L’Iran fa più paura dell’Isis

Pubblicato il 12 luglio 2017 alle 6:03 in Il commento

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Il blocco americano in Medio Oriente teme l’Iran più dell’Isis. Cerchiamo di comprendere il perché, procedendo con ordine.

L’Iran è stato colpito per la prima volta dall’ISIS il 7 giugno 2017 a Teheran. Il bilancio delle vittime è stato di 17 morti e 43 feriti.

L’Iran è stato scosso dall’attentato che però appare come il colpo di coda di un’organizzazione terroristica ormai morente. Mosul è stata liberata e Raqqa sarà riconquistata a breve. Quando l’ISIS avrà perso tutti i territori, l’Iran si aspetta di ricevere un beneficio superiore a quello di qualunque altro Stato del Medio Oriente. Una volta che il governo dell’Iraq avrà acquisito il controllo del Paese intero, l’Iran potrà beneficiare delle sue relazioni privilegiate con i governanti iracheni. Occorre infatti ricordare che Saddam Hussein era un dittatore sunnita, il quale fu protagonista di una guerra molto sanguinosa con l’Iran, dal 1980 al 1988. L’Iran ha beneficiato del crollo del regime sunnita di Saddam Hussein che è stato sostituito da un regime sciita, con cui l’Iran è in ottimi rapporti e su cui esercita un’influenza significativa. Il che significa che gli americani, non volendo, hanno fatto un gran favore all’Iran. Se poi un giorno anche la Siria si pacificasse, l’Iran si ritroverebbe con un corridoio strategico fino al Mediterraneo. Bashar Al-Assad, il dittatore della Siria, è uno sciita che deve proprio all’Iran il privilegio di essere ancora in vita. Senza l’intervento dei soldati iraniani, che combattono al suo fianco in territorio siriano, sarebbe stato rovesciato, già da tempo, dai ribelli siriani sostenuti dagli Stati Uniti.

Qui finiscono le buone notizie per l’Iran che dovrà fare i conti con una serie di nemici pronti a fare di tutto per arrestare la sua espansione da un paese sciita all’altro. Questi nemici sono numerosi, ricchi e potenti. Il primo nemico è Israele, che sta già operando per impedire il radicamento militare dell’Iran in Siria. Il secondo è rappresentato da una coalizione di Stati, ovvero Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Kuwait. I sauditi, in particolare, considerano l’Iran il loro più grande nemico; più grande persino dello Stato Islamico. L’Iran è uno Stato dotato di notevoli risorse economiche e militari, mentre l’ISIS è in una condizione di assoluta disperazione, come dimostrano le immagini che provengono da Mosul, in Iraq, e da Raqqa, in Siria. Si tratta di sconfitte continue e inesorabili. Il terzo nemico sono gli Stati Uniti, la più grande potenza militare del mondo, che spende 560 miliardi di dollari l’anno per la difesa contro i 15 miliardi di dollari dell’Iran. Il quarto nemico è il Regno Unito. La premier britannica Theresa May, e il ministro degli esteri Boris Johnson, hanno fatto sapere che la priorità del loro governo in Medio Oriente è danneggiare l’Iran in tutti i modi possibili e immaginabili. Bisognerebbe poi aggiungere la Giordania, stretta alleata degli Stati Uniti, che intende contrapporsi con fermezza a qualunque espansione dell’Iran. Anche Erdogan, che in passato ha avuto buoni rapporti con l’Iran, adesso assume pose più ostili. La Turchia sunnita avrebbe voluto sconfinare in territorio iraqeno per combattere contro l’ISIS e contro i curdi, ma il governo sciita dell’Iraq, spalleggiato dall’Iran, gli ha intimato di arrestarsi, altrimenti lo avrebbe trattato come un Paese invasore. A Erdogan non ha fatto piacere il sostegno non dichiarato dell’Iran alla minaccia dell’Iraq.

In sintesi, il vantaggio strategico dell’Iran è molto più sulla carta che sul campo. Le principali potenze del mondo investiranno molte risorse per risospingere gli iraniani all’interno dell’Iran. Il blocco americano in Medio Oriente teme l’Iran più dell’Isis. La sfida è aperta.

di Alessandro Orsini

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