Cina, si è spento il Nobel per la Pace Liu Xiaobo

Pubblicato il 13 luglio 2017 alle 17:54 in Asia Cina

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Il premio Nobel per la Pace Liu Xiaobo si è spento il 13 luglio 2017, all’età di 61 anni, nell’ospedale di Shenyang, in Cina. La notizia viene riportata dai principali media internazionali, ma non da quelli cinesi.

Solo il Global Times, il tabloid in inglese per la politica estera del Quotidiano del Popolo, riporta una breve nota informativa. Liu Xiaobo è morto per collasso contemporaneo degli organi interni, l’ospedale aveva proposto l’intubazione, ma la famiglia ha rifiutato, scrive il Global Times. I medici stranieri – un tedesco e uno statunitense – a cui è stato permesso di avvicinarsi al malato, avrebbero affermato che non c’era altro da fare, secondo il giornale del Partito Comunista Cinese. Viene poi ricordato che Liu Xiaobo era in carcere dal 2009 con una pena a 11 anni, ma non le ragioni e nessun riferimento viene fatto al Premio Nobel per la Pace.

La morte dello scrittore e critico letterario cinese, uno degli uomini simbolo del movimento studentesco del 1989 sfociato nel massacro di piazza Tian’anmen del 4 giugno dello stesso anno, è giunta a porre fine a una delicata diatriba internazionale.

Liu Xiaobo, in carcere dal 2009, ha ricevuto una diagnosi di cancro epatico terminale il 26 giugno scorso e gli sono stati concessi i domiciliari per ricevere le cure mediche in ospedale. Da allora, lui stesso, il suo avvocato e i suoi amici hanno chiesto che gli fosse permesso di lasciare la Cina per ricevere cure mediche all’estero. Un appello che le autorità cinesi non hanno accolto. Nemmeno quando si sono uniti al coro la Cancelliera della Germania, Angela Merkel, e i rappresentanti del governo degli Stati Uniti o la presidente di Taiwan, Tsai Ying-wen.

La figura di Liu Xiaobo era senz’altro scomoda per la Cina, come scomoda era stata l’assegnazione proprio a lui del Premio Nobel per la Pace.

Liu Xiaobo è stato uno scrittore e critico letterario, ma è noto soprattutto per la sua promozione non violenta dei diritti umani in Cina. È proprio questa attività che lo ha portato ad essere arrestato due volte. La prima, nel 1989, dopo le proteste di Piazza Tian’anmen a cui ha preso parte attivamente con uno sciopero della fame e la seconda, nel 2009, dopo che ha pubblicato la Carta 08. L’accusa era di “incitazione alla sovversione del potere dello stato”, con una condanna a undici anni. La Carta 08 è un manifesto in cui gli attivisti per i diritti umani chiedevano maggiore libertà di espressione, di associazione e un sistema giudiziario indipendente dal governo. Il documento è stato firmato da più di 300 attivisti, accademici e personalità importanti e ha ricevuto ampio sostegno dalla comunità internazionale.

Quando, nel 2010, il Comitato per il Nobel ha insignito Liu Xiaobo del Premio Nobel per la Pace “per la sua lunga e non violenta battaglia in favore dei diritti umani fondamentali in Cina”, lo scrittore, in carcere, non ha potuto prendere parte alla cerimonia di premiazione e al suo posto è comparsa una sedia vuota.

L’assegnazione del premio a un uomo in carcere, considerato dal governo di Pechino un dissidente politico, è stata letta dalla Cina come una provocazione da parte del Comitato per il Nobel e ha condotto a un congelamento di fatto dei rapporti tra la Cina e la Norvegia.

In poco più di due settimane, dall’annuncio degli arresti domiciliari alla morte dello scrittore, la tensione internazionale che si era creata nel 2010 è tornata a farsi sentire. Pechino non ha ascoltato gli appelli stranieri e il premio Nobel è morto in una patria che considerava un paese “non libero”. Sua moglie, la poetessa ed artista Liu Xia, per la quale Liu Xiaobo auspicava un futuro in un paese libero almeno dopo la sua morte, rimane agli arresti domiciliari.

La vita degli attivisti per i diritti umani in Cina è ancora molto difficile, nonostante il rapido sviluppo economico-sociale che il paese ha vissuto negli ultimi trent’anni. Liu Xiaobo era considerato dalle autorità come un detenuto uguali a tutti gli altri e il Global Times ha chiesto in un editoriale che la sua malattia non venisse politicizzata.

Liu Xiaobo, nato nel 1955 a Changchun ha dedicato la sua vita allo studio e all’attività di promozione non violenta dei diritti umani in Cina. Ha studiato prima nella sua provincia natale, Jilin, per poi spostarsi a Pechino dove ha preso un dottorato con una tesi sulla “estetica e le libertà umane” e iniziato a insegnare. Nel 1989 è tornato dalla Columbia University dove era visiting professor per partecipare ai movimenti studenteschi a favore della democrazia ed è poi rimasto nel suo paese, facendosi avvocato e promotore dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

“Non ho nemici, non provo odio. Non provo odio, perché l’odio corrode la sapienza e la coscienza di ogni uomo. Non ho nemici, perché la consapevolezza dell’esistenza del nemico avvelena lo spirito di un popolo, incita a una lotta basata su mors tua, vita mea, distrugge l’umanità e la tolleranza di una società. Da ultimo, ostacola il processo che conduce un paese alle libertà democratiche. Spero di poter superare le mie sventure e di poter vedere il mio paese andare verso sviluppo e cambiamento sociale. Spero di vederlo trattare le ostilità politiche con benevolenza, di vedere l’amore sciogliere l’odio. Attendo con impazienza il giorno in cui il mio paese diverrà una terra in cui ci si potrà esprimere liberamente. Attendo il giorno in cui la voce di ogni cittadino potrà essere ascoltata con uguaglianza e benevolenza. Attendo il giorno in cui valori diversi, idee diverse, fedi diverse, visioni politiche diverse potranno essere in competizione tra loro e trattate allo stesso modo. Attendo il giorno in cui le idee della maggioranza e quelle delle minoranze saranno tutelate allo stesso modo. […] Spero un giorno di poter essere l’ultimo degli scrittori perseguitati per le loro opere, spero che dopo di me nessuno più venga condannato per le sue parole.”

(“Non ho nemici, non provo odio”, Liu Xiaobo, 2009 trad. italiana a cura dell’autrice)

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

"Non ho nemici, non provo odio", Liu Xiaobo, 1955-2017. Fonte: Rfa

“Non ho nemici, non provo odio”, Liu Xiaobo, 1955-2017. Fonte: Rfa

di Redazione

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