sospensione permanente dell’embargo da parte degli USA. Allo stesso modo, il ministro degli esteri sudanese, Ibrahim Ghandour, ha espresso la delusione del regime di Khartoum di fronte alla decisione americana. “Gli USA, l’Europa, l’Africa e la comunità internazionale hanno ammesso che il Sudan ha rispettato i propri obblighi; per questo motivo, non capiamo la necessità del rinvio”, ha spiegato Ghandour, il quale ha aggiunto di sperare che “le sanzioni vengano sospese definitivamente prima o poi”.

Le accuse di terrorismo mosse contro il Sudan sono legate al fatto che il paese, dal 1992 al 1996, ha ospitato l’ex leader di al-Qaeda, Osama Bin Laden all’interno die propri territori. Attualmente, 2,5 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case in Sudan per via delle repressioni governative.

A cura di Sofia Cecinini

Bandiera del Sudan. Fonte: Wikimedia Commons

Bandiera del Sudan. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

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